{"id":33367,"date":"2018-10-29T12:28:18","date_gmt":"2018-10-29T12:28:18","guid":{"rendered":"https:\/\/chisotti.com\/la-coscienza-come-unica-realt-possibile-nel-verb\/"},"modified":"2018-10-29T12:28:18","modified_gmt":"2018-10-29T12:28:18","slug":"la-coscienza-come-unica-realt-possibile-nel-verb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chisotti.com\/?p=33367","title":{"rendered":"La coscienza come unica realt&agrave; possibile, nel verb&#8230;"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"color: #454545; font-family: &quot;.sf ui display&quot;; line-height: normal; margin: 0px;\">\n<span style=\"font-family: &quot;.sfuidisplay-semibold&quot;; font-size: large; font-weight: bold;\">La coscienza come unica realt\u00e0 possibile, nel verbo essere: Io sono. Marco Chisotti&nbsp;<\/span><\/div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\nPrendo in analisi la possibilit\u00e0 di avere una mappa della nostra mente e del suo funzionamento al fine di valutare la possibilit\u00e0 di spiegare pi\u00f9 in dettaglio l&#8217;attivit\u00e0 degli stati mentali sull&#8217;origine della nostra coscienza, uso il lavoro sulla coscienza di Antonio Damasio e mi oriento sui tre punti principali che lui ha sviluppato durante le sue ricerche:<\/div>\n<div>\n1. La biologia che permette alla conoscenza della coscienza (consciousness), la nostra consapevolezza, di cogliere i passaggi dall&#8217;innocenza (innocence) e dall&#8217;ignoranza, mancanza di conoscenza e dunque di consapevolezza, fino alla conoscenza che obbliga impegnandoci a pensare ed agire, ed al senso di s\u00e9, il nostro essere ed esistere a noi stessi ed agli altri.<\/div>\n<div>\n2. Il senso del s\u00e9 (sense of the self), l&#8217;identificazione del proprio se autoriferito, autobiografico, attraverso memoria del corpo (comprensivo del secondo cervello la pancia) e del cervello principale, il capo.<\/div>\n<div>\n3. La teoria di emozioni e sentimenti che emerge dal lavoro di Antonio Damasio<\/div>\n<div>\nCi sono due elementi che dobbiamo prendere in considerazione per affermare il concetto di coscienza:<\/div>\n<div>\nIl primo elemento da prendere in considerazione \u00e8 come il nostro cervello crea i modelli (patterns) mentali che vengono definiti immagini (images), con immagine bisogna intendere uno schema mentale in una delle nostre modalit\u00e0 sensoriali, come l&#8217;immagine di un suono, un&#8217;immagine tattile, l&#8217;immagine di uno stato di benessere: queste immagini portano con s\u00e9 aspetti delle caratteristiche fisiche dell&#8217;oggetto e possono anche portare con s\u00e9 la reazione di piacere o di dispiacere che abbiamo per l&#8217;oggetto, i progetti che possiamo formulare su di esso o la rete di relazioni di quell&#8217;oggetto nell&#8217;ambito di altri oggetti. \u00c8 ci\u00f2 che intendiamo ancoraggio, implicare esperienze diverse evocando l&#8217;hai con un&#8217;unica sensazione, percezione, cognizione. Oltre alle immagini ci sono gli oggetti, per oggetto intendiamo entit\u00e0 tra loro assai diverse come una persona, un luogo, una melodia, un mal di denti, uno stato paradisiaco, queste sono le due parti di lavoro del nostro cervello, un lavoro per immagini, \u00e8 un lavoro sugli oggetti.<\/div>\n<div>\nIl secondo elemento da prendere in considerazione si riferisce a come, contemporaneamente alla costruzione degli schemi mentali di un oggetto, il cervello costruisca anche un senso del s\u00e9 nell&#8217;atto di conoscere. Noi manteniamo una nostra identit\u00e0 continua durante tutte le attivit\u00e0 cognitive che svolgiamo, anche se la nostra concentrazione e altrove, noi siamo coscienti di noi stessi. E questo \u00e8 un elemento molto importante, risolvendo il quale avremmo chiarezza su come la coscienza si espande sia sulla realt\u00e0 che sono gli stessi, nella stessa maniera in cui, a differenza delle macchine fotografiche che hanno bisogno di cambiare obiettivi, il nostro cervello opera in modo parallelo su esperienze differenti.<\/div>\n<div>\nSi tratta di scoprire se possibile il substrato (underpinnings) biologico di quella capacit\u00e0 umana di costruire anche gli schemi mentali che portano con s\u00e9 gli oggetti, il senso di un s\u00e9 nell&#8217;atto di conoscere, altre all&#8217;attivit\u00e0 legata alle immagini stesse.<\/div>\n<div>\nLa coscienza comincia come il sentimento di quello che succede (the feeling of what happens) quando vediamo sentiamo o tocchiamo quindi il sentimento che accompagna la fabbricazione delle relative immagini all&#8217;interno del nostro organismo. \u00c8 una forma di conoscenza senza parole, la forma pi\u00f9 semplice in cui questa conoscenza senza parole emerge mentalmente \u00e8 il sentimento di sapere (the feeling of knowing), il sentimento di quello che capita quando un organismo \u00e8 impegnato a processare un oggetto, ed \u00e8 solo dopo che possono cominciare a verificarsi inferenze e interpretazioni intorno al sentimento di sapere.<\/div>\n<div>\nEsistono quindi due differenti esperienze una \u00e8 legata al sentimento di quello che succede, l&#8217;altra \u00e8 legata al sentimento di sapere, noi ci rendiamo conto di un&#8217;esperienza e poi vogliamo capirla.<\/div>\n<div>\nCi concentriamo sulla spiegazione di come il senso del Self, autoconsapevolezza, nell&#8217;atto di conoscere un oggetto compaia nella mente, lasciando in secondo piano il problema dei quaglia.<\/div>\n<div>\nI qualia sono le qualit\u00e0 sensoriali semplici che si trovano nel blu del cielo oppure nel tono di un suono prodotto da un violoncello e i componenti fondamentali delle immagini nella metafora del film sono pertanto fatti di qualia.<\/div>\n<div>\nAvere dunque un senso del self, una consapevolezza di s\u00e9 non \u00e8 solo richiesto per conoscere in senso stretto, ma pu\u00f2 anche influenzare il processare una qualunque cosa da conoscere. In altre parole, occupandosi del problema del self, della coscienza ci si occupa anche del problema dei qualia con riferimento alla rappresentazione dell&#8217;organismo che ha coscienza.<\/div>\n<div>\nQui di seguito vado a considerare alcune osservazioni sul lavoro di Damasio che sottolineano elementi strutturali del cervello rispetto alla coscienza delle osservazioni neurologiche e degli esperimenti:<\/div>\n<div>\na) In particolare ci sono alcuni aspetti della coscienza che possono essere messi in relazione con l&#8217;operativit\u00e0 di specifiche regioni e sistemi cerebrali, portando in questo modo a conoscere l&#8217;architettura neurale che fa da supporto alla coscienza stessa. Le regioni e sistemi in questione si raggruppano in una parte limitata dei territori cerebrali e quindi, come per funzioni quali la memoria ed il linguaggio, ci sar\u00e0 un&#8217;anatomia della coscienza. La coscienza ha una sua locazione come per le funzioni della memoria e del linguaggio, ha dunque lo spazio privilegiato in cui lavora nel nostro cervello.<\/div>\n<div>\nb) La coscienza e lo stato di veglia, cos\u00ec come la coscienza e l&#8217;attenzione di basso livello, possano essere separate. Coscienza \u00e8 stato di veglia sono cos\u00ec due esperienze che riguardano aree differenti del cervello e che possono essere quindi separate, non c&#8217;\u00e8 dunque una influenza da parte della coscienza, consapevolezza sullo stato di consapevolezza d&#8217;esser svegli.<\/div>\n<div>\nc) Invece coscienza e emozione non sono separabili: quando la coscienza \u00e8 lesa, altrettanto lo \u00e8 l&#8217;emozione. Quando siamo emozionati le nostre emozioni impattano sulla nostra coscienza, generando stati mentali alternativi, o alterati, rispetto allo stato mentale di partenza.<\/div>\n<div>\nd) La coscienza non \u00e8 monolitica, perlomeno negli esseri umani, pu\u00f2 essere separata in due tipi, semplice e complessa, Core consciousness e extended consciousness.<\/div>\n<div>\nLa Core consciousness (coscienza nucleare, nel senso di nucleo della coscienza), offre all&#8217;organismo un senso del self, una consapevolezza, rispetto ad un determinato momento (ora) e ad un determinato luogo (qui). E l&#8217;abilit\u00e0 del nostro cervello di mettere insieme spazio e tempo in un&#8217;unica dimensione, il tempo come la quarta dimensione dello spazio come intendeva Einstein. L&#8217;ipnosi in particolare \u00c8 molto sensibile alla dimensione spazio temporale, parlando di ipnosi verticale si va in profondit\u00e0 di trans, perdendo poco alla volta le funzioni complesse del nostro cervello, fino ad arrivare allo stato di sonno dove sia perdita di coscienza, parlando di ipnosi orizzontale, la coscienza rimane integra ma dedicata a un altro soggetto, impossessamento, trasferimento, si vive nei panni di un&#8217;altra persona o un&#8217;esperienza &#171;reale&#187;, ci si sposta nel tempo e nello spazio utilizzando in modo continuativo tutte le funzioni del nostro cervello. L&#8217;ambito della core consciousness \u00e8 il qui e ora; la core consciousness non illumina il futuro ed il solo passato che ci lascia vagamente intravedere \u00e8 quello che si \u00e8 verificato proprio un momento fa; non c&#8217;\u00e8 un altrove, non c&#8217;\u00e8 un prima, non c&#8217;\u00e8 un dopo, \u00e8 l&#8217;istante che continua. Durante l&#8217;esperienza dei trans regressiva si vive spesso una trasposizione in un&#8217;altra persona, L&#8217;ipnosi \u00e8 di tipo orizzontale in questo caso, non sia perdita di attivit\u00e0 cognitiva, se non in piccola parte, e cervello viene mantenuto attivo in tutte le sue parti, questo pu\u00f2 essere messo in luce se si monitorizza l&#8217;attivit\u00e0 cerebrale.<\/div>\n<div>\nL&#8217;Extended consciousness (coscienza estesa), il tipo complesso di coscienza, esperienza che portiamo della nostra identit\u00e0, \u00e8 l&#8217;insieme del nostro essere cosciente, infatti quando consideriamo la coscienza pensiamo all&#8217;extended consciousness ai suoi livelli pi\u00f9 alti, costruita sui fondamenti della core consciousness. Ai due tipi di coscienza corrispondono due tipi di self, consapevolezza: core self, consapevolezza di base e autobiographic self, consapevolezza autobiografica, dove viene registrata la nostra storia personale, la narrazione di noi stessi.<\/div>\n<div>\ne) La coscienza \u00e8 semplicemente spiegata in termini di altre funzioni cognitive, come il linguaggio, la memoria, la ragione, l&#8217;attenzione e la memoria di lavoro. Mentre queste funzioni sono davvero necessarie perch\u00e9 la parte pi\u00f9 elevata dell&#8217;extended consciousness possa operare normalmente, lo studio dei pazienti neurologici suggerisce che esse non sono peraltro richieste per la core consciousness. In conseguenza di questo, una teoria della coscienza dovrebbe essere non solo una teoria di come la memoria, la ragione e il linguaggio aiutano a costruire, dall&#8217;alto al basso, un&#8217;interpretazione di quello che succede nel cervello e nella mente (certo, la memoria, le inferenze intelligenti e il linguaggio sono fondamentali per la generazione di quello che chiamo l&#8217;autobiographical self e il processo di extended consciousness) ma dovrebbe dar conto anche del fenomeno pi\u00f9 semplice e di base che si verifica in prossimit\u00e0 della rappresentazione inconscia dell&#8217;organismo interessato. Questo per dire che si deve valutare molto l&#8217;aspetto fisico dell&#8217;esperienza cosciente, alla base dei nostri comportamenti cio\u00e8 costantemente una conoscenza di base che ci mantiene vivi, e che seppur rimane separata dalla coscienza e non interferisce direttamente, e comunque parte integrante dell&#8217;esistere.<\/div>\n<div>\nLa coscienza quindi \u00e8 il rito di passaggio che consente ad un organismo, provvisto della capacit\u00e0 di regolare il suo metabolismo, di riflessi innati e della forma di apprendimento nota come condizionamento, di diventare un organismo con una mente (minded), cio\u00e8 un tipo di organismo in cui le risposte sono modellate da una preoccupazione e cura (concern) mentale per la vita stessa dell&#8217;organismo. Ogni essere vivente esprime poi a modo proprio, a seconda della sua complessit\u00e0, una propria coscienza, dagli individui pi\u00f9 semplici a quelle pi\u00f9 complesse anche l&#8217;articolazione della narrazione diviene sempre pi\u00f9 sofisticata, autoreferenziata, noi siamo protagonisti, non solo della nostra vita, anche, in qualche modo, protagonisti di una storia che dal passato, quello che siamo stati, va ad un futuro, quello che saremo dopo la nostra morte.<\/div>\n<div>\nLa coscienza \u00e8 stata espressa come una costruzione, nel modello proposto da Damasio, dove la coscienza da un lato \u00e8 attiva nell&#8217;organismo che \u00e8 impegnato nella relazione con qualche oggetto, e dall&#8217;altro lato l&#8217;oggetto stesso della sua relazione causa un mutamento nell&#8217;organismo.<\/div>\n<div>\nCos\u00ec il problema di capire la biologia della coscienza diventa la questione di scoprire come il cervello pu\u00f2 mappare sia i personaggi sia le relazioni che essi intrattengono. Qui si pu\u00f2 comprendere la complessa, articolata esperienza della relazione, e attraverso la relazione che si hanno i cambiamenti nella relazione d&#8217;aiuto, l&#8217;Ipnosi \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 continua proposta di cambiamento attraverso la relazione, l&#8217;ipnosi costruttivista dal lato suo in particolare, declina tutti i passaggi costruttivi dell&#8217;esperienza complessa della coscienza.<\/div>\n<div>\nNel gioco relazionale della coscienza, l&#8217;oggetto si mostra in forma di schemi neurali nelle aree corticali sensoriali appropriate a mappare le sue caratteristiche. Dal punto di vista dall&#8217;organismo, per\u00f2, le cose sono alquanto differenti. Infatti esiste una strana asimmetria in cui alcune parti del cervello sono libere di girovagare per il mondo e, cos\u00ec facendo, sono libere di mappare qualunque oggetto la determinazione dell&#8217;organismo consenta loro di mappare, d&#8217;altro canto altre parti del cervello, quelle che rappresentano lo stato proprio dell&#8217;organismo, non sono per niente libere di girovagare, sono bloccate, non possono mappare null&#8217;altro che il corpo e lo possono fare solo all&#8217;interno di mappe largamente predeterminate. Siamo costantemente oscillanti tra desideri e necessit\u00e0, e tutto quanto viene processato, ed equilibrato, a livello inconscio, una piccola porzione emerge, a livello di coscienza, e la porzione noi la definiamo libero arbitrio.<\/div>\n<div>\nQuesto evento, principio omeostatico del corpo, \u00e8 governato dal cervello con un macchinario neurale in grado di accorgersi delle variazioni chimiche del corpo e decidere azioni votate al sopravvivenza dell&#8217;organismo stesso: questa \u00e8 una nuova conoscenza che viene creata man mano che degli oggetti presenti o rievocati interagiscono con l&#8217;organismo e ne causano un cambiamento. Quindi la forma pi\u00f9 semplice di questa conoscenza \u00e8 il sentimento di sapere. Da qui il nostro forte bisogno di capire, conoscere, un&#8217;esperienza questa che completa la nostra coscienza basale di un corpo e delle sue necessit\u00e0 funzionali che sono per noi inconscie.<\/div>\n<div>\nLe radici profonde del self, compreso il self elaborato che implica l&#8217;identit\u00e0 e la personazione (personhood, il costituirsi e modellarsi della personalit\u00e0, costituita da una parte di carattere, legata alle nostre esperienze, \u00e8 una parte legata al temperamento che ci viene dal nostro DNA.), vanno ricercate nell&#8217;insieme degli strumenti (devices) cerebrali che continuamente e inconsciamente mantengono lo stato corporeo all&#8217;interno di quella ristretta gamma e di quella relativa stabilit\u00e0 che sono necessarie per la sopravvivenza. Questi strumenti rappresentano continuamente, inconsciamente, lo stato del corpo vivente in tutte le sue molte dimensioni. Damasio chiama lo stato di attivit\u00e0 all&#8217;interno dell&#8217;insieme di questi strumenti proto-self, il precursore inconscio dei livelli di self che compaiono nella nostra mente come protagonisti consci della coscienza: il core self e l&#8217; autobiographical self.<\/div>\n<div>\nIl Core self (self nucleare, nucleo del self) \u00e8 il senso di s\u00e9 che emerge nella core consciousness, un&#8217;entit\u00e0 provvisoria, che viene incessantemente ricreata per ogni specifico oggetto con cui il cervello interagisce. Come se noi fossimo attrezzati ad avere pi\u00f9 conoscenze per le concentrazioni che mettiamo delle nostre esperienze, come se ogni esperienza chiedesse di essere cos\u00ec seguita da dedicarci una coscienza. Nel campo nello sport \u00e8 facile trovare quest&#8217;esperienza nella condizione di flusso, una concentrazione particolare, una vera e propria coscienza dedicata.<\/div>\n<div>\nL&#8217;autobiographical self \u00e8 Invece un processo di attivazione e di visualizzazione coordinata di ricordi personali basato su una rete a pi\u00f9 siti: le immagini che rappresentano questi ricordi esplicitamente sono mostrate in molte aree corticali antiche e sono poi mantenute nel tempo dalla memoria di lavoro; esse sono trattate come un qualunque altro oggetto e diventano note al semplice core self generando i loro propri impulsi (pulses) di core consciousness.<\/div>\n<div>\nL&#8217;autobiographical self (self autobiografico) \u00e8 legata all&#8217;idea di identit\u00e0 e corrisponde a una collezione non provvisoria di fatti unici e di modi di essere che caratterizzano una persona. L&#8217;autobiographical self dipende da ricordi (memories) sistematizzati di situazioni in cui la core consciousness era impegnata nel conoscere le caratteristiche pi\u00f9 invarianti della vita di un organismo: da chi si sia nati, dove, quando, che cosa ci piaccia e che cosa non ci piaccia, il modo in cui per solito reagiamo a un problema o a un conflitto, il nostro nome e cos\u00ec via.<\/div>\n<div>\nL&#8217;identit\u00e0 e la personazione, le due nozioni che vengono per prime in mente quando pensiamo alla parola s\u00e9, richiedono una memoria autobiografica (autobiographical memory), per denotare la registrazione organizzata degli aspetti principali della biografia di un organismo, e l&#8217;attualizzazione nell&#8217;autobiographical self. Il deposito delle registrazione nella memoria autobiografica contiene i ricordi che costituiscono l&#8217;identit\u00e0 insieme con i ricordi che ci aiutano a definire la nostra personazione.<\/div>\n<div>\nEmozioni e sentimenti aprono il capitolo dove Damasio applica una distinzione tra &#8216;sentire&#8217; e &#8216;sapere di avere un sentimento&#8217; (feeling versus knowing that we have a feeling); questo dipende dal fatto che lo stato di sentire non implica che l&#8217;organismo che sente sia pienamente cosciente dell&#8217;emozione e del sentimento che si stanno dispiegando, pu\u00f2 essere una effrazione del senso comune di intendere, ma il nostro organismo pu\u00f2 sentire senza avere consapevolezza e questo sentire implica una reazione del corpo. Damasio sostiene che un organismo possa rappresentare in schemi neurali e mentali quello stato che gli individui consci chiamano sentimento, senza neppure sapere che quel sentimento sta avendo luogo. Questa separazione \u00e8 difficile da vedere, non solo per via del tradizionale significato delle parole, ma anche perch\u00e9 tendiamo ad essere consci dei nostri sentimenti, tendiamo a privilegiare gli aspetti conosci della nostra esperienza. Non vi \u00e8 peraltro alcuna prova che noi si sia consci di tutti i nostri sentimenti, ed anzi molte cose suggeriscono che non lo siamo affatto. I sentimenti probabilmente anticipano gli eventi, noi con la nostra coscienza abbiamo un ritorno secondario di ci\u00f2 che \u00e8 successo.<\/div>\n<div>\n\u00c8 per prendere in considerazione questi fenomeni, \u00e8 bene separare tre stadi possibili di questo processo:<\/div>\n<div>\n&#183; lo stato dell&#8217;emozione, scatenato ed eseguito in modo non conscio, vivere un emozione, manifestarla a livello corporeo, non avere per\u00f2 nessuna consapevolezza del fatto.<\/div>\n<div>\n&#183; lo stato del sentimento, che pu\u00f2 essere rappresentato in modo non conscio, vivere un sentimento, avere manifestazioni cognitive del sentimento, ma non avere consapevolezza precisa di quello che \u00e8 accaduto.<\/div>\n<div>\n&#183; lo stato del sentimento reso conscio, cio\u00e8 noto all&#8217;organismo cha ha sia l&#8217;emozione sia il sentimento, referenza completa sia livello di emozione e di sentimento.<\/div>\n<div>\nMantenendo netta la distinzione tra emozione (una collezione di risposte, molte delle quali sono osservabili pubblicamente) e sentimento (l&#8217;esperienza mentale privata di un&#8217;emozione), si pu\u00f2 affermare che:<\/div>\n<div>\n&#183; alcuni aspetti delle emozioni che danno origine ai sentimenti sono chiaramente osservabili, le mie reazioni cognitive possono essere le pi\u00f9 disparate, non possono essere osservate, possono rimanere come mia esperienza interiore;<\/div>\n<div>\n&#183; i meccanismi di base che sottostanno all&#8217;emozione non richiedono la coscienza: lo stesso verificarsi di un sentimento nella limitata finestra di tempo del qui-e-adesso \u00e8 concepibile senza che l&#8217;organismo in realt\u00e0 ne conosca l&#8217;accadere, possono partire dei meccanismi inconsci, dei quali non conosciamo l&#8217;origine, e possono darci manifestazioni somatiche, o sentimentali, potenzialmente non consapevoli;<\/div>\n<div>\n&#183; non siamo necessariamente consci di che cosa induca un&#8217;emozione e non possiamo controllare un&#8217;emozione con la volont\u00e0: in altre parole, possono verificarsi rappresentazioni &#8211; dell&#8217;esterno e dell&#8217;interno &#8211; al di sotto della consapevolezza e nondimeno esse possono creare risposte emotive, gli ancoraggi sono un esempio tipico di implicazioni in consapevoli o consapevoli di stati mentali, stati emotivi, che si sono memorizzati nel corpo e nel cervello di cui non abbiamo necessariamente consapevolezza;<\/div>\n<div>\n&#183; possiamo in parte controllare se permettere ad un&#8217;immagine, capace di scatenare emozioni, di restare o meno come obiettivo dei nostri pensieri; possiamo inoltre controllare in parte l&#8217;espressione delle nostre emozioni: alcuni di noi diventano abbastanza bravi nel prevenire l&#8217;espressione di un&#8217;emozione, ma, in sostanza, quello che riusciamo a conseguire \u00e8 solo la capacit\u00e0 di dissimulare alcune delle loro manifestazioni esterne, senza mai diventare capaci di bloccare i mutamenti automatici che avvengono nelle viscere e nel nostro ambiente interno. Questo fenomeno rende molto significativo il lavoro Psico B\u00edo Emotivo nelle relazioni d&#8217;aiuto dal momento che interviene su tre livelli differenti, tre diverse finestre di apertura che possono essere alternativamente cosce o inconsce all&#8217;individuo stesso, e questo sia che la persona sia consapevole o o inconsapevole del trattamento ricevuto;<\/div>\n<div>\n&#183; lo scatenamento dell&#8217;emozione \u00e8 completamente non conscio, il che spiega, tra l&#8217;altro, perch\u00e9 le emozioni sono cos\u00ec difficili da imitare consciamente (sono eseguite da strutture cerebrali profonde, sulle quali non \u00e8 possibile esercitare alcun controllo volontario).<\/div>\n<div>\nLe emozioni (tradizionalmente distinte in primarie, secondarie e di sottofondo) condividono tutte un insieme di fatti biologici:<\/div>\n<div>\n&#183; sono collezioni complesse di risposte chimiche e neurali che formano degli schemi, strutturazioni abitudinarie, hanno un qualche ruolo di regolazione da svolgere, riequilibrio, ristrutturazione, e portano tutte, in un modo o nell&#8217;altro, alla creazione di circostanze vantaggiose per l&#8217;individuo che le sperimenta, l&#8217;inconscio lavora sempre a vantaggio della persona, a meno di lavorare per incroci collettivi per cui lavora per un vantaggio di gruppo. Queste circostanze vantaggiose agiscono mediante la produzione di una specifica reazione alla situazione causativa, regolando lo stato interno dell&#8217;organismo per predisporlo a quella specifica reazione; le emozioni vanno pertanto considerate come un componente di livello alto nell&#8217;ambito dei meccanismi di regolazione vitale;<\/div>\n<div>\n&#183; sono processi biologicamente determinati, in dipendenza da strumenti cerebrali precostituiti in modo innato sulla base di una lunga storia evolutiva, come per il linguaggio molte altre funzioni biologiche e agiscono a livello relazionale partendo da una base innata;<\/div>\n<div>\n&#183; gli strumenti cerebrali che producono le emozioni occupano una piccola area delle regioni subcorticali, nell&#8217;ambito delle strutture deputate alla regolazione ed alla rappresentazione degli stati corporei;<\/div>\n<div>\n&#183; tutti questi strumenti entrano in azione in modo automatico, senza alcuna deliberazione conscia, ed operano in modo fondamentalmente stereotipato;<\/div>\n<div>\n&#183; le emozioni usano il corpo come loro teatro, ma influenzano anche il modo di operare di numerosi circuiti cerebrali, alterando profondamente sia il panorama corporeo sia quello cerebrale; la collezione di questi cambiamenti costituisce il substrato degli schemi neurali che possono diventare sentimenti. Forma e processo sono le due parti dell&#8217;esperienza, il processo, \u00e9 per buona parte inconscio, \u00e8 lo scatenarsi delle emozioni, il processo lascia spazio alla forma, attraverso l&#8217;uso del linguaggio, quando si acquisisce consapevolezza, a quel punto i sentimenti prendono spazio nel nostro pensare;<\/div>\n<div>\n&#183; tutti gli oggetti tendono ad acquisire un qualche attaccamento emotivo, alcuni pi\u00f9 rapidamente di altri: c&#8217;\u00e8 una certa corrispondenza tra certi tipi di stimoli e certe classi di emozioni. Tutta la percezione attorno a noi \u00e9 mappata dal nostro cervello ed \u00e8 tradotta in memorie del corpo e memorie cognitive, il tutto scatenando in noi emozioni che contribuiscono alla memorizzazione dell&#8217;esperienza.<\/div>\n<div>\nSappiamo quindi di avere un&#8217;emozione quando si crea nella nostra mente il senso di un self che sente (feeling self); ma sappiamo di sentire un&#8217;emozione precisa, la riconosciamo, solo quando sentiamo che l&#8217;emozione \u00e8 sentita come qualcosa che capita all&#8217;interno del nostro organismo. Questo senso di qualcosa che capita all&#8217;interno dell&#8217;organismo viene dal fatto di rappresentare il proto-self e dalle sue variazioni nelle strutture di second&#8217;ordine, le strutture orientate a consapevolizzare l&#8217;esperienza. Il senso dell&#8217;emozione come oggetto viene dal fatto di rappresentare nelle strutture che sottendono alle rappresentazioni di second&#8217;ordine lo schema di attivit\u00e0 nei siti di induzione dell&#8217;emozione. Alla stregua di quello che succede per gli altri tipi di oggetto Damasio propone che:<\/div>\n<div>\n&#183; il proto-self iniziale \u00e8 rappresentato a livello di second&#8217;ordine;<\/div>\n<div>\n&#183; l&#8217;oggetto che sta per cambiare il proto-self. (lo schema di attivit\u00e0 neurale nei siti induttori di emozione) \u00e8 rappresentato a livello di second&#8217;ordine;<\/div>\n<div>\nSentire un&#8217;emozione \u00e8 una cosa semplice: consiste nell&#8217;avere immagini mentali che nascono dagli schemi neurali che rappresentano le variazioni nel corpo e nel cervello che costituiscono un&#8217;emozione. Ma sapere che abbiamo quel sentimento, sentire quel sentimento (feeling that feeling), si verifica solo dopo aver costruito le rappresentazioni di second&#8217;ordine necessarie alla core consciousness.<\/div>\n<div>\nLa collezione di schemi neurali che costituiscono il substrato di un sentimento origina in due classi di variazioni biologiche:<\/div>\n<div>\n1. variazioni riferite allo stato corporeo, ottenute attraverso due meccanismi:<\/div>\n<div>\n&#183; body loop: il panorama corporeo muta e viene poi rappresentato nelle strutture somatosensoriali del sistema nervoso centrale, c&#8217;\u00e8 un evidente somatizzazione del sistema nervoso centrale, mutazione del corpo, per questo motivo si parla di loop del corpo;<\/div>\n<div>\n&#183; as if body loop: la rappresentazione dei mutamenti corporei viene direttamente creata nelle mappe sensorie somatiche, per effetto dell&#8217;azione di altre aree cerebrali, senza che sia intervenuta alcuna reale modificazione corporea (simulazione interna), e di questa situazione interna potremmo non avere nessuna consapevolezza.<\/div>\n<div>\n2. variazioni riferite allo stato cognitivo, per opera della secrezione di specifiche sostanze chimiche che inducono significative alterazioni della funzione cerebrale, quali l&#8217;induzione di particolari comportamenti (legame, gioco, ecc.), una variazione nella modalit\u00e0 in atto nel processare gli stati somatici (filtri, inibizioni, ecc.), una variazione della modalit\u00e0 del processo cognitivo (una variazione del ritmo di produzione delle immagini, ecc.). Queste tre modalit\u00e0 sarebbero presenti in varie specie non-umane, ma solo negli esseri umani la terza potrebbe essere conscia.<\/div>\n<div>\nPortando il discorso alla conclusione, uso la tesi del &#8220;marcatore somatico&#8221; di Damasio: il nostro corpo manda dei segnali che noi cogliamo attraverso le sue manifestazioni (battito cardiaco, ritmo del respiro, movimenti viscerali, sudorazione) e che ci orientano. Le sensazioni positive sono l&#8217;implicito e automatico &#8220;ok&#8221;, mentre quelle negative servono da inibitori rispetto alla scelta cui siamo di fronte e di cui l&#8217;organismo valuta i possibili esiti sulla base delle esperienze precedenti e di meccanismi innati.<\/div>\n<div>\n&#171;La nostra comprensione del processo delle sensazioni, ovvero delle esperienze mentali associate agli stati corporei, \u00e8 cresciuto molto negli ultimi anni, le sensazioni sono la chiave per comprendere la mente umana (insieme alle emozioni, ovvero programmi di azione suscitati da stimoli esterni, come la paura, che ci fa scappare o combattere, e la compassione, che ci fa aiutare chi soffre). Attraverso lo studio delle sensazioni capiamo come funziona la nostra bussola morale, la nostra creativit\u00e0 e anche il processo della soggettivit\u00e0, che \u00e8 la componente principale della coscienza&#187;. Antonio Damasio.<\/div>\n<div>\nPrendendo spunto da Damasio e dalla sua teoria dell&#8217;io e della coscienza, e della loro origine si pu\u00f2 proprio a partire dalle sensazioni corporee, le prime di cui abbiamo consapevolezza, le prime che ti possono guidare nel Metodo Psicobioemotivo al trattamento della persona, senza incagliarci nel mondo dei idee, le prime che ci permettono, ascoltando ci\u00f2 che ci dice la persona, di essere guidati verso la soluzione nella relazione d&#8217;aiuto.<\/div>\n<div>\n&#171;Si tratta della combinazione della capacit\u00e0 di avere una sensazione (o un&#8217;emozione) in relazione a un oggetto o a un&#8217;idea e della capacit\u00e0 di collocare la sensazione e l&#8217;immagine dell&#8217;oggetto o dell&#8217;idea all&#8217;interno delle coordinate del nostro corpo&#187;. Antonio Damasio.<\/div>\n<div>\nA proposito della coscienza, in particolare della caratteristica fondamentale della coscienza, costituita appunto dalla soggettivit\u00e0, la soggettivit\u00e0 \u00e8 la capacit\u00e0 di avere una esperienza mentale che fa riferimento al proprietario della mente, il nostro io inteso come processo (e non come entit\u00e0 astratta), ci permette di porre in noi l&#8217;esperienza, di sentirla come nostra, molte persone continuano ad avere un&#8217;intuizione ingenua sul rapporto tra mente e cervello, pensano che la mente sia qualcosa che viene prima, che pu\u00f2, per cos\u00ec dire, prendere le distanze dal corpo, e qui per me nascono le principali concezioni errate da cui partire nella relazione d&#8217;aiuto.<\/div>\n<div>\n&#171;Non c&#8217;\u00e8 nulla di intuitivo su come corpo e cervello producono i processi mentali, se per intuizione intendiamo uno modo speciale di conoscere. La mia convinzione \u00e8 che pi\u00f9 si impara sulla struttura e sul funzionamento dei nostri corpi e dei nostri cervelli, migliori idee possiamo formulare su come funziona il tutto&#187;. Antonio Damasio.<\/div>\n<div>\n\u00c8 praticamente un anno che seguo in modo dettagliato le idee che Damasio ha strutturato nell&#8217;idea di &#171;mente&#187;, e del suo funzionamento, nell&#8217;attivit\u00e0 pratica, che portiamo avanti nella SIC Scuola di Ipnosi Costruttivista, emerge in modo chiaro che l&#8217;accesso privilegiato non pu\u00f2 essere quello cognitivo, l&#8217;Io e le sue forme narrative, ma un processo integrato, Metodo Psico B\u00edo Emotivo come ho gi\u00e0 detto, che prende in considerazione accessi multipli e sviluppi articolati del modo di ristrutturare la propria narrazione e di conseguenza le somatizzazioni, o marcatori somatici, del nostro vivere.<\/div>\n<div style='clear: both;'><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La coscienza come unica realt\u00e0 possibile, nel verbo essere: Io sono. 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