{"id":33416,"date":"2018-10-29T12:28:32","date_gmt":"2018-10-29T12:28:32","guid":{"rendered":"https:\/\/chisotti.com\/la-cibernetica-snocciolata-sviluppi-epistemologi\/"},"modified":"2018-10-29T12:28:32","modified_gmt":"2018-10-29T12:28:32","slug":"la-cibernetica-snocciolata-sviluppi-epistemologi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chisotti.com\/?p=33416","title":{"rendered":"La cibernetica snocciolata. Sviluppi epistemologi&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: large;\">La cibernetica snocciolata.<br \/>\n<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: large;\">Sviluppi epistemologici della seconda cibernetica.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>PREFAZIONE.<\/p>\n<p>Marco Chisotti<br \/>\n<br \/>\nTenter\u00f2 in queste pagine di affrontare il problema della mia conoscenza, di ci\u00f2 che mi ha portato a dire, e sopratutto di quello che mi ha spinto a sostenere il mio punto di vista.<\/p>\n<p>Dal momento che la conoscenza non si riduce a delle semplici informazioni ha bisogno di strutture teoriche che danno un senso alle informazioni; ci si rende facilmente conto che se si possiedono troppe informazioni e poche strutture mentali, l&#8217;eccesso di informazioni si trasforma facilmente in una nube confusiva e poco chiara nella propria mente.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto \u00e9 pur vero che troppe teorie oscurano altrettanto facilmente la conoscenza. Una teoria rigida si chiude su se stessa, crede di possedere la realt\u00e0 o la verit\u00e0, ha gi\u00e0 previsto tutto in anticipo.<\/p>\n<p>Se \u00e9 vero che la nascita di un&#8217;idea e il suo sviluppo necessitano di un campo intellettuale aperto, nel quale opposte teorie e visioni del mondo si combattono; se \u00e9 vero che ogni novit\u00e0 si presenta come minaccia o come insensatezza ai sostenitori delle discipline stabilite, allora il mio tentativo si pu\u00f2 ben inserire in un intento da un lato di mantenere e sviluppare un pluralismo teorico (ideologico, filosofico), dall&#8217;altro di proteggere la mia devianza.<\/p>\n<p>Personalmente mi trovo a vivere in una cultura di cui la scienza ne fa parte, mi trovo a scoprire quanto una certa cultura comporti una particolare visione del mondo, al tempo stesso sono limitato e favorito dalle mie conoscenze.<\/p>\n<p>Mi sono accorto che attraverso il mio lavoro man mano che procedevo ad organizzare le informazioni si formavano in me nuove certezze che mostravano come il mio vecchio modo di pensare si fosse basato su pseudo-certezze, ma sopratutto ho scoperto l&#8217;esigenza di costruirmi un modo di pensare coerente rispetto ai presupposti da cui parto.<\/p>\n<p>I miei progressi nella conoscenza non sono identificabili con l&#8217;eliminazione dell&#8217;ignoranza, mi trovo tuttora immerso nell&#8217;incertezza, un incertezza scaturita proprio dalla mia conoscenza. Per me conoscere \u00e9 stato negoziare, lavorare, discutere, in un tentativo continuo di nuove chiarezze che molto spesso si risolvevano in nuove ombre. Mi scuso fin d&#8217;ora per l&#8217;incompiutezza di questo mio tentativo che volutamente si presenta frantumato in parti come un mosaico in costruzione.<\/p>\n<p>L&#8217;approccio da me seguito \u00e9 quello sistemico, fondamentalmente per due ragioni mi trovo a sostenerne la validit\u00e0: da un lato la rilevanza di tale modello nel mettere in luce le propriet\u00e0 &#8220;gestaltiche&#8221; dell&#8217;organizzazione del reale; dall&#8217;altro lato la possibilit\u00e0 di riscontrare propriet\u00e0 &#8220;gestaltiche&#8221; comuni a differenti livelli di tale organizzazione, e quindi la possibilit\u00e0 di creare delle generalizzazioni.<\/p>\n<p>La nozione di sistema prende originalit\u00e0 nel momento in cui invece di completare la definizione delle cose, degli oggetti, gli si sostituisce; soltanto in questo modo il sistema opera necessariamente una rottura con l&#8217;ontologia classica dell&#8217;oggetto.<\/p>\n<p>\nEdgar Morin<br \/>\n<br \/>\nPer Edgar Morin il concetto di sistema ha in s\u00e9 (33):<\/p>\n<p>1. Il sistema (che esprime sia l&#8217;unit\u00e0 complessa ed il carattere fenomenico del tutto, sia il complesso delle relazioni fra il tutto e le sue parti).<\/p>\n<p>2. Le interazioni (ci\u00f2 che esprime l&#8217;insieme delle relazioni, azioni e retroazioni che si effettuano e che interessano in un sistema).<\/p>\n<p>3. L&#8217;organizzazione (ci che esprime il carattere costitutivo delle interazioni; quel che forma, mantiene, protegge, regola, regge, rigenera; quel che fornisce al sistema la sua colonna vertebrale).<\/p>\n<p>La concezione complessiva del sistema si articola da un punto di vista fisico per le sue condizioni di formazione e di esistenza (interazioni, congiuntura ecologica, condizioni e operazioni energetiche e termodinamiche), anche un sistema di idee possiede una componente fisica; da un punto di vista psichico per le sue condizioni di distinzione o di isolamento, per la scelta di riflessione critica (come la relativit\u00e0 delle nozioni e delle frontiere del sistema), per la capacit\u00e0 diagnostica.<\/p>\n<p>Per quanto concerne la psicologia applicata l&#8217;approccio sistemico sembra offrire un valido contributo al suo sviluppo possedendo validi strumenti d&#8217;analisi e di sintesi delle sue problematiche. Mi riferisco in particolare alla terapia familiare, il pi\u00f9 evidente esempio di applicazione del modello sistemico, ma anche all&#8217;interno della terapia cognitiva al suo orientamento sistemico- processuale.<\/p>\n<p>Nell&#8217;approccio sistemico, in realt\u00e0, se dal punto di vista teorico sembra delinearsi un orizzonte preciso entro il quale affermare le proprie convinzioni, l&#8217;ambito della pratica riserva una continua ricerca di nuove strategie che permettano di superare i limiti della situazione in atto.<\/p>\n<p>Un tale modo articolato di procedere nella costruzione e nello sviluppo del sistema preso in considerazione mi ha portato a scontrarmi in modo contraddittorio con differenti epistemologie nell&#8217;ambito della pragmatica terapeutica. Il mio lavoro nella ricerca degli sviluppi epistemologici della seconda cibernetica ha senz&#8217;altro risentito di tale difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Non mi rimaneva che affrontare il discorso nella sua totale complessit\u00e0 pur consapevole dei rischi cui andavo incontro. Affrontare la complessit\u00e0, infatti, \u00e9 affrontare l&#8217;incertezze e le contraddizioni; il pensiero nella sua complessit\u00e0 \u00e9 un&#8217;avventura che rischia ad ogni istante la confusione o la semplificazione (non \u00e8 possibile d&#8217;altronde dimenticare che si semplifica per ragioni pratiche ed euristiche).<\/p>\n<p>Il paradigma della complessit\u00e0 porta inevitabilmente alla ricerca di un metodo che non \u00e9 altro che l&#8217;attivit\u00e0 pensante del soggetto (nel caso specifico la mia attivit\u00e0 e dunque il mio metodo che, ancora in embrione, spero di affinare).<\/p>\n<p>Il metodo diventa centrale nel momento che si riconosce che la conoscenza non \u00e9 accumulazione di dati o informazioni, bens\u00ec la loro organizzazione; che la logica non \u00e9 pi\u00f9 perfetta ed assoluta; che c&#8217;\u00e9 incertezza e tensione nella conoscenza. il metodo \u00e9 attivit\u00e0 pensante e cosciente , ed il pensiero cosciente \u00e9 l&#8217;unico capace di trasformare le condizioni del pensiero stesso.<\/p>\n<p>Questo \u00e9 l&#8217;intento che mi sono prefissato, tentare il recupero del processo di elaborazione teorica che si trova alla base del mio lavoro trovandomi ad interessarmi di terapia familiare. Per questa ragione il lavoro che presento, riportando il contributo di differenti autori, si presenta frammentario, volendo per lo pi\u00f9 sottolineare la grande complessit\u00e0 , pur nell&#8217;ambito di un discorso relativamente recente, degli sviluppi epistemologici emergenti.<\/p>\n<p>INTRODUZIONE.<br \/>\n<br \/>\nMorin organizzazione metodo e cognizione. &#8220;L&#8217;unica conoscenza che valga \u00e9 quella che si alimenta di incertezza e il solo pensiero che vive \u00e8 quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione.&#8221; (32)<\/p>\n<p>Queste parole di Morin mi rieccheggiano nella mente in un modo del tutto originale credo, spengono l&#8217;interruttore del mio pensiero, ecco per\u00f2 aprirsi lo spiraglio del nuovo, dell&#8217;innovatore Morin, il nostro pensiero deve ormai superare ci\u00f2 che non si pensa, ci\u00f2 che lo comanda e lo controlla., \u00e9 giunto il momento di ripensare la nostra struttura di pensiero.<\/p>\n<p>Il problema principale \u00e9 recuperare l&#8217;organizzazione della nostra conoscenza, \u00e8 necessario riapprendere ad apprendere. E forte a questo punto il concetto di metodo, Morin non offre un metodo, va alla ricerca del metodo, apprendere ad apprendere, il deutero-apprendimento di Bateson (4) questo \u00e9 il metodo.<\/p>\n<p>\nvon Neumann<br \/>\n<br \/>\nIl discorso sfocia immediatamente nell&#8217;autorganizzazione, in particolare il &#8220;self- reproducing automata&#8221; di von Neumann (35), ovvero il funzionamento dell&#8217;automa naturale (l&#8217;essere vivente) con il disordine; il principio di &#8220;order from noise&#8217;1 di von Foerster (18), auto-organizzazione con il disordine; il caso organizzatore di Atlan (l); tutti accenni ad un concetto essenziale, l&#8217;organizzazione, che possiede in s\u00e9 il potere di &#8220;materializzare&#8217;1 il pensiero astratto. Organizzare significa determinare dei vincoli descrittivi, forma spaziale, volume, confini ecc.; significa creare delle interazioni tra gli elementi presi in considerazione, di tipo selettivo; significa definire l&#8217;esistenza di energia disponibile all&#8217;interazione; significa dunque autoprodurre, attraverso l&#8217;energia disponibile e le interazioni ipotizzate, organizzazione.<\/p>\n<p>Da cosa nascono ordine ed organizzazione se non da un non ancora definibile ordine ed organizzazione, in altre parole quel che \u00e9 definibile disordine. Una sorta di infinita circolarit\u00e0 tra disordine interazione &#8212;- &gt; ordine &#8212;- &gt; organizzazione.<\/p>\n<p>Il concetto di sistema si aggiunge a quello di organizzazione, in particolare \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 globale organizzata di interrelazioni tra elementi, azioni, o Individui. Cos\u00ec allo stesso modo la mente non \u00e9 che un sistema, cos\u00ec come nella descrizione pu\u00f2 venir dettagliata, quindi esiste in funzione del metodo seguito nel descriverne la sua organizzazione, ancora una volta la realt\u00e0 \u00e8 il nostro modo di percepire, di concepire e di pensare In maniera organizzazionale ci\u00f2 che ci circonda.<\/p>\n<p>Tutto sembra strutturarsi a livelli differenti di organizzazione, gli uni separati operativamente dagli altri, la coscienza della qual cosa, cio\u00e8 la qualit\u00e0 dotata di potenzialit\u00e0 organizzatrice in grado di retroagire sull&#8217;essere stesso, di modificarlo, di svilupparlo ecc., \u00e9 limitata alla necessit\u00e0 operativa del proprio livello organizzativo. Mi spiego pi\u00f9 semplicemente, alla cellula non \u00e9 dato di sapere e di godere del senso organizzativo dell&#8217;individuo di cui ne fa parte, cos\u00ec come all&#8217;individuo non \u00e9 dato di sapere il senso organizzativo della societ\u00e0 di cui fa parte, anche se ad entrambi i livelli credo possano essere ipotizzabili spiegazioni differenti in funzione, per logica conseguenza. del proprio livello di organizzazione.<\/p>\n<p>La coscienza, intesa come prodotto globale di interazioni e di Interferenze cerebrali inseparabili dalle interazioni e dalle interferenze della cultura sul l&#8217;individuo, diviene il chiaro strumento autorganizzatore di significato che restituisce autonomia di evento unico, entro i vincoli descrittivi dell&#8217;individuo cos i come esso viene concepito, all&#8217;azione del sistema preso in considerazione.<\/p>\n<p>Il sistema \u00e9 irriducibile a livello quantitativo, bens\u00ec \u00e9 unicamente esprimibile attraverso la considerazione della sua stessa organizzazione. La forma stessa, Gestalt, non \u00e9 pi\u00f9 considerabile essenza ma passa ad essere idea di esistenza e quindi di organizzazione, la percezione infatti \u00e9 il frutto di un processo operativo ben preciso all&#8217;interno di una data organizzazione.<\/p>\n<p>Per avvicinare il pensiero di Morin agli sviluppi, nell&#8217;ambito della psicologia, del cognitivismo vorrei sottolineare che lo sviluppo della corrente cognitivista nell&#8217;ambito terapeutico ha dato origine a due differenti correnti: la prima quella dei terapeuti cognitivi tradizionali con un&#8217;impostazione prevalentemente empirista, che postula un ordine esterno, indipendente, oggettivo, unico per tutti identifica nella razionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Intesa come un insieme (di norme e assiomi universali, la verit\u00e0, nella non razionalit\u00e0 il falso; la seconda, che si differenzia nettamente dalla prima, rompendo col paradigma empirista, considerarla come un insieme di processi (un &#8220;network&#8221;), a pi\u00f9 livelli irriducibili tra loro.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 in questo caso passa ad essere pluralista e processuale, \u00e9 l&#8217;osservatore che la rende unica introducendovi il suo ordine, ci\u00f2 che viene definita realt\u00e0 \u00e9 il prodotto dell&#8217;interazione tra osservatore e ambiente.<\/p>\n<p>Questo vero e proprio mutamento epistemologico, sottolineato molte volte da Morin, si riscontra anche nell&#8217;odierno cognitivismo a orientamento sistemico-processuale, \u00e8 un traguardo non da poco essere riusciti a restituire all&#8217;uomo la sua capacit\u00e0 autorganizzatrice di costruttore di quest&#8217;ordine. Gi\u00e0 Bateson (3) sosteneva che ci\u00f2 che noi percepiamo sono delle differenze, delle informazioni di differenza, e che ci\u00f2 che noi vediamo, il mondo come lo vediamo, \u00e9 una nostra costruzione, c&#8217;\u00e9 una mappa e un territorio e la mappa non \u00e9 il territorio.<\/p>\n<p>\nHumberto Maturana<br \/>\n<br \/>\nCi\u00f2 che riporta Maturana (27) sul rapporto tra mondo esterno e mondo interno \u00e9, a<\/p>\n<p>mio parere, un passo ulteriore nel considerare gli sviluppi della cognizione dell&#8217;individuo; egli infatti ritiene che non ci sia differenza tra illusione e percezione, arrivando cos\u00ec a identificare la mappa col territorio; nel dire ci\u00f2 riesce ad evitare il rischio del solipsismo ingenuo sostenendo che la nostra realt\u00e0 \u00e9 costruita in accoppiamento strutturale con gli altri simili che avviene attraverso il linguaggio, nel dominio linguistico.<\/p>\n<p>Il pensiero di Morin (31) sottolinea da un lato il concetto di metodo (come formula indispensabile da seguire se si vuole comprendere la cognizione), e dall&#8217;altro quello di organizzazione (come struttura che connette i vari elementi in un ordine preciso).<\/p>\n<p>E&#8217; attraverso la complessit\u00e0, e solo attraverso il suo inevitabile incontro nell&#8217;ambito della scienza e dei suoi sviluppi, che si accede alla comprensione della cognizione dell&#8217;uomo. La complessit\u00e0 passa attraverso l&#8217;irriducibilit\u00e0 del caso e del disordine, visti come momenti indispensabili nella costruzione dell&#8217;ordine e dell&#8217;organizzazione; il recupero dell&#8217;evento unico, l&#8217;uomo come evento alea, singolarit\u00e0; complementariet\u00e0 e antagonismo tra ordine,disordine e organizzazione; il considerare il sistema pi\u00f9 della somma delle sue parti, per le propriet\u00e0 emergenti dalla nuova organizzazione, ma allo stesso tempo anche meno della somma delle sue singole parti, nei termini che l&#8217;organizzazione impone vincoli che possono inibire talune potenzialit\u00e0 riscontrabili nelle sue parti. La complessit\u00e0 \u00e9 inevitabilmente da tener in considerazione se si vuole trattare l&#8217;epistemologia cibernetica. Morin (34)cita a riguardo: &#8220;Possiamo dire che il mondo \u00e9 nella nostra mente, che \u00e9 nel nostro mondo&#8221;. L&#8217;oggetto della conoscenza, in altre parole, \u00e9 la fenomenologia e non la realt\u00e0 ontologica. La nostra mente\/cervello &#8216;produce&#8217; quel mondo che ha prodotto la mente\/cervello. Noi produciamo la societ\u00e0 dalla quale siamo prodotti.&#8221;<\/p>\n<p>La scienza \u00e9 una strategia di conoscenza, c&#8217;\u00e8 bisogno di una strategia per muoversi entro la complessit\u00e0, la strategia \u00e9 l&#8217;arte di utilizzare le informazioni che si producono nell&#8217;azione, di integrarle, di formularne gli schemi di azione per sapersi muovere nell&#8217;incerto, gli schemi di azione nascono da continue correlazioni effettuate dall&#8217;individuo tra il suo apparato sensoriale ed il suo apparato motorio.<\/p>\n<p>Dalla prima cibernetica verso la costruzione di una nuova epistemologia.<br \/>\n<br \/>\nLa cibernetica rientra nella scienza che si interessa di struttura ed organizzazione, nel compiere il salto paradigmatico dalla materia alla struttura si vanno a modificare le metafore relative alla materia ( fisica, corpo, sostanza, energia, mondo fisico, analisi quantitativa &#8230; ) in quelle relative alla struttura ( cibernetica, forma, mente, comunicazione, mondo biologico, organizzazione della totalit\u00e0, analisi qualitativa &#8230; ).<\/p>\n<p>\nGregory Bateson<br \/>\n<br \/>\nCome ci fa notare Bateson G. (5): &#8220;Tutte le metafore tratte da un mondo fisico di impatti, forze, energia ecc. sono inaccettabili nelle spiegazioni di eventi e processi del mondo biologico dell&#8217;informazione, finalit\u00e0, contesto e significato.&#8221; I cibernetici dal canto loro ci ricordano che la fisica \u00e9 una branca della cibernetica dal momento che si interessa di strutture che si sono stabilizzate nella materia.<\/p>\n<p>Che sia il modello o struttura che organizza il processo fisico e mentale \u00e9 l&#8217;idea che ha dato origine alla cibernetica, alla base della quale troviamo il concetto di Retroazione, comando di un sistema attivato col reinserimento nello stesso dei risultati del suo comportamento. Nell&#8217;apprendimento e nel cambiamento il sistema \u00e9 interessato ad alterare o a fissare la retroazione.<\/p>\n<p>von Neuman e Morgenstern (35) un tempo osservarono che andava inventata un&#8217;ipotesi fittizia, al pari della particella newtoniana della fisica, per costruire una scienza del comportamento. L&#8217;idea di una rete ricorsiva a struttura retroattiva ha fornito tale ipotesi. Miller, Galanter, Pribam, nella loro opera Piani e strutture del comportamento hanno proposto il circuito a retroazione come elemento fondamentale nella costruzione della scienza del comportamento. Attraverso tale ipotesi si sono costruiti ordini ricorsivi su ordini ricorsivi, fino a costituire il sistema stesso.<\/p>\n<p>Dallo studio della scatola nera, intesa come processore di input ed output, nel contesto della prima cibernetica, si \u00e9 passati alla cibernetica della cibernetica, in cui l&#8217;osservatore entra nel sistema fissando il proprio obiettivo.<\/p>\n<p>La seconda cibernetica, come \u00e9 definita da Heinz von Foerster, inserisce l&#8217;osservatore in ci\u00f2 che \u00e8 osservato, questo orientamento scandisce il separarsi da un modo di pensare unidirezionale ad un modo di pensare sistemico mutualistico, studiando le propriet\u00e0 dell&#8217;osservatore si abbandona la preoccupazione per ci\u00f2 che si osserva. I cibernetici definiscono la seconda cibernetica un modo di descrivere i sistemi come operativamente chiusi ed autonomi, un&#8217;integrit\u00e0 gi\u00e0 specificata da Bertalanfy nella sua teoria generale sui sistemi. Un sistema si considera operativamente chiuso quando \u00e9 completamente autoreferente.<\/p>\n<p>\nFrancisco Varela<br \/>\n<br \/>\nFurono i biologi Maturana e Varela (43) tra i primi ad orientarsi verso lo studio del sistema come operativamente chiuso. La loro ipotesi in un primo tempo non trov6 riscontro: nel loro studio sulla vista della rana cercarono di correlare l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;occhio con l&#8217;esterno, ebbero i loro risultati al contrario quando presero in considerazione il rapporto che intercorreva tra l&#8217;occhio ed il cervello, senza considerare l&#8217;esterno. Come constata giustamente Varela, se tutto ci\u00f2 che si crede di percepire provenisse dalla retina saremmo come strumenti di una catena di montaggio, non avremmo altro ruolo che quello di trasmettere ci\u00f2 che abbiamo messo assieme.<\/p>\n<p>Nuovi orizzonti oltre la scatola nera.<br \/>\n<br \/>\nCome gi\u00e0 accennato le diverse prospettive della seconda cibernetica hanno abbandonato il modello della scatola nera, mentre la cibernetica semplice aveva elaborato sistemi semplici di primo ordine presenti negli organismi semplici e nelle macchine, la seconda cibernetica fornisce un sistema di controllo sufficientemente ricco da permettere di affrontare con successo processi di second&#8217;ordine come la cognizione, Il dialogo, l&#8217;interazione socio-culturale ecc.<\/p>\n<p>Il modello sistemico prendendo le mosse da una revisione cognitivo-costruttivista, si \u00e9 orientato alla formazione di una nuova epistemologia, un nuovo orientamento questo che prende le mosse da un insieme di premesse basilari.<\/p>\n<p>Un primo presupposto, di matrice cognitivista, considera l&#8217;individuo come in grado di rappresentarsi l&#8217;ambiente e non semplicemente di reagire ad esso. L&#8217;individuo \u00e9 un sistema coerente, in grado di filtrare la realt\u00e0, strutturato attraverso costrutti, sistemi di credenze, che lo pongono In grado di organizzare il proprio comportamento in un contesto infarcito di scopi, intenzioni, piani e strategie.<\/p>\n<p>\nMilton Erickson<br \/>\n<br \/>\nAltra premessa basilare sorge nel considerare scopi, piani, sistemi di credenze. nonch\u00e9 sentimenti ed emozioni dell&#8217;individuo, come strutture mantenute unicamente attraverso l&#8217;interazione sociale. Viene definita la presenza di un feedback ricorsivo che organizza l&#8217;attivit\u00e0 mentale (e di conseguenza i singoli comportamenti), correlandola al contesto relativo in cui il soggetto si trova a vivere. Nasce in questo modo l&#8217;opportunit\u00e0 di considerare l&#8217;interdipendenza ed il co-adattamento di reciproche premesse, credenze e scopi alle quali l&#8217;individuo fa riferimento nel complesso, gi\u00e0 negli anni &#8217;30 Milton Erickson utilizzava in clinica, senza darci peso, una visione che gli permettesse di considerare tutto l&#8217;ambiente nel quale si trovava a vivere l&#8217;individuo (il suo ecosistema).Solo per\u00f2 nel momento che si \u00e9 cominciato a sistematizzare il lavoro con studi mirati a casistiche precise si \u00e9 potuto dare forma ad un modello teorico e quindi svilupparne le applicazioni.<\/p>\n<p>\nPaul Watzlawick<br \/>\n<br \/>\nTra i primi sulla strada di una tale riorganizzazione epistemologica si possono elencare i ricercatori dell&#8217;MRI (Mental Reserch Institute) di Palo Alto In California, Watzlawick, Beavin, Jackson, nel loro libro &#8220;La pragmatica della comunicazione&#8221; (45) hanno affrontato il problema della comunicazione con l&#8217;ausilio della cibernetica della logica e della teoria dei giochi. In particolare sono essenziali i loro assiomi sulla comunicazione:<\/p>\n<p>\nD. Jackson<br \/>\n<br \/>\nNon si pu\u00f2 non comunicare.<\/p>\n<p>Ogni comunicazione ha un&#8217;aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed \u00e9 quindi metacomunicativo.<\/p>\n<p>La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.<\/p>\n<p>Gli esseri umani comunicano sia a livello analogico (non verbale, paraverbale) che digitale (verbale, numerico).<\/p>\n<p>Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull&#8217;uguaglianza o sulla differenza.<\/p>\n<p>Da questi primi studi si \u00e9 sviluppata una grossa corrente teorica, poi definita ad orientamento sistemico, sopratutto in ambito clinico, particolarmente ingenti sono stati infatti i contributi di Milton Erickson, uno dei pi\u00f9 originali ed innovatori del nostro secolo, padre dell&#8217;ipnosi moderna, tra i primi ad osservare l&#8217;ecosistema dell&#8217;individuo assieme a Gregory Bateson.<\/p>\n<p>L&#8217;epistemologia secondo G. Bateson, (3).<br \/>\n<br \/>\nBateson lungo tutta la sua vita di scienziato ha insistito molto sul fatto che l&#8217;epistemologia \u00e9 essenziale per la costruzione di una scienza coerente del mondo vivente. In effetti dietro al concetto di epistemologia si sviluppa un p\u00f2 tutto il pensiero batesoniano, al punto da riscontrare ben cinque differenti significati del termine stesso.<\/p>\n<p>Nell&#8217;analizzare tali differenti significati si scopre tutto il senso del suo pensiero e degli sviluppi operati sul suo taglio metodologico dagli studiosi della teoria sistemica applicata (vedere l&#8217;ambito della terapia familiare).<\/p>\n<p>Dalla definizione data dai filosofi del termine &#8220;epistemologia&#8221;: &#8221; &#8230; studio della teoria della conoscenza che Indaga la struttura, i metodi, la validit\u00e0 nonch\u00e9 le origini della conoscenza&#8221;, si trovano altri quattro significati quali: paradigma, cosmologia biologica, scienza, premesse fondamentali che sottendono il comportamento di un organismo.<\/p>\n<p>L&#8217;epistemologia intesa come paradigma \u00e9 divenuto il termine pi\u00f9 utilizzato dai terapeuti familiari. Presumibilmente l&#8217;epistemologia come paradigma fornisce una grammatica della realt\u00e0 specificando come vengano ad essere punteggiati gli oggetti e gli eventi da parte dei soggetti.<\/p>\n<p>Altro significato \u00e9 quello di scienza; la scienza epistemologica \u00e9 lo studio di come un particolare organismo o insieme di organismi, pensano, conoscono, decidono. Solo attraverso una scienza epistemologica come principio cardine dei fenomeni biologici \u00e8 possibile uno studio dell&#8217;evoluzione, del pensiero, dell&#8217;adattamento, dell&#8217;embriologia e della genetica.<\/p>\n<p>In altra occasione Bateson affronta l&#8217;epistemologia considerandola come struttura del carattere, in un suo articolo: &#8220;La cibernetica dell&#8217;io: una teoria dell&#8217;alcolismo.&#8221;, qui l&#8217;autore descrive la relazione tra l&#8217;epistemologia, lo studio di come conosciamo ci\u00f2 che conosciamo, e l&#8217;ontologia, lo studio della natura dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>La struttura del carattere dovrebbe essere intesa come un insieme di premesse epistemologiche ed ontologiche, che determinano come l&#8217;individuo concepisce il mondo che lo circonda; sono infatti le convinzioni, solitamente inconsce sul mondo che lo circonda che determinano come l&#8217;individuo lo vede.<\/p>\n<p>Bateson sostiene che la patologia umana, dal punto di vista mentale, \u00e9 essenzialmente basata su errori epistemologici: come la fiducia nell&#8217;obiettivit\u00e0, l&#8217;intraprendere azioni che ignorano la circolarit\u00e0 del sistema, il tentativo di controllare una parte del sistema a cui apparteniamo, ecc.<\/p>\n<p>Un particolare brano di Bateson pu\u00f2 aiutare a comprendere il suo pensiero: &#8220;Le cose- in-s\u00e8&#8221; (Dinge an sich), inaccessibili all&#8217;indagine diretta, stanno tra loro in relazioni paragonabili alle relazioni esistenti tra loro e noi. Anche esse (persino quelle viventi) non possono avere alcuna esperienza diretta l&#8217;una dell&#8217;altra ; questione di grandissima importanza e primo postulato indispensabile per qualsiasi intelligenza del mondo vivente.Ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 il presupposto che le idee (in un senso molto lato del termine) abbiano una loro forza e realt\u00e0. Esse sono ci\u00f2 che noi possiamo conoscere, e al di fuori di esse non possiamo conoscere nulla. Le regolarit\u00e0 o &#8220;leggi&#8221; che legano assieme le idee: ecco la &#8220;verit\u00e0&#8221;. Esse sono la nostra massima approssimazione alla verit\u00e0 ultima.&#8221;<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ci comunica Bateson \u00e9 molto semplice ma allo stesso tempo straordinariamente complesso, ci dice che noi siamo orientati dall&#8217;idea che abbiamo di noi stessi (oltre che dagli stimoli pervenutici dai nostri sensi), gettando il nostro giudizio &#8220;critico&#8221; in un mondo di approssimazioni su approssimazioni senza fine. Nel presentarci il suo pensiero Bateson ce lo pone in una continua dialettica tra azione come processo, e suo contesto come forma; in una tale dinamica la mente dell&#8217;uomo si trova in un continuo meta livello rispetto alla retroazione; l&#8217;individuo \u00e9 cio\u00e8 coreografo di se stesso ad un livello sempre pi\u00f9 sofisticato, prendendo in considerazione se stesso che osserva se stesso, e se stesso che osserva se stesso che osserva se stesso, cos\u00ec via ricorsivamente.<\/p>\n<p>Mi voglio ora soffermare sui suoi criteri del processo mentale che si suddividono in sei punti, e che orientano bene nel suo studio sull&#8217;epistemologia individuale, e sopratutto sul suo concetto di MENTE.<\/p>\n<p>PRIMO CRITERIO. Una mente \u00e9 un&#8217;aggregato di parti o componenti interagenti. il processo mentale \u00e9 visto come una successione di interazioni tra parti, la spiegazione mentale si trova nell&#8217;organizzazione e nell&#8217;interazione tra parti multiple. Una concezione olistica che elimina il soprannaturale dalle spiegazioni, partendo dalla premessa della differenziazione e dall&#8217;interazione tra le parti.<\/p>\n<p>SECONDO CRITERIO. L&#8217;interazione tra le Parti della mente \u00e9 attivata dalla differenza. Nel mondo delle Idee non esistono urti come in fisica bens\u00ec occorre una relazione tra due parti differenti o tra una parte all&#8217;istante uno e la stessa all&#8217;istante due. Un organo di senso reagisce ad una differenza, un cambiamento. Il globo oculare \u00e9 continuamente animato da un tremolio, detto microstagmo. Qualunque variazione graduale \u00e8 difficile da rilevare perch\u00e9 le variazioni rilevate sono minime. Noi tracciamo distinzioni, le estraiamo, le distinzioni che non vengono estratte non esistono.<\/p>\n<p>E&#8217;possibile affermare che l&#8217;idea in s\u00e9 non possiede un&#8217;ubicazione nello spazio e nel tempo, arriva a possederla unicamente in un&#8217;idea di spazio o di tempo. Ancora una volta le premesse che ci siamo date ci condizionano nella costruzione dell&#8217;esperienza.<\/p>\n<p>TERZO CRITERIO. Il processo mentale richiede un&#8217;energia collaterale. Bench\u00e9 i processi mentali scattino per differenze la differenza non \u00e8 energia, le leggi della conservazione dell&#8217;energia valgono anche per i sistemi viventi. Il termine scattano \u00e9 significativo, indica molto bene che l&#8217;energia \u00e9 contenuta a livello metabolico sia nell&#8217;evento stimolo che nell&#8217;evento risposta, a differenza di quanto si ipotizzi avvenga In fisica dove un oggetto possedendo energia cinetica, nell&#8217;urto la evolve ad altri oggetti. Dare un calcio ad un cane \u00e9 differente dal darlo ad un sasso per la semplice ragione che il cane possiede in s\u00e9 l&#8217;energia per orientarsi nella risposta.<\/p>\n<p>QUARTO CRITERIO. Il processo mentale richiede catene di determinazione circolari per lo pi\u00f9 complesse). Partendo da un concetto apparentemente esterno a ci\u00f2 su cui andr\u00e0 a parare, Bateson, specifica che una stessa situazione di stabilit\u00e0 \u00e9 raggiungibile sia mantenendo il proprio stato, come fa la roccia, sia cambiando continuamente per piccole porzioni In un processo circolare, come fa ad esempio un organismo vivente nel tentativo di rimanere in equilibrio. La mente, in un sistema vivente, opera attraverso dei canali neuronali attivati o meno attraverso dei controlli, paragonabili agli interruttori di un circuito elettrico che esistono unicamente quando sono attivati altrimenti \u00e9 come non esistessero.<\/p>\n<p>QUINTO CRITERIO. Nel Processo mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come trasformate (cio\u00e8 versioni codificate) della differenza che li ha preceduti. In primo luogo \u00e9 possibile notare che qualunque oggetto, evento o differenza del mondo esterno pu\u00f2 essere sorgente di informazione, purch\u00e9 sia incorporato in una rete opportuna capace di connotare come significativo il materiale pervenuto. Si pu\u00f2 dire, nel considerare l&#8217;enunciazione dell&#8217;asserzione di Korzybski: &#8220;La mappa non \u00e9 il territorio&#8221;, che la mappa organizza ci\u00f2 che viene colto dalle differenze presenti nel territorio, in altre parole l&#8217;effetto di tale organizzazione (mappa) non \u00e9 direttamente la causa dell&#8217;organizzazione stessa (territorio), bens\u00ec la sua trasformazione o codifica.<\/p>\n<p>SESTO CRITERIO. La descrizione e la classificazione di questi processi di<\/p>\n<p>trasformazione rivelano una gerarchia di tipi logici immanenti ai fenomeni. Le classi di tipo logico differente sono un affascinante gioco interconnettivo che la mente \u00e9 capace di operare anzi si trova indispensata ad attuarlo. Gli esempi che si possono fare sono molteplici. Il concetto di delinquenza, ad esempio, ha reso evidente come si faccia confusione tra i tipi logici, volendo punire singole azioni considerate criminose, nell&#8217;intento di correggere il delinquente, come se delinquenza fosse il nome dato ad un&#8217;azione o parte d i essa; la delinquenza \u00e9 piuttosto il nome del modo di organizzare le azioni. Non \u00e9 possibile, manipolando una singola azione, andare a modificare il carattere del soggetto organizzatore delle proprie azioni.<\/p>\n<p>Tra le caratteristiche menzionate ancora da Bateson si trovano l&#8217;autonomia e la morte; l&#8217;autonomia, letteralmente controllo di s\u00e9&#8221; (autos = S\u00e9 nomos = legge) risulta dalla struttura del sistema, come prender\u00f2 in considerazione pi\u00f9 avanti, l&#8217;autopoiesi del sistema si trova ad un meta livello nei confronti della singola azione o di una categoria di azioni, la morte \u00e8 la rottura dei circuiti e quindi la distruzione dell&#8217;autonomia.<\/p>\n<p>La mente inoltre \u00e8 capace di finalit\u00e0 e scelte tramite le proprie capacit\u00e0 autocorrettive, \u00e8 influenzata dalle proprie ed altrui mappe, mai direttamente dal territorio, il suo limite \u00e9 che le informazioni che essa riceve non proveranno mai nulla sul mondo o su di essa. Il sistema capace di apprendere e ricordare accumuler\u00e0 entropia negativa, lo far\u00e0 attraverso quei giochi stocastici chiamati prove per tentativi ed errori, e potr\u00e0 unirsi ad altri sistemi ampliandosi.<\/p>\n<p>Dalle premesse classiche alla riorganizzazione del significato.<br \/>\n<br \/>\nLa conoscenza organizzata ed acquisita corrisponde al punto di massimo mascheramento raggiunto da ci\u00f2 che unanimemente viene condiviso, un mascheramento questo che non \u00e9 imposto dall&#8217;esterno, ma risulta intrinseco ai meccanismi psicologici che presiedono alla dinamica ed alla strutturazione stessa della conoscenza. il pensiero categoriale, ereditato da Aristotele, ha in s\u00e9 la rimozione dell&#8217;origine di quei vincoli che ne hanno determinato i risultati.<\/p>\n<p>Il pensiero scientifico e filosofico contemporaneo ha messo in discussione le strategie fondanti quelle matrici e quegli ordinamenti assunti di volta in volta come naturali. Il fulcro del discorso \u00e9 riassumibile in una frase di Maturana (28) &#8220;Tutto ci\u00f2 che viene detto \u00e9 detto da un osservatore ad un&#8217;altro osservatore, che potrebbe anche essere se stesso.&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; attorno alla molteplicit\u00e0 dei punti di vista, pi\u00f9 o meno standardizzati, che cresce la complessit\u00e0 e le sue molteplici descrizioni. Infatti l&#8217;autodescrizione dell&#8217;osservatore non delimita il confine dell&#8217;immagine, ne assesta la rappresentazione al suo esito finale, ma lo estende inevitabilmente in una ricorsione di descrizioni che generano altre descrizioni, ecco delinearsi dunque la ricorsione della stessa complessit\u00e0.<\/p>\n<p>All&#8217;interno dello stesso soggetto si pu\u00f2 constatare una pluralit\u00e0 di punti di vista, al pari del patrimonio genetico anche il patrimonio culturale possiede la propria deriva, infatti per tanto che tale patrimonio tenda ad uniformarsi, un soggetto non aderisce mai passivamente ad un sistema di riferimento categoriale dato, \u00e9 sempre presente la propria componente costruttiva.<\/p>\n<p>Qualunque indagine epistemologica non pu\u00f2 misconoscere il riconoscimento dell&#8217;irriducibile pluralit\u00e0 dei sistemi di riferimento categoriale, delle forme di pensiero e di conoscenza. Affiora a riguardo il problema che viene definito del taglio metodologico o decou (Morin &#8216;Il metodo&#8217;) per conoscere \u00e9 necessario specificare e delimitare un problema, creare un universo di discorso, nel quale validit\u00e0 e ordine possono essere determinati a partire da dati vincoli. La conoscenza si costituisce ricorsivamente attraverso la costruzione e la descrizione di punti di vista ed universi di discorso (intesi come ambiti di pertinenza del discorso).<\/p>\n<p>Da un concetto relativo come quello di metodo, si passa a considerare, all&#8217;interno di una nuova concezione della teoria dei sistemi, la relativit\u00e0 e la vicarianza tra sistema e sistema, e sistema ed ambiente. In ambito cibernetico si scopre ancora un sistema dominato da una prospettiva comportamentista, l&#8217;immagine della scatola nera con i suoi input ed output. oggi si \u00e9 tentato di oltrepassare tale confine, von Foerster proponendo l&#8217;elaborazione di un&#8217;epistemologia degli oggetti viventi afferma (18): &#8220;Una descrizione (dell&#8217;universo) implica colui che lo descrive o, in altri termini, ci occorre una teoria dell&#8217;osservatore. Poich\u00e9 gli osservatori sono organismi viventi questo compito spetta al biologo. Ma lui pure \u00e8 un organismo vivente, il che vuol dire che, nella sua teoria, egli deve non solo rendere conto di se stesso, ma ugualmente della formulazione di questa teoria&#8221;.<\/p>\n<p>Viene recuperata tutta una serie di modalit\u00e0, di atteggiamenti nei riguardi della finitezza della conoscenza e della natura umana, tutte le precondizioni inerenti ad un punto di vista, i &#8220;pregiudizi&#8221; non appaiono pi\u00f9 come limiti, limitazioni, bens\u00ec divengono vere e proprie matrici costruttive della conoscenza, un drastico passaggio da un&#8217;epistemologia della rappresentazione ad un&#8217;epistemologia della costruzione.<\/p>\n<p>Il problema della finitezza di affermazioni pregiudizievoli \u00e8 il fondamento stesso dell&#8217;universo di discorso che si va ad affrontare, non sono i nostri giudizi a costituire il nostro essere, dice Gadamer, quanto piuttosto i nostri pregiudizi. I pregiudizi sono predisposizioni della nostra apertura verso il mondo. Sono semplicemente le condizioni per mezzo delle quali ci\u00f2 che incontriamo viene a dirci qualcosa.<\/p>\n<p>\nThomas Kuhn<br \/>\n<br \/>\nE&#8217; presente tutta l&#8217;indagine portata avanti da Kuhn e Feyerabend che mettono in discussione il metodo, come ricerca di un criterio di demarcazione su cui basare il giudizio di validit\u00e0 o meno di teorie e concezioni scientifiche in competizione, da un punto di vista storico, appoggiando l&#8217;idea che possa esistere unicamente una razionalit\u00e0 storicamente determinata. Il concetto di Paradigma di Kuhn elaborato nella sua opera &#8220;The Structure of Scientific Revolution&#8221; (25), tenta di risolvere il problema, considerando il paradigma un sistema chiuso entro il quale, e solo entro il quale \u00e9 lecito ricercare la coerenza con le premesse da cui ci si era mossi.<\/p>\n<p>\nPaul Feyerabend<br \/>\n<br \/>\nDal considerare un unico punto di vista si passa a considerare molteplici punti di osservazione, creando cos\u00ec nuovi orizzonti, rinunciando alla ricerca del vero livello di osservazione fondamentale. La relativit\u00e0 di queste nuove concezioni porta a formulare una nuova definizione di sistema tenendo in considerazione le sue matrici costruttive che rimandano necessariamente a tagli metodologici operati dagli interessati.<\/p>\n<p>Ogni suddivisione, dal momento che non pu\u00f2 che essere arbitraria, in funzione di ci\u00f2 che si vuole andar a dimostrare o sostenere, essendo operata da un osservatore, \u00e9 necessariamente una costruzione, come tale possiede in s\u00e9 un differente potenziale comprensivo. La stessa concezione d&#8217;informazione prende un&#8217;accezione differente, a seconda del punto di vista da cui si parte nel considerarla passando ad essere incomprensibile rumore o informazione espressiva; pi\u00f9 che mai si fa avanti una definizione storica della validit\u00e0 di una concezione scientifica.<\/p>\n<p>Il soggetto stesso non \u00e9 pi\u00f9 unicamente considerabile come un sistema, bens\u00ec un sistema di sistemi, il considerarlo in un modo piuttosto che in un altro apre differenti prospettive ed orienta verso nuove potenzialit\u00e0 cognitive. L&#8217;evoluzione stessa ad esempio non \u00e9 pi\u00f9 considerabile come un procedere secondo ritmi armoniosamente adattati tra i vari sistemi, ma \u00e9 un&#8217;accelerazione dello sviluppo e del mutamento di particolari sistemi accanto alla conservazione e all&#8217;immutabilit\u00e0 di altri.<\/p>\n<p>L&#8217;epistemologia del soggetto dietro alla nuova teoria dell&#8217;osservatore trova uno sviluppo in termini quali chiusura organizzazionale, dominio cognitivo, autonomia. L&#8217;organizzazione del sistema si sviluppa attraverso la sua struttura, (la relazione esistente tra le sue parti che deve rimanere invariata perch\u00e9 si mantenga lo stesso sistema), \u00e9 l&#8217;organizzazione dunque che consente di identificare un sistema; perch\u00e9 un sistema appartenga ad una data classe deve mantenere invariata la sua organizzazione mentre la struttura pu\u00f2 cambiare sviluppandosi verso nuove potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Un sistema autonomo si definisce come capace di subordinare tutti i cambiamenti strutturali previsti dalla sua organizzazione. Il sistema dunque appare organizzativamente chiuso mentre strutturalmente \u00e8 aperto. Ci\u00f2 che caratterizza i sistemi viventi \u00e9 che questi sono il prodotto della loro stessa organizzazione.<\/p>\n<p>\nNorbert Wiener<br \/>\n<br \/>\nMaturana e Varela definiscono ontogenesi di un sistema la storia dei suoi cambiamenti di struttura compatibili col mantenimento dell&#8217;organizzazione. il dominio organizzazionale di un sistema \u00e8 il suo dominio cognitivo, o dominio delle interazioni in cui il sistema pu\u00f2 entrare senza perdere la sua chiusura, ci\u00f2 che interessa in un sistema autonomo, come \u00e9 stato visto da Wiener, \u00e9 la sua organizzazione interna non il suo controllo, del resto non ritenuto possibile dal momento che in una tale organizzazione \u00e8 concesso unicamente di selezionare una risposta tra quelle che il sistema \u00e9 in grado di dare. La dinamica del sistema cos\u00ec considerato \u00e9 la sua ricorsivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il passare dal controllo all&#8217;autonomia in un sistema permette di dissociarsi da concetti quali input ed output per introdurne altri quali perturbazioni e compensazioni operate dal sistema attraverso la propria ricorsivit\u00e0. Le interazioni del sistema innescano ma non determinano i suoi cambiamenti strutturali, sono definite accoppiamenti strutturali da Maturana e Varela (27) proprio perch\u00e9 qui il sistema non pu\u00f2 che organizzarsi ricorsivamente, mettendo in gioco unicamente la propria struttura.<\/p>\n<p>L&#8217;accoppiamento strutturale tra sistema ed ambiente costituisce l&#8217;adattamento, l&#8217;ontogenesi passa ad essere la deriva di cambiamenti strutturali di un sistema che, per garantirsi la propria sopravvivenza non pu\u00f2 che preservare l&#8217;invarianza dell&#8217;organizzazione e la conservazione dell&#8217;adattamento.<\/p>\n<p>\nFrancisco Javier Varela Garc\u00eda<br \/>\n<br \/>\nCome scrive Varela (43): &#8220;Questa situazione consiste nel fatto che colui che descrive non pu\u00f2 uscire dall&#8217;unit\u00e0 per considerare i confini e l&#8217;ambiente, ma \u00e9 associato con il funzionamento dell&#8217;unit\u00e0 sempre, in quanto elemento che la determina. Tali situazioni, alle quali appartengono molti dei sistemi sociali autonomi, sono caratterizzate da una dinamica in cui la stessa descrizione del sistema rende il sistema differente. Ad ogni stadio, l&#8217;osservatore \u00e9 in rapporto con il sistema attraverso una comprensione, che modifica la sua relazione con il sistema. Questo \u00e9, propriamente parlando, il circolo ermeneutico d&#8217;interpretazione e azione, sul quale sono basate tutte le faccende umane.&#8221;<\/p>\n<p>Ogni livello d&#8217;osservazione \u00e8 caratterizzato da miriadi di opposizioni, quella tra sistema ed ambiente ne rappresenta una fra le tante. Ma cosa significa unire gli opposti; nel paradigma classico la dualit\u00e0 \u00e8 legata all&#8217;idea di polarit\u00e0 la cui forma fondamentale \u00e9 la simmetria, mentre la logica sottesa a tale dialettica \u00e8 la negazione, le coppie sono del tipo: A \/ non A. La teoria dei sistemi, basata sulle nozioni di chiusura organizzazionale ed autonomia, si sviluppa attorno alla complementariet\u00e0, la sua forma fondamentale \u00e9 l&#8217;asimmetria, la logica sottesa \u00e9 l&#8217;autoriferimento, le coppie sono del tipo: cosa\/processo che conduce alla cosa.<\/p>\n<p>\nHenri Atlan<br \/>\n<br \/>\nTale complementariet\u00e0 consente di comprendere il carattere non strutturale e non assoluto di ci\u00f2 a cui si riferiscono nozioni quali informazione, rumore, disordine, affermazioni che appartengono al dominio descrittivo di un osservatore esterno al sistema. Per Atlan la creazione di informazione pu\u00f2 essere fatta solo a partire dal rumore, questo in apparente contrasto con differenti teorie che non considerano il sistema gerarchico che si viene a formare tra osservatore ed osservato, quest&#8217;ultimo compreso gi\u00e0 nell&#8217;osservatore stesso; l&#8217;osservatore passa ad essere ad un livello di organizzazione superiore.<\/p>\n<p>Questi due differenti punti di vista sono co-presenti ed irriducibili nonch\u00e9 complementari, cade la distinzione esterno- interno, che passa a dipendere dalla scelta metodologica operata; il punto di vista interno al sistema diviene quello dell&#8217;autonomia, della chiusura organizzazionale, gli input passano ad essere perturbazioni non istruttive per il sistema ma unicamente di innesto, di selezione, integrate nell&#8217;organizzazione dinamica del sistema in funzione della riproduzione di questa stessa organizzazione.<\/p>\n<p>In questi termini l&#8217;osservatore \u00e9 il sistema, attraverso questa via si delinea la possibilit\u00e0 di considerare in modo differente anche l&#8217;immagine che possiede di s\u00e9 il soggetto dal punto di vista psicologico.<\/p>\n<p>\nHeinz von Foerster<br \/>\n<br \/>\nVerso una teoria dell&#8217;osservatore; von Foerster (19): Note per un&#8217;epistemologia degli oggetti viventi.<\/p>\n<p>Il modello teorico cui si riferisce von Foerster tratta l&#8217;ipotesi di come l&#8217;essere vivente s i trova ad elaborare le perturbazioni esterne. In particolare il suo pensiero si sviluppa attorno a 12 proposizioni che tenter\u00f2 di esporre.<\/p>\n<p>L&#8217;informazione all&#8217;interno del cervello \u00e8 raccolta attorno a due elementi essenziali: le entit\u00e0 che definiamo X e gli istanti che definiamo T; l&#8217;ente (l&#8217;individuo) \u00e9 necessitato ad assemblare X e T correlando assieme l&#8217;evento oggetto e l&#8217;istante tempo: chiamando R tale correlazione avremo R X T che si potr\u00e0 scrivere Rii ; se riteniamo Rii la correlazione evento &#8212;-&gt; istante, allora il suo contrario sar\u00e0 istante &#8212;- &gt; evento e lo chiameremo Sii ; ad esempio attraverso un certo evento, la morte di Napoleone, io posso recuperarne l&#8217;istante, 5- 5-1821, o al contrario attraverso l&#8217;istante, 5-5-1821, io posso recuperarne l&#8217;evento, la morte di Napoleone.<\/p>\n<p>Dopo questa prima correlazione l&#8217;ente tenta di formulare delle ipotesi, utilizzando un tabulato come modello costituito di righe e colonne, assemblando rispettivamente sulle<\/p>\n<p>righe gli oggetti 0, e sulle colonne gli eventi E, in altri termini le gi\u00e0 considerate X e T. L&#8217;ipotesi che l&#8217;ente si trova a fare \u00e9 un lavoro di classificazione, supporre che esista<\/p>\n<p>una relazione tra due rappresentazioni. L&#8217;ente infatti non possiede una continuit\u00e0 percettiva bens\u00ec si trova come dinnanzi ad immagini stroboscopiche, nulla gli indica che si trova dinnanzi ad un oggetto poich\u00e9 solo in base all&#8217;ipotesi di permanenza dell&#8217;oggetto attraverso la classificazione per righe delle X l&#8217;ente decide l&#8217;esistenza dell&#8217;oggetto.<\/p>\n<p>Dopo questa prima esposizione sommaria della dinamica di tale processo di elaborazione passo ad esaminare le proposizioni di von Foerster.<\/p>\n<p>1a PROPOSIZIONE: oggetti ed eventi non sono esperienze primitive, oggetti ed eventi sono rappresentazioni di relazioni. A questo punto l&#8217;ente rappresenta gli eventi E con gli oggetti 0 in una nuova relazione OE; quest&#8217;ultima relazione non \u00e8 fine a se stessa bens\u00ec costituisce per l&#8217;ente una rappresentazione che rimandata alla prima operazione percettiva modifica il processo stesso in atto confermando o modificando l&#8217;ipotesi di partenza.<\/p>\n<p>L&#8217;individuo in ogni momento, decidendo sulle ipotesi fatte, attraverso l&#8217;istante coglie l&#8217;evento e attraverso l&#8217;evento coglie l&#8217;istante, la rappresentazione che si dar\u00e0 da tali operazioni andr\u00e0 a modificare la percezione originale. Vi sono alcune trib\u00f9 ad esempio che non considerano l&#8217;esistenza di un oggetto se non attraverso l&#8217;azione, \u00e9 il galoppo che fa il cavallo e non viceversa, l&#8217;oggetto appare solo come risultato di un&#8217;azione, l&#8217;animale predatore scorge la preda solo quando questa si muove altrimenti quest&#8217;ultima non esiste per nulla. A partire da differenti modalit\u00e0 organizzative si conformano differenti realt\u00e0.<\/p>\n<p>Nell&#8217;evento E tanti intervalli di tempo formano la durata; il tempo diviene spazio perch\u00e9 \u00e9 definibile solo attraverso la persistenza di un oggetto che \u00e9 solo una rappresentazione essendo scaturito da un&#8217;ipotesi correlativa.<\/p>\n<p>2a PROPOSIZIONE: Le propriet\u00e0 logiche di invarianza e cambiamento sono quelle delle rappresentazioni; se ci\u00f2 viene ignorato insorgono paradossi.<\/p>\n<p>3a PROPOSIZIONE: E possibile computare le equivalenze tra le rappresentazioni di eventi diversi, R ed S), annullando la differenza di oggetto per riga. (In effetti, per il secondo principio, invarianza e cambiamento vanno riferiti alle rappresentazioni non agli oggetti di per s\u00e9 stessi esistenti \u00e8 l&#8217;ipotesi che definisce il contesto e descrive l&#8217;oggetto.)<\/p>\n<p>4a PROPOSIZIONE: E possibile computare le equivalenze tra le rappresentazioni di istanti diversi, (R ed S), annullando per colonne.<\/p>\n<p>5a PROPOSIZIONE: Oggetti ed eventi non sono esperienze primitive. oggetti ed eventi<\/p>\n<p>sono rappresentazioni di relazioni. L&#8217;invarianza delle O e delle E \u00e9 identificabile col nome e col tempo. Il processo di astrazione per riga d\u00e0 il nome, mentre il processo di memorizzazione per colonna d\u00e0 il tempo; l&#8217;astrazione di entit\u00e0 d\u00e0 la presenza di oggetti, mentre la memoria di istanti d\u00e0 la durata dell&#8217;azione. Accoppiare tra loro entit\u00e0 o istanti diversi \u00e8 creare relazioni, il processare X e T \u00e9 creare relazioni, le relazioni non sono altro che rappresentazioni.<\/p>\n<p>6a PROPOSIZIONE: Computare e rappresentare sono la stessa cosa. Da un punto di vista operativo. La computazione di una specifica relazione \u00e9 la rappresentazione di tale relazione.<\/p>\n<p>7a PROPOSIZIONE: Un organismo vivente (omega) \u00e9 un relatore di terz&#8217;ordine che computa le relazioni che mantengono l&#8217;integrit\u00e0 dell&#8217;organismo. Si presenta il concetto di ricorsivit\u00e0, per definire una cosa non c&#8217;\u00e9 che la cosa stessa (concetto questo ampiamente dibattuto da Maturana e Varela col termine di autopoiesi).<\/p>\n<p>8a PROPOSIZIONE: L&#8217;organismo vivente \u00e9 definito in base alle sue propriet\u00e0 interne non ha bisogno di propriet\u00e0 esterne che lo definiscano.<\/p>\n<p>La definizione di essere vivente \u00e9 ricorsiva; questi \u00e8 quel processo che definisce l&#8217;essere vivente.<\/p>\n<p>9a PROPOSIZIONE: Le rappresentazioni terminali (descrizioni) fatte da un organismo sono manifeste nei suoi movimenti.<\/p>\n<p>La rappresentazione del movimento \u00e9 fatta attraverso il movimento stesso, che \u00e9 fatta attraverso il movimento stesso, che \u00e9 fatta attraverso il movimento stesso ecc. L&#8217;informazione \u00e9 un concetto relativo che non prende senso se non legandosi alla struttura cognitiva del destinatario della stessa.<\/p>\n<p>10a PROPOSIZIONE: L&#8217;informazione associata ad una descrizione dipende dall&#8217;abilit\u00e0 dell&#8217;osservatore a creare inferenze.<\/p>\n<p>11a PROPOSIZIONE: L&#8217;ambiente non contiene informazioni, l&#8217;ambiente \u00e9 quello che \u00e9, le informazioni sono le relazioni gi\u00e0 viste In precedenza.<\/p>\n<p>12a PROPOSIZIONE: L&#8217;ambiente \u00e9 percepito come la residenza degli oggetti stazionari, in moto o In cambiamento. L&#8217;io \u00e9 un operatore relazionale all&#8217;infinito, tutto viene ricondotto a delle rappresentazioni.)<\/p>\n<p>Risulta chiaro dal pensiero di von Foerster che finch\u00e9 non vengono fatte delle ipotesi non \u00e9 possibile cogliere nulla del reale, come disse Einstein (14): Sono le teorie che ci fanno vedere le cose Il sistema dal canto suo non pu\u00f2 uscire da s\u00e9, le sue propriet\u00e0 eseguono distinzioni nel campo del suo possibile; l&#8217;organismo \u00e9 dunque l&#8217;espressione della prevedibilit\u00e0 dell&#8217;ambiente, nel soggetto non pu\u00f2 esistere intenzione, questi infatti \u00e9 necessitato ad operare.<\/p>\n<p>Il linguaggio diviene un sistema di coordinazioni che risulta essere un mettersi d&#8217;accordo su cosa mettersi d&#8217;accordo; l&#8217;adattamento all&#8217;ambiente \u00e9 creare delle coordinazioni o meglio correlare assieme gli elementi perturbanti.<\/p>\n<p>L&#8217;individuo infatti si trova ad operare come in un simulatore di volo nel quale, non trovandosi a contatto con la realt\u00e0, ha dinnanzi unicamente degli strumenti che codificano le perturbazioni cui \u00e8 sottoposto dall&#8217;esterno. L&#8217;elaborazione della risposta che dar\u00e0 a tali perturbazioni andr\u00e0 a modificare la sua stessa percezione.<\/p>\n<p>Ogni individuo possiede un proprio modello (coordinatore o correlatore), per processare le perturbazioni, che gli permette di codificarle in informazioni che riducono la complessit\u00e0 esistente, ed \u00e8 proprio sulla complessit\u00e0 che oggi pi\u00f9 che mai si \u00e9 acceso il dibattito, logica conseguenza di un enorme sviluppo di scienze e culture differenti.<\/p>\n<p>L&#8217;emergere della complessit\u00e0, il passaggio da un&#8217;epistemologia della rappresentazione ad un&#8217;epistemologia della costruzione.<\/p>\n<p>Dalla semplificazione del pensiero scientifico si passa alla sua complessificazione, la domanda da farsi \u00e8 per quale motivo sorga un passo del genere; una risposta congrua avrebbe dato spazio alla semplificazione mentre \u00e8 vero il contrario.<\/p>\n<p>Nel tentare una spiegazione mi sono imbattuto in un&#8217;espressione di Spencer-Brown (42): &#8220;L&#8217;universo deve espandersi per sfuggire ai telescopi con i quali noi, che siamo lui, cerchiamo di catturare lui, che \u00e8 noi.&#8221; La spiegazione \u00e9 in ci\u00f2 che viene spiegato, il descrivente nella sua descrizione, l&#8217;osservatore nell&#8217;osservazione stessa.<\/p>\n<p>Nei concetti espressi \u00e9 implicito che lo scienziato protetti nella propria ricerca la propria struttura interiore, ora partendo dall&#8217;assunto che ognuno possiede una propria struttura interiore e quindi una propria epistemologia operativa, risulta che ogni Individuo possiede una propria rappresentazione del mondo differente, anche se omologa alle altre rappresentazioni.<\/p>\n<p>Per von Foerster (18): Il concetto classico di &#8216;scienza suprema&#8217;, cio\u00e9 di una descrizione del mondo in cui non vi siano soggetti (un&#8217;universo senza soggetti) contiene delle contraddizioni. Per eliminarle occorre che l&#8217;osservatore (che \u00e9 almeno un soggetto) tenga presente che :<\/p>\n<p>(I) le osservazioni non sono assolute, bens\u00ec relative al punto di vista dell&#8217;osservatore (cio\u00e9 al suo sistema di coordinate: Einstein).<\/p>\n<p>(ii) le osservazioni influenzano l&#8217;osservatore cos\u00ec da annullare la sua speranza di previsione (cio\u00e9 la sua incertezza \u00e9 assoluta: Heinsenberg).<\/p>\n<p>Dopo di ci\u00f2, siamo ora in possesso del truismo che una descrizione (dell&#8217;universo) implica colui che lo descrive (lo osserva). Ci occorre allora la descrizione del &#8220;descrivente&#8221; o, In altre parole, una teoria dell&#8217;osservatore.<\/p>\n<p>Risulta sufficientemente chiaro il concetto di epistemologia dell&#8217;osservatore che influenza il tipo di rappresentazione del mondo.<\/p>\n<p>Gli sviluppi dei sistemi di comunicazione hanno accelerato In modo vertiginoso le possibilit\u00e0 di confronto di differenti punti di vista; allo stesso tempo l&#8217;istruzione \u00e9 oggi alla portata di un gran numero di persone; conseguenza di questi fattori incrociati \u00e8 la crescita esponenziale delle correlazioni possibili tra differenti mentalit\u00e0, a questo si pu\u00f2 aggiungere che, nella logica di dover inserire nei vari ambiti lavorativi un numero sempre crescente di persone, si \u00e9 venuta a creare una suddivisione specialistica che ha aumentato in tal modo la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>E proprio attorno alla complessit\u00e0 delle strutture interessate che si \u00e9 sviluppata la complessit\u00e0 del pensiero scientifico.<\/p>\n<p>\nNiklas Luhmann<br \/>\n<br \/>\nEsiste una teoria in sociologia (Luhmann) sui sistemi complessi che sostiene che un sistema semplice posto vicino ad un sistema complesso tende a sua volta a complessificarsi. Nel caso che ho presentato complessit\u00e0 emerge in differenti settori della scienza, ed attraverso l&#8217;interdisciplinariet\u00e0 passa facilmente da un settore all&#8217;altro.<\/p>\n<p>In altre parole la complessit\u00e0 nasce dal fatto che ogni individuo possiede una propria struttura profonda, la mente, che organizza a proprio modo le rappresentazioni della realt\u00e0. Questo lavoro di costruzione quotidiana della realt\u00e0 attraverso le proprie rappresentazioni \u00e9 comune anche allo scienziato. Le sue ipotesi al pari di ogni altro sono le proiezioni di tali rappresentazioni. il linguaggio, utilizzato nel descrivere una tale rappresentazione, vincola, attraverso determinate leggi linguistiche, tale processo e lo accomuna agli altri processi nel tentativo di renderli comprensibili.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che conta \u00e9 il lavoro che precede la descrizione operata dal linguaggio comune, \u00e8 a questo punto che \u00e9 possibile ipotizzare un unico sistema comune di elaborazione delle perturbazioni, di correlazione delle informazioni inferite dietro ogni perturbazione, di costruzione e\/o ampliamento di quelle metafore che costituiscono i bit di informazione nella struttura della mente.<\/p>\n<p>Da un punto di vista strettamente costruttivista non \u00e9 possibile affermare la possibilit\u00e0 della costruzione di un modello di funzionamento della mente, qualunque ipotesi di modello funzionale della mente non \u00e9 che una proposta fra le tante possibili.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 prima espressa nasce proprio al momento che si viene a scoprire che non c&#8217;\u00e9 un mondo da svelare, bens\u00ec un mondo da proporre; allo stesso modo non esiste un unico modello di mente da scoprire: nel momento in cui si ipotizza un certo modello, questo prende forma all&#8217;interno della plasticit\u00e0 strutturale del nostro cervello. In un certo senso mentre si costruisce l&#8217;ipotesi contemporaneamente si plasma la metafora dell&#8217;ipotesi stessa, e quindi dietro ad una tale esperienza sussiste una vera e propria proposta valida in s\u00e9 e per s\u00e9 e che, se accettata, cio\u00e8 condivisa da pi\u00f9 persone si concretizza in una realt\u00e0.<\/p>\n<p>Molti sono i risvolti di un&#8217;ipotesi di questo genere, come molti sono i limiti, in ogni caso \u00e9 vero che per creare un universo di discorso \u00e9 necessario crearsi dei vincoli, le leggi scientifiche sono partite dal suddividere uno spazio in modo arbitrario scoprendo dietro tali suddivisioni dei vincoli che per\u00f2 costituivano allo stesso tempo delle possibilit\u00e0, molto spesso procedendo attraverso le possibilit\u00e0 ottenute ci si \u00e8 dimenticati di essersi dati dei vincoli iniziali di per s\u00e9 arbitrari. Solo recuperando passo a passo tali premesse si pu\u00f2 venir a capo di ci\u00f2 che si \u00e9 creato.<\/p>\n<p>\nMauro Ceruti<br \/>\n<br \/>\nCome afferma Ceruti (13): &#8220;&#8230; consapevolezza del fatto che tutti gli osservatori si definiscono reciprocamente in un rapporto simmetrico e asimmetrico: simmetrico perch\u00e9 tutti gli osservatori condividono gli stessi vincoli naturali e&#8202;&#8212;&#8202;ad un certo livello di astrazione&#8202;&#8212;&#8202;gli stessi vincoli culturali, le stesse grammatiche, le stesse &#8220;limitazioni&#8221; cognitive; asimmetrico perch\u00e9 la conoscenza si costruisce nell&#8217;intreccio irriducibile delle storie individuali, degli eventi irripetibili, dei tagli effettuati, delle motivazioni idiosincratiche &#8230; &#8220;.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dunque ipotizzare una struttura comune per ogni individuo, analoga a quella di altri individui, che definisco mente, un concetto espresso da Bateson che ha considerato i risvolti ecologici dell&#8217;individuo all&#8217;interno della propria esperienza.<\/p>\n<p>Il senso ed il significato vengono forgiati in contesti ben definiti, quali quelli spazio temporali, al punto da imprimere un carattere di storicit\u00e0 alla conoscenza.<\/p>\n<p>Il concetto di tradizione, ad esempio, \u00e9 il risultato di un&#8217;interpretazione, un gioco di preferenze, si privilegiano determinate aree piuttosto che altre, si aderisce ad un particolare modo di valutare gli avvenimenti, non esiste un principio invariante dal quale attingere informazioni, la tradizione \u00e9 frutto di una particolare composizione, frutto a sua volta di sintesi successive di sistemi, di idee che prevalgono in particolari soggetti o in particolari momenti storici.<\/p>\n<p>Il campo della conoscenza \u00e9 impregnato del modello ipotetico deduttivo (date certe premesse ecco crearsi un universo di discorso), la mente dell&#8217;uomo \u00e9 cos\u00ec fertile da dimenticarsi molto presto del punto di partenza di una catena consequenziale di ragionamenti; non per fare un paragone scontato e restrittivo, ma per chiarire meglio il senso di ci\u00f2 che vado dicendo, mi torna utile pensare alla mente come ad un sistema capace di lavorare a pi\u00f9 livelli e con programmi differenti. dove il lavoro viene spartito in sotto sistemi che elaborano l&#8217;informazione senza conoscere i prodotti finali del loro lavoro e senza interessarsi del programma col quale si trovano ad elaborare tali informazioni.<\/p>\n<p>La mente non possiede un sistema coerente, la coerenza \u00e9 un sistema di valori adottato dall&#8217;uomo a suo uso, motivando tale scelta entro Il proprio dominio di discorso, per cui deve venir costruita ed armonizzata col resto, sempre riferendosi a giudizi che in ultima analisi tengono conto dell&#8217;universo di discorso preso in considerazione, come afferma Maturana (27): La verit\u00e0 finale sulla quale l&#8217;uomo basa la sua condotta finale \u00e9 necessariamente subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una preferenza che non pu\u00f2 essere trasferita razionalmente; di conseguenza, l&#8217;alternativa alla ragione, \u00e9 la seduzione estetica a favore di una cornice di riferimento specificamente progettata per assecondare i suoi desideri (e non i suoi fabbisogni) e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo (culturale e materiale) nel quale vuole vivere.&#8221;.<\/p>\n<p>Il cammino della scienza, lo dimostrano le rivoluzioni scientifiche, \u00e9 una proposta fatta da una minoranza, interessata a sviluppare un nuovo dominio di discorso, ad una maggioranza che, fedele alla tradizione, guarda dubbiosa alla novit\u00e0 e valuta i risvolti positivi e negativi portati da tale innovazione.<\/p>\n<p>A questo punto i problemi dello sviluppo e del passaggio delle conoscenze sono legati alla costruzione ed alla interpretazione. Il processo sembra nascere dal caso, o da un ordine ad un livello superiore non ancora per questo conosciuto, non necessariamente dunque si trova ad essere un ottimizzazione della situazione finora raggiunta. Le idee i concetti, anche quelli che appaiono maggiormente interconnessi all&#8217;interno di particolari sistemi teorici, non sono sempre stati originati in campi, luoghi, tempi vicini, sono piuttosto frutto di auto- organizzazione, gusto estetico, caso ecc.<\/p>\n<p>Si potrebbe pensare che le scoperte scientifiche pi\u00f9 prontamente accettate siano state quelle seguite ad un lungo periodo di buio e confusione, per la semplice ragione che l&#8217;uomo tende molto facilmente ad accettare la prima idea chiara che incontra dopo un periodo di smarrimento, le regole che vengono seguite normalmente dal singolo individuo sono poi le stesse seguite dalla massa.<\/p>\n<p>Costruire una conoscenza, un sistema di idee, significa lavorare su altre conoscenze spezzando ci\u00f2 che proponevano, ampliando altri sistemi di idee, \u00e9 dare origine ad un metodo, il nuovo di per s\u00e9 non \u00e9 altro che una differente riorganizzazione del vecchio; costruire una conoscenza \u00e9 basarsi su ci\u00f2 che \u00e8 dato per scontato per proporre un cambiamento che, se accettato, Inevitabilmente andr\u00e0 a modificare ci\u00f2 che era dato per scontato. Per questa ragione \u00e8 indispensabile il recupero delle premesse metodologiche che hanno condotto a tali sviluppi, solo in questa prospettiva si evita lo scontro coi mulini a vento.<\/p>\n<p>\nAlbert Einstein<br \/>\n<br \/>\nSecondo Einstein (14) all&#8217;epistemologo sistematico lo scienziato: Deve apparire ( &#8230; ) come una specie di opportunista senza scrupoli: appare come un realista nella misura in cui cerca di descrivere un mondo indipendente dagli atti della percezione; come un idealista allorch\u00e9 considera I concetti e le teorie come libere invenzioni della mente umana (cio\u00e9 ritiene che essi non possono essere dedotti logicamente dai dati empirici); come un positivista se ritiene che i suoi concetti e le sue teorie siano giustificati soltanto nella misura in cui forniscono una rappresentazione logica delle relazioni fra le esperienze sensoriali. Pu\u00f2 apparire anche come un platonico o un pitagorico se ritiene che il punto di vista della semplicit\u00e0 logica sia uno strumento indispensabile ed effettivo alla sua ricerca.&#8221;.<\/p>\n<p>Lo sviluppo della creazione di un universo di discorso \u00e9 legato ad un problema di scelta, fatta da un soggetto, di strategie utilizzate, di progetti, di interpretazioni date.<\/p>\n<p>Reintrodurre il soggetto all&#8217;interno di tale universo significa accettare l&#8217;irriducibile molteplicit\u00e0 dei punti di vista anche all&#8217;interno di uno stesso sistema di idee, di una medesima tradizione.<\/p>\n<p>La conoscenza \u00e9 irreversibile, ci\u00f2 che si conosce \u00e9 parte integrante del sistema pensante, diviene parte della determinazione della struttura portante, \u00e9 costitutivo dell&#8217;universo di discorso e per questo costituisce la realt\u00e0; ma \u00e8 proprio una definizione come questa che si autoconferma, ed autoconferma lo status quo, ci\u00f2 che appare caratteristico della conoscenza nel presente viene proiettato come definitorio delle conoscenze future. Oggi il carattere irreversibile del tempo della conoscenza \u00e9 sostenuto da ipotesi quali l&#8217;omogeneit\u00e0, il carattere lineare, la cumulativit\u00e0 delle conoscenze, solo mettendo in dubbio tali premesse si pu\u00f2 recuperare la possibilit\u00e0 di costruire un nuovo universo di discorso della conoscenza, che possa sostenere la crisi della tradizione moderna.<\/p>\n<p>La scienza contemporanea si \u00e9 prodotta nei solchi dell&#8217;eredit\u00e0 cartesiana, sono affiorati da questa presupposti quali l&#8217;idea di previsione, di scienza come scienza del generale, di tempo come dispiegamento della necessit\u00e0 atemporale, oggi non pi\u00f9 riconosciuti come criteri assoluti e definitori della scienza.<\/p>\n<p>\nIlya Prigogine<br \/>\n<br \/>\nLa storia naturale parallela alla storia umana \u00e9 la storia dei vincoli che hanno organizzato la struttura dei grandi piani di organizzazione dell&#8217;universo; come affermano Prigogine e Stengers (38): &#8220;un vincolo ( &#8230; ) non limita solo i possibili ma \u00e9 anche opportunit\u00e0; non si impone semplicemente dall&#8217;esterno a una realt\u00e0 esistente prima di tutto, ma partecipa alla costruzione di una struttura integrata e determina all&#8217;occasione uno spettro di conoscenze intelligibili nuove.&#8221;<\/p>\n<p>\nIsabelle Stengers<br \/>\n<br \/>\nDove l&#8217;ideale Cartesiano vedeva come possibilit\u00e0 la sovrapposizione tra conoscenza e coscienza, oggi il rapporto tra conscio ed inconscio \u00e8 vissuto come un alternarsi di stati differenti, ad una presa di coscienza segue la produzione di un nuovo inconscio cognitivo.<\/p>\n<p>I limiti della scienza sono a mio giudizio i limiti della capacit\u00e0 stessa di prendere coscienza di ci\u00f2 che la mente ci permette; la mente possiede in s\u00e9 le tracce di tutti gli atti che hanno definito l&#8217;attuale universo di discorso.<\/p>\n<p>Un campo molto dibattuto \u00e9 lo studio della mente artificiale, uno dei primi nodi sorti da tale interesse \u00e9 stato il considerare la possibilit\u00e0 di costruire un computer capace di eguagliare la cognizione dell&#8217;uomo (ipotesi forte); o il considerarlo unicamente come una macchina capace unicamente di agevolare il lavoro all&#8217;uomo (ipotesi debole).<\/p>\n<p>E&#8217; possibile che il computer eguagli l&#8217;attuale capacit\u00e0 cognitiva dell&#8217;uomo per la semplice ragione che \u00e9 In grado di costituire una copia perfetta del modello (metodo) adottato dalla mente nel suo processo cognitivo; la mente infatti di per s\u00e9 non possiede vincoli effettivi, bens\u00ec possiede vincoli unicamente nel suo momento autodescrittivo, indispensabile per altro nella costruzione di un sistema a sua immagine quale pu\u00f2 essere la mente artificiale.<\/p>\n<p>La mente astraendosi non ha vincoli se li crea, si costruisce un universo di discorso entro cui prova a muoversi. La costruzione della scienza \u00e9 un esempio di tale capacit\u00e0, che diviene necessit\u00e0 nel momento in cui l&#8217;individuo si trova a vivere socialmente. E solo attraverso la definizione di vincoli che la mente ha descritto un universo di discorso entro cui muoversi, e solo in questo modo gli \u00e9 stato possibile ampliare tale universo ampliando cos\u00ec le proprie capacit\u00e0 autopoietiche.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione cibernetica.<\/p>\n<p>\nErnest von Glasersfeld<br \/>\n<br \/>\nOltre al modo descritto da von Foerster di considerare gli sviluppi della seconda cibernetica ve ne sono molti altri che hanno preso in esame l&#8217;ipotesi del controllo di un sistema attraverso l&#8217;immissione di informazione, una sorta di feedback positivo o negativo a seconda degli effetti avuti sul sistema, come nell&#8217;idea di Costruttivismo radicale di Ernest von Glasersfeld.<\/p>\n<p>Attraverso la morfostasi il sistema si mantiene inalterato all&#8217;ambiente che cambia finch\u00e9 gli \u00e9 possibile, questo tipo di stabilit\u00e0 \u00e9 resa possibile da un feedback negativo. Quando il sistema si vede costretto a modificare la propria struttura per sopravvivere all&#8217;ambiente sopravviene la fase di morfogenesi, controllata da un feedback positivo, che amplifica lo stato nel quale il sistema cambia struttura.<\/p>\n<p>Il sistema possiede in s\u00e9 quindi un modello di controllo che lo mantiene in una situazione di omeostasi (coerenza interna); i sistemi di per se procedono da uno stato casuale verso una diminuzione di entropia disordine) ossia un aumento di neghentropia (ordine) , nessun sistema infatti potrebbe vivere senza un modello o una struttura, d&#8217;altronde per\u00f2 un eccesso di neghentropia (ordine) uccide il sistema, ecco il motivo delle continue oscillazioni entro una fascia di tollerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La circolarit\u00e0 evidenziata fino a questo momento mette a fuoco come all&#8217;interno di un dato sistema non sia possibile orientarsi e prevedere come questo reagir\u00e0, per farlo l&#8217;unica possibilit\u00e0 \u00e9 quella di considerare un livello superiore, il sistema allargato. Nel far ci\u00f2 non si deve dimenticare che ogni operazione di distinzione \u00e9 prettamente arbitraria nel termini che risulta impossibile orientarsi verso la ricerca obbiettiva \u00e9 pur sempre un osservatore a definire il contesto osservato, e quindi lo stesso sistema, come afferma Ashby, \u00e8 un insieme di variabili isolabili che rimangono abbastanza a lungo da poterne discutere; ancora una volta \u00e8 il sistema a definire il sistema (o ad autodefinirsi) a seconda dell&#8217;occasione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ha spinto i ricercatori a lavorare in termini di funzioni e relazioni, dopo aver definito nel sistema la circoscrizione di intervento, \u00e9 stato l&#8217;essere costretti a ricorrere ad una tautologia per poter spiegare l&#8217;evento, la realt\u00e0 in effetti non pu\u00f2 che essere descritta attraverso la realt\u00e0 stessa ogni tentativo di ridurne la portata va inevitabilmente ad intaccala invalidandone la descrizione.<\/p>\n<p>Quando si parla di sistemi che si autoregolano, autonomi, autopoietici (49), viene implicito considerarne modelli ed informazione emergenti. Tutta la prima cibernetica si \u00e9 orientata sullo studio delle ridondanze emergenti, gli impliciti legati ad ogni tipo di scelta possibile condizionano completamente le scelte future e con loro il grado di attendibilit\u00e0 di tutta l&#8217;operazione.<\/p>\n<p>Partendo dall&#8217;ipotesi che la realt\u00e0 in cui ci troviamo a vivere non \u00e9 un dato oggettivo rilevabile, bens\u00ec la logica conseguenza di determinate premesse ora implicite esplicite, decorse implicitamente con gli sviluppi del pensiero scientifico, mi trovo pi\u00f9 che mai condizionato ad accettare un certo gioco.<\/p>\n<p>Attraverso determinate operazioni l&#8217;individuo costruisce la realt\u00e0 e si calibra con essa in cui andr\u00e0 a vivere, svolger\u00e0 tali operazioni implicitamente, o meglio attraverso &#8220;l&#8217;immediato&#8221; (non mediato) uso del pensiero.<\/p>\n<p>Il concetto che voglio esprimere \u00e8 che il pensiero lavora su di una struttura che \u00e9 altra cosa dalle connessioni logiche di cui \u00e9 capace; il pensiero non \u00e9 riducibile; una descrizione fatta da un&#8217;osservatore \u00e8 una punteggiatura e come tale deve essere considerata, un modello, una mappa che non potr\u00e0 mai essere il territorio; rimane pur sempre vero che di modelli si vive, solo creando delle ipotesi \u00e8 possibile dedurre, convalidare, inferire una realt\u00e0 nella quale muoversi.<\/p>\n<p>Prendendo l&#8217;avvio dal concetto di feedback evolutivo elaborato dal fisico Prigogine (39), voglio, con una rapida carrelata, andare a valutare le ipotesi di possibile cambiamento elaborate da un sistema per adattarsi ad un universo in continua rivoluzione.<\/p>\n<p>Il feedback evolutivo tenta di spiegare tutti quei concetti fisici e chimici che non possono essere inseriti all&#8217;interno della seconda legge della termodinamica (che prevede per l&#8217;universo il raggiungimento di una grigia uniformit\u00e0 casuale verso uno stato di entropia), dai fisici era infatti ignorata completamente la neghentropia dei sistemi viventi, cio\u00e8 il loro progredire verso maggior complessit\u00e0 e diversa organizzazione.<\/p>\n<p>Bateson in Mente e Natura ha elaborato un valido raffronto tra epigenesi ed evoluzione che mette in evidenza il significato di feedback evolutivo inteso come un principio ordinatore, che non tende all&#8217;equilibrio, e che regola la formazione e lo sviluppo dei sistemi ad ogni livello: Il contrasto con l&#8217;epigenesi e la tautologia, che costituiscono il mondo dell&#8217;interazione, sta l&#8217;intero reame della creativit\u00e0, dell&#8217;arte dell&#8217;apprendimento e della evoluzione in cui i processi di cambiamento si basano sul caso. L&#8217;essenza dell&#8217;epigenesi sta nell ripetizione prevedibile, l&#8217;essenza dell&#8217;apprendimento e dell&#8217;evoluzione nell&#8217;esplorazione e nel cambiamento. (3)<\/p>\n<p>Il concetto di Prigogine (39) di ordine attraverso la fluttuazione, propone l&#8217;idea di un cambiamento discontinuo. A proposito di modifica della propria struttura un sistema reagisce a seconda di come \u00e9 venuto a costituirsi. Per un sistema allopoietico costituito e dipendente dall&#8217;esterno ogni mutamento non potr\u00e0 che essere determinato esternamente, un sistema geneticamente determinato potr\u00e0 modificarsi solo attraverso una mutazione genetica. Diverso appare un sistema vivente autopoietico che oltre a possedere un sistema genetico \u00e9 capace di evolvere verso nuovi livelli di organizzazione.<\/p>\n<p>I sistemi viventi posseggono una straordinaria capacit\u00e0 di attuare trasformazioni che vanno oltre a ci\u00f2 che da loro precedentemente poteva essere previsto o raggiunto. Inoltre si pu\u00f2 affermare che tali sistemi posseggono la capacit\u00e0 di mutare verso stadi pi\u00f9 organizzati, complessificandosi attraverso fluttuazioni casuali (questo sempre in relazione ad un&#8217;allontanamento del sistema dal suo equilibrio).<\/p>\n<p>\nFrancisco<br \/>\n<br \/>\nVoglio ora elencare una serie di Idee che hanno orientato allo studio dei sistemi, in particolare quelli viventi, nel contesto di una nuova epistemologia :<\/p>\n<p>1) Accentuazione del pensiero circolare a scapito di quello lineare indispensabile questo passaggio per introdurre tutto il discorso della prima e della seconda cibernetica.<\/p>\n<p>2) Passaggio dall&#8217;idea di causa a quello di co-rispondenza. Questo a favore della possibilit\u00e0 di poter mantenere una coerenza a livello di circolarit\u00e0 resa impossibile solo abbandonando il concetto di semplice linearit\u00e0.<\/p>\n<p>3) Per raggiungere una connotazione circolare occorre considerare il sistema formato dall&#8217;insieme dei suoi elementi.<\/p>\n<p>4) I processi vitali nei sistemi viventi sono da considerarsi irreversibili niente pu\u00f2 immergersi nello stesso fiume due volte.<\/p>\n<p>5) Non possedendo uno scopo al di l\u00e0 del dell&#8217;autpoiesi il sistema vivente \u00e8 imprevedibile, singolare.<\/p>\n<p>6) Si abbandona definitivamente l&#8217;universo newtoniano con forze che agiscono sulle cose.<\/p>\n<p>7) Il sistema possiede unicamente una reazione basata sulla sua coerenza organizzata, qualunque altra spiegazione si trova unicamente nel dominio descrittivo dell&#8217;osservatore.<\/p>\n<p>8) I sistemi viventi sono da considerarsi instabili, i sistemi in evoluzione procedono dall&#8217;instabilit\u00e0 verso la rigidit\u00e0, per tornare all&#8217;instabilit\u00e0, cos\u00ec all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>9) Non rimane che sottolineare ancora il concetto di coerenza del sistema che va a sostituirsi a quello di omeostasi troppo legato al gioco di forze newtoniano di cui ci si vuole sbarazzare, nell&#8217;idea di costruire un nuovo linguaggio che non debba sempre ricorrere alla fisica per spiegare ci\u00f2 che accade. Il sistema possiede una propria coerenza che gli deriva dalla propria struttura e che non pu\u00f2 che tener costantemente in considerazione l&#8217;intero complesso di sottosistemi che lo compongono.<\/p>\n<p>\nHumberto Maturana<br \/>\n<br \/>\nLa biologia ontologica di Maturana. Biologia della cognizione (27).<\/p>\n<p>Il pensiero di Maturana si sviluppa attorno a due questioni fondamentali:<\/p>\n<p>a) Che cosa avviene nel fenomeno della percezione ? b) Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;organizzazione del vivente ?<\/p>\n<p>L&#8217;intuizione che gli permise di darsi una risposta fu quella di vedere che i due fenomeni cognizione e funzionamento del sistema vivente sono in realt\u00e0 la stessa cosa, egli sostiene che la cognizione \u00e9 un fenomeno biologico e solo come tale pu\u00f2 essere compresa, questa affermazione \u00e9 valida per tutti gli organismi viventi con o senza sistema nervoso, perci\u00f2 conoscere equivale a vivere e vivere di conseguenza equivale a conoscere.<\/p>\n<p>L&#8217;idea alla base del concetto di autopoiesi (auto-organizzazione dell&#8217;essere vivente) \u00e9 la circolarit\u00e0 sottesa all&#8217;organizzazione che rende il sistema vivente un&#8217;unit\u00e0 di interazioni, l&#8217;autopoiesi del sistema vivente deve essere mantenuta al contrario ne andrebbe della vita stessa del sistema. Se l&#8217;organizzazione del vivente \u00e8 circolare allora il sistema si trova ad essere chiuso organizzativamente (non dal punto di vista termodinamico) per questo motivo il sistema \u00e8 autonomo la natura stessa della sua struttura infatti determiner\u00e0 interamente come questi si comporter\u00e0 In tutte le sue Interazioni.<\/p>\n<p>Mi sembra superfluo affermare che non \u00e9 possibile Immaginare un sistema vivente<\/p>\n<p>senza interazioni, il fatto stesso di poter affermare la propria esistenza \u00e9 prova inconfutabile dell&#8217;interazione in atto tra &#8220;l&#8217;IO esisto&#8221; e &#8220;l&#8217;ALTRO esiste&#8221; che offre il termine di confronto sul quale operare tale distinzione.<\/p>\n<p>Non sono le interazioni a determinare il comportamento futuro del sistema; il comportamento \u00e9 autodeterminato dal sistema stesso, pi\u00f9 propriamente la sua struttura ne determiner\u00e0 il comportamento; sistemi siffatti non possiedono input ed output, non possono ricevere informazioni, poich\u00e9 tutti i sistemi viventi sono chiusi operativamente, l&#8217;informazione di per s\u00e8 non esiste. Ashby stesso defin i tali sistemi (compresi i computer, sistemi costruiti dall&#8217;uomo) termodinamicamente aperti ma chiusi nei confronti dell&#8217;informazione, impermeabili ad essa.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec non fosse come spiegare il fatto che persone diverse reagiscono in modo differente allo stesso input, la ragione \u00e9 da ricercarsi nel fatto che ogni persona possedendo una propria ipotesi, teoria, costrutto, epistemologia, a seconda di come venga definita la strategia personale, non pu\u00f2 che dare risposte differenti ad uno stesso l&#8217;input.<\/p>\n<p>Partendo dall&#8217;assunto che l&#8217;organizzazione \u00e8 autopoietica nel sistema ogni cambiamento che lo stesso subisce \u00e9 necessariamente determinato dalla sua propria organizzazione. L&#8217;informazione \u00e9 sempre stata considerata il tocco magico che determina una risposta mentre non \u00e8 altro che un ente che interagisce con il sistema, quest&#8217;ultimo dal canto suo si comporta sempre conformemente alla propria struttura, per questa ragione i sistemi viventi sono deterministici.<\/p>\n<p>Maturana ha iniziato con l&#8217;interessarsi unicamente dei sistemi viventi pi\u00f9 tardi arriva a concludere che il determinismo strutturale \u00e9 la condizione indispensabile per il progredire della scienza stessa, infatti se non fosse presente non esisterebbe un mondo ordinato, senza una qualche forma di determinismo ontologico non esisterebbe che caos e nulla avrebbe un senso.<\/p>\n<p>Ma prima di procedere oltre nella descrizione del pensiero di Maturana vorrei riassumere in sei punti i principali obbiettivi che si \u00e9 posto assieme a Varela. Intanto ho gi\u00e0 accennato a come Maturana abbia superato il modello della causalit\u00e0 classica attraverso l&#8217;ipotesi epistemologica ed ontologica del determinismo strutturale. Da una tale ipotesi derivano tutta una serie di conseguenze che modificano la concezione della teoria sistemica.<\/p>\n<p>1) Impossibilit\u00e0 di una conoscenza obbiettiva. La nostra conoscenza come gi\u00e0 accennato \u00e9 frutto dell&#8217;interazione tra noi e il mondo. La conoscenza \u00e9 sempre funzione della struttura dell&#8217;essere che conosce.<\/p>\n<p>2) Impossibilit\u00e0 di un&#8217;interazione istruttiva. L&#8217;ipotesi del determinismo strutturale prevede che il comportamento sia definito solo dalla struttura propria del sistema e non dall&#8217;esterno, l&#8217;interazione con un altro sistema \u00e9 dunque solo orientativa o selettiva. I sistemi non possono determinare tra loro il comportamento.<\/p>\n<p>3) Impossibilit\u00e0 di controllo. Infatti se un sistema non pu\u00f2 comportarsi diversamente da come si comporta, in funzione della sua struttura risulta ovvio che l&#8217;ambiente non ha alcun potere su di lui.<\/p>\n<p>4) Il sistema \u00e9 in s\u00e9 perfetto. La coerenza del sistema con la propria struttura non gli permette di compiere errori, concetti quali devianza, disfunzione, disadattamento, non sono caratteristiche del sistema bens\u00ec categorie dell&#8217;osservatore, dal suo punto di vista il sistema funziona sempe nel miglir dei modi.<\/p>\n<p>5) Irrilevanza di nozioni come: scopo, significato, informazione, rappresentazione, contesto. Essendo descrizioni semantiche, non strutturali del sistema, appartengono al dominio descrittivo non costituiscono una spiegazione scientifica degli eventi osservati.<\/p>\n<p>6) Accoppiamento strutturale del sistema col suo medium, l&#8217;ambiente, e In particolare con altri sistemi. Viene a formarsi un dominio nel quale la condotta di ogni sistema \u00e9 funzione della condotta degli altri, nel corso dell&#8217;interazione si viene a modificare la struttura dei sistemi interessati.<\/p>\n<p>Ai punti menzionati ora vanno aggiunti i due concetti centrali nel modello che gi\u00e0 ho menzionato in precedenza che sono l&#8217;autopoiesi dei sistemi viventi, e la chiusura organizzazionale dei sistemi autonomi.<\/p>\n<p>A questo punto riprendo ad uno ad uno tali concetti anche rischiando di essere ridondante ma ritenendo questo un modo sicuro per non lasciare troppo al caso, essendo complesso il discorso che emerge dall&#8217;autore e sopratutto seguendo una via nuova nella concezione dei sistemi.<\/p>\n<p>La struttura di un oggetto ne determina il comportamento futuro dal momento che stabilisce quali saranno le interazioni a cui potr\u00e0 partecipare, la struttura possiede una qual plasticit\u00e0 che gli permette di modellarsi in funzione delle interazioni cui va incontro.<\/p>\n<p>L&#8217;intuizione di Maturana, criticata dallo stesso Varela, suo stretto collaboratore, permette di recuperare l&#8217;universo meccanicistico di Newton adattandosi al relativismo Einsteiniano, infatti Newton descrive un universo causale, Maturana sostiene che tale universo causale \u00e8 ontologicamente Impossibile, forze ed urti sono solo occasioni storiche che permettono al sistema di continuare il proprio comportamento strutturalmente determinato.<\/p>\n<p>La concezione di causa richiama il concetto di interazione istruttiva che \u00e8 da considerarsi impossibile cos\u00ec come una stessa lezione impartita dallo stesso docente determina risposte differenti negli studenti. Determinate perturbazioni non possono che selezionare determinate risposte ma \u00e9 la struttura che le determina. La causalit\u00e0 cos\u00ec come viene comunemente Intesa non esiste, \u00e8 la nostra posizione d i osservatori che ci impone una punteggiatura, in relazione al fatto che viviamo in un mondo fisico, di tipo causale. Come osservatori per noi \u00e9 implicito attribuire una priorit\u00e0 causale all&#8217;agente attivo che sembra causare, ma in realt\u00e0 seleziona, in un altro oggetto un cambiamento, in questo modo si ignora che \u00e9 la struttura del secondo oggetto a determinare c i\u00f2 che viene a presentarsi. In effetti diviene implicito da tali affermazioni che la causalit\u00e0 \u00e9 un&#8217;esperienza psicologica raggiunta nel momento che la nostra interazione con un oggetto ci ha dato conferma di un risultato desiderato.<\/p>\n<p>Il dominio cognitivo dell&#8217;individuo non \u00e8 nient&#8217;altro che lo spazio entro il quale il determinismo strutturale permette di operare al sistema. Attraverso il linguaggio gli individui si orientano l&#8217;un l&#8217;altro per mezzo di questo noi interagiamo in un dominio di descrizioni un dominio questo che \u00e9 sia limitato, in quanto ogni cosa ci troviamo a dire \u00e9 una semplice descrizione, ma anche infinito, in quanto ogni descrizione costituisce in noi la base per nuove Interazioni orientanti e quindi nuove descrizioni. Si \u00e9 soliti definire il reale orientandoci l&#8217;un l&#8217;altro mediante interazioni linguistiche nell&#8217;ipotesi che le nostre esperienze sensorie siano entit\u00e0 concrete ma che in realt\u00e0 non sono altro, al pari dei pensieri e delle descrizioni, che stati di attivit\u00e0 relativa tra neuroni che generano nuove descrizioni, in questi termini non sussiste alcun oggetto di conoscenza, conoscere \u00e8 essere capace di operare adeguatamente in una situazione individuale o cooperativa. Viene riconosciuto che noi come sistemi pensanti viviamo in un dominio di descrizioni ed attraverso queste possiamo aumentare indefinitamente la complessit\u00e0 del nostro dominio cognitivo.<\/p>\n<p>\nGottfried Wilhelm von Leibniz<br \/>\n<br \/>\nMolto del pensiero di Berkeley \u00e9 espresso nel concetto di descrizione cos\u00ec come l&#8217;idea di determinismo strutturale richiamava il concetto di s\u00e9 &#8220;monadi senza finestre&#8221; di Leibniz: &#8220;ogni monade \u00e9 autosufficiente; il suo concetto contiene tutti i suoi predicati, passati, presenti, futuri, e quindi non pu\u00f2 essere determinata da nessuna cosa esterna ad essa &#8220;.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 definire l&#8217;uomo come un sistema autonomo deterministico e relativistico autoreferente, \u00e9 autonomo perch\u00e9 \u00e9 un sistema chiuso, \u00e9 deterministico perch\u00e9 \u00e9 strutturalmente determinato, \u00e8 relativistico perch\u00e9 vive in un mondo di descrizioni da lui stesso create, infine \u00e9 autoreferente per essere un sistema autopoietico chiuso. La vita dell&#8217;uomo acquisisce la sua peculiare dimensione attraverso l&#8217;auto-coscienza , etica e moralit\u00e0 originano dai commenti che egli f\u00e0 sul suo comportamento per mezzo dell&#8217;auto-osservazione. L&#8217;uomo si trova a vivere in una cornice di riferimento che cambia in un mondo continuamente creato e trasformato da lui, tutto attorno a lui appartiene al dominio descrittivo, i sistemi viventi sono sistemi auto-referenziali dunque qualunque cornice di riferimento \u00e9 inevitabilmente relativa comprese verit\u00e0 e falsit\u00e0.<\/p>\n<p>\nGeorge Berkeley<br \/>\n<br \/>\nL&#8217;ultimo capoverso dell&#8217;opera di Maturana apre un aspetto tutto ancora da valutare e da soppesare sulle strategie operative dell&#8217;uomo, lo definisce un animale razionale che costruisce i suoi sistemi razionali come tutti i sistemi razionali, su verit\u00e0 accettate arbitrariamente, suo compito dunque \u00e9 quello di scegliere una cornice di riferimento per il suo sistema di valori. La verit\u00e0 finale sulla quale l&#8217;uomo va a basare la sua condotta razionale \u00e9 subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una preferenza non trasferibile razionalmente.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa alla ragione nella formazione del sistema di valori sembra essere la seduzione estetica una cornice di riferimento progettata per assecondare i desideri dell&#8217;uomo, non i suoi fabbisogni, e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo, culturale e materiale nel quale vuole vivere.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo paragrafo immette in un ordine di idee completamente differente un mondo finora toccato solo da Bateson, l&#8217;estetica come strumento operativo nelle decisioni dell&#8217;uomo, non pi\u00f9 solo considerato un essere razionale, legato alle regole della logica, ma un sistema complesso che nell&#8217;operare delle scelte mette in moto un complesso sistema di correlazioni nel rispetto completo del suo costituirsi come sistema deterministico, relativistico, auto-referente<\/p>\n<p>Psicologia e complessit\u00e0 uno studio della mente come sistema ricorsivo.<\/p>\n<p>L&#8217;orizzonte della conoscenza ha perso il suo aspetto cumulativo, lineare ed atomista per riscattarsi dal pensiero newtoniano e cartesiano. Il rapporto con la conoscenza \u00e9 fissato da un intricato allacciarsi di operazioni logiche, estetiche morali economiche, la psicologia diviene uno strumento prezioso nell&#8217;analisi di questa complessit\u00e0. Nell&#8217;attivit\u00e0 creativa, ad esempio, si combinano assieme almeno tre differenti aspetti cognitivi: le conoscenze gi\u00e0 acquisite, i fini che ci si propone, e la sfera affettiva. Se si considera l&#8217;attivit\u00e0 creativa della mente come un insieme di progetti distinti, come sostiene Gruber (22), in cui alcune parti sarebbero attive altre a riposo, l&#8217;individuo si sposterebbe nello spazio e nel tempo entro il progetto selezionato, il nuovo sorgerebbe da tale attivit\u00e0 nel variare le prospettive ed i punti di vista adottati finora, in termini di Gestalt si avrebbe un alternarsi di figura sfondo, una continua ricostruzione della conoscenza e dell&#8217;esperienza.<\/p>\n<p>Nei processi cognitivi il significato di ci\u00f2 che si conosce dipende dalla posizione in cui l&#8217;osservatore si trova e dalla posizione dell&#8217;osservato. Un aspetto importante a riguardo \u00e8 considerare che il sistema, nella sua evoluzione, non vada verso un unico polo attrattore, bens\u00ec verso un insieme di mete differenti, dove rientra la componente legata al caso. Il sistema non lo si osserva unicamente dall&#8217;esterno ma da molteplici punti di vista che possono cambiarne l&#8217;aspetto.<\/p>\n<p>Pribam ha affrontato questa seconda lettura attraverso il concetto di &#8220;ologramma&#8221;, paragonabile ad un simbolo, una parte che riproduce Il tutto, questo tipo di organizzazione permette al sistema di resistere ai danneggiamenti, l&#8217;informazione viene infatti distribuita ovunque. L&#8217;immagine che l&#8217;autore ci presenta del cervello \u00e9 quella di differenti programmi organizzati In modo ologrammatico, dai quali l&#8217;individuo selezionerebbe in un determinato contesto un determinato programma.. l&#8217;intero complesso di informazioni non avrebbe senso. il concetto di selezione dell&#8217;informazione non \u00e9 usato a caso, parlando di sistema, Infatti, si introducono termini come organizzazione e determinismo strutturale, che sottendono la possibilit\u00e0 di considerare il sistema in s\u00e9 perfetto e contenente tutta l&#8217;informazione; questi concetti fanno parte di un differente linguaggio strutturato in funzione di una nuova epistemologia per la comprensione del sistema vivente.<\/p>\n<p>Un interessante discorso emerge dietro la specialit\u00e0 emisferica, nella maggioranza degli occidentali l&#8217;emisfero sinistro ha la predominanza nelle modalit\u00e0 di tipo verbale, logico, matematico ecc., mentre l&#8217;emisfero destro \u00e9 maggiormente coinvolto nell&#8217;attivit\u00e0 visiva, Immagini, visione spaziale, auditiva, suoni, musica ecc., Bogen le ha definite rispettivamente &#8220;proposizionale&#8221; l&#8217;emisfero sinistro e l&#8217;apposizionale l&#8217;emisfero destro. Nella soluzione proposta sorge una novit\u00e0, il modo di procedere apposizionale, legato all&#8217;emisfero destro non prevede ne la complessit\u00e0 ne la causalit\u00e0, infatti questi concetti non sono colti dall&#8217;immagine; mentre al contrario nell&#8217;uso del linguaggio la reificazione \u00e9 un attribuito fondamentale del pensiero umano e procede da una descrizione verso la causazione e la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>La differenziazione emisferica non si esaurisce certamente qui, sono infatti recenti gli studi su soggetti connessurectomizzati, (separazione dei due emisferi a scopo terapeutico in casi di epilessia), che presentano una procedura percettivo-decisionale che prevede una maggiore scelta decisionale da parte dell&#8217;emisfero non dominante su quello dominante che si limiterebbe a dare una spiegazione logica e razionale della scelta fatta, non potendo, data la scissione, darsi altre spiegazioni.<\/p>\n<p>A questo punto sorge un dubbio, nel pensiero di Maturana (29) vi \u00e9 un&#8217;affermazione particolare sul linguaggio che sostiene l&#8217;inesistenza degli oggetti prima del linguaggio stesso, come potrebbe dunque l&#8217;immagine precedere Il linguaggio stesso. La spiegazione che viene da darsi \u00e9 che succeda effettivamente in questo modo: il linguaggio denota e quindi struttura la realt\u00e0 che senza di esso non possiede una valenza oggettiva, e quindi non pu\u00f2 divenire intersoggettivamente descrivibile; l&#8217;oggettivizzazione \u00e9 un processo che nasce dalla descrizione compartecipata.<\/p>\n<p>Dopo questa digressione sull&#8217;ologramma si pu\u00f2 continuare l&#8217;excursus verso una nuova epistemologia che contempli la complessit\u00e0 emergente dall&#8217;interdisciplinarit\u00e0 del cammino scientifico, ampliando e modificando il concetto di &#8220;ologramma&#8221; in &#8220;olocinesi&#8221;, che meglio esprime la dinamica di ogni parte del sistema, contemplando la necessit\u00e0 di abbandonare l&#8217;illusione, presente nell&#8217;ambito della psicologia, di poter giungere alla formulazione d i una teoria unitaria in cui riconoscere la spiegazione di ogni fenomeno.<\/p>\n<p>Abbandonando quindi l&#8217;idea di un modello unitario su cui basare la nostra conoscenza, si pu\u00f2 parlare di modelli differenti e teorie in trasformazione, ma quale differenza sussiste tra un modello stabile ed uno in continua trasformazione? Per rispondere a questa domanda \u00e8 necessario ampliare il discorso.<\/p>\n<p>E&#8217; un delicato equilibrio quello che sostiene un modello teorico nel suo sviluppo fatto di rapporti culturali e sociali che vengono allacciati dagli individui al momento di sostenere un modello cognitivo. Nel momento che viene scelto un nuovo modello cognitivo, sia consciamente che in modo inconscio, gli individui non sono pi\u00f9 gli stessi, la loro percezione subir\u00e0 delle modifiche e quindi la stessa realt\u00e0 apparir\u00e0 sotto forma nuova, non solo, ma anche il passato dell&#8217;individuo si modificher\u00e0 perch\u00e9 elaborato sotto una nuova luce.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che qui sembra apparire un difficile concetto \u00e9 unicamente una sfaccettatura di una nuova epistemologia, conoscere \u00e9 poter decidere e quindi operare una scelta al di la dell&#8217;incertezza iniziale, ma dietro un&#8217;incertezza non ci pu\u00f2 essere solo logica altrimenti non avrebbe motivo di esistere l&#8217;incertezza, per cui la scelta esprime una preferenza, di per s\u00e9 non trasferibile razionalmente.<\/p>\n<p>Questi concetti rimettono in gioco contemporaneamente da un lato il metodo operato razionalmente dal soggetto, la sua ricerca di perfezione, il suo tentativo di migliorarsi, dall&#8217;altra la spontanea sensibilit\u00e0 dell&#8217;individuo, soggetta a dubbi, incertezze, errori. Nella ricerca delle strategie del sapere si deve tener conto di questi differenti aspetti dei processi conoscitivi dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Voglio ora introdurre un concetto estremamente duttile che riesce a racchiudere in s\u00e9 simultaneamente la rigidit\u00e0 logica e l&#8217;approssimazione estetica, la metafora.<\/p>\n<p>Sono differenti filosofi, epistemologi, scienziati a sostenere che la metafora rappresenta un momento caratteristico dell&#8217;emergere di nuove conoscenze: Richards I.A. (41): &#8220;Per dirlo nei termini pi\u00f9 semplici, quando adoperiamo una metafora abbiamo due pensieri di cose differenti contemporaneamente attivi e sorretti da una singola parola o frase, il cui significato risulta dalla loro interazione&#8221;; Black M. (8): &#8220;Ogni metafora \u00e9 la punta di un modello sommerso&#8221;; Hesse M. A. (23): &#8220;Le diverse teorie si susseguono come ridescrizioni metaforiche del mondo, senza perdere il legame con la comune base della nostra esperienza del mondo.&#8221; E solo attraverso la sfera affettiva che l&#8217;individuo ristruttura la realt\u00e0 non accettandola come dato di fatto, violando cos\u00ec le regole implicite da essa sottese, in questo modo l&#8217;individuo diviene &#8220;metaforico&#8221;. Lo stesso si pu\u00f2 dire in campo scientifico dove per appropriarsi di un nuovo paradigma sotto cui sviluppare una nuova teoria, lo scienziato trasgredisce le regole finora in vige.<\/p>\n<p>Se qualunque trasgressione alle regole si svolge con l&#8217;uso implicito o esplicito della metafora, allora ogni teoria \u00e9 di per s\u00e8 una metafora, considerata come tentativo di formulare un sistema coerente di idee con lo scopo di fornire una spiegazione del mondo. Lo sforzo che viene dedicato nella formulazione di una nuova teoria \u00e8 dal canto suo proporzionale alla difficolt\u00e0 con cui si lascia la metafora quando questa non \u00e9 pi\u00f9 adatta a sostenere la nuova realt\u00e0. Il modello teorico-interpretativo tende a resistere ai fatti, in realt\u00e0 \u00e9 una teoria sottesa alla nostra esperienza che ci permette di costruirci una realt\u00e0, per dirla con Wittgenstein (48): &#8220;Un fatto non \u00e8 nulla senza una teoria: i fatti sono teorie, cos\u00ec come le parole sono azioni&#8221;. L&#8217;insegnare qualcosa a qualcuno diviene il tentativo di modificare le teorie di quella persona, attraverso altre teorie, dimostrando l&#8217;inadeguatezza delle vecchie teorie, ma non potendo usufruire di dati oggettivi perch\u00e9 sempre dipendenti da una teoria, si potr\u00e0 procedere solo attraverso la &#8220;seduzione estetica&#8221;. come afferma Maturana (29), unica possibile risorsa sensibile alla metafora che ognuno adopera nel confrontarsi col sapere.<\/p>\n<p>\nGeorge Spencer-Brown<br \/>\n<br \/>\nPer rimanere in tema di principi basilari che costituiscono i meccanismi attraverso i quali prendiamo atto della realt\u00e0, ci creiamo quindi un&#8217;epistemologia personale, Spencer-Brown afferma a riguardo: &#8220;Fate una distinzione!&#8221; Un universo \u00e9 posto in essere quando uno spazio viene suddiviso o sviscerato &#8230; se ne possono tracciare i confini ovunque ci piaccia&#8221;, si arriva attraverso l&#8217;idea di Spencer-Brown (42) al concetto all&#8217;idea di comando, come la musica, la matematica, cos\u00ec ogni parte del linguaggio sarebbe un listato di comandi da seguire per poter riprodurre l&#8217;esperienza.<\/p>\n<p>Nel ricreare un&#8217;esperienza l&#8217;individuo, infatti, segue la traccia che gli \u00e9 offerta da chi si presta ad esporre, attraverso comandi, la propria esperienza, qualunque descrizione segue sempre un atto di demarcazione da parte del descrittore, l&#8217;osservatore dapprima distingue poi descrive.<\/p>\n<p>\nRonald David Laing<br \/>\n<br \/>\nL&#8217;implicazione \u00e8 che una domanda, proponendo una distinzione, costruisce la propria risposta, le domande, le Ipotesi, le teorie che ci formuliamo sulla realt\u00e0 servono a creare la stessa, come afferma Laing, citato da Spencer-Brown (42) &#8220;Quelli che nella scienza empirica sono chiamati &#8216;dati&#8217; essendo in realt\u00e0 scelti arbitrariamente dalla natura delle Ipotesi gi\u00e0 formulate, potrebbero pi\u00f9 onestamente essere chiamati &#8216;presi'&#8221;<\/p>\n<p>Dopo aver fatta una distinzione ed aver quindi delineato una realt\u00e0 si \u00e9 data forma ad un&#8217;epistemologia, nel far ci\u00f2 si \u00e9 seguita una strada che, percorsa a ritroso, ci permette di scoprire come abbiamo costruito la realt\u00e0 dalla quale ci troviamo a dipendere. Ci\u00f2 che \u00e9 implicito in questo discorso \u00e9 il problema delle premesse, e qui il discorso si complica infatti per scoprire determinate premesse dobbiamo uscire dal contesto, costruire nuove ipotesi che a loro volta costituiscono nuove premesse in una spirale senza fine.<\/p>\n<p>Dal discorso emerge che il descrivere l&#8217;esperienza umana cambia l&#8217;esperienza stessa, o meglio qualunque perturbazione riceva un organismo oltre a modificare l&#8217;esperienza passata, va a modificare la percezione futura. Tutto ci\u00f2 che \u00e9 scoperto esisteva gi\u00e0 implicitamente nelle premesse del ricercatore. In tutto questo non si deve dimenticare che ogni distinzione fatta \u00e9 fatta da un osservatore, si pu\u00f2 constatare cos\u00ec una sorta di ricursione, si distingue per poter osservare poi si distingue ancora per poter descrivere ci\u00f2 che osserviamo.<\/p>\n<p>Si arriva in tal modo all&#8217;autocreazione di significato, l&#8217;epistemologia seguita dal soggetto permette di ordinare in sequenze logiche i dati ottenuti dalla realt\u00e0, la complessit\u00e0 \u00e9 ridotta dal soggetto nel momento stesso che la percepisce dando ad essa significato.<\/p>\n<p>&#8220;Il vincolo non limita semplicemente i possibili, ma \u00e9 anche opportunit\u00e0.&#8221;( Ilya Prigogine Isabelle Stengers (38))<\/p>\n<p>L&#8217;odierna indagine fisica ha dimostrato la totale inadeguatezza della concezione classica dell&#8217;equilibrio, sono emerse in particolare dagli studi sulla termodinamica di Prigogine nuove forme, definite &#8220;strutture dissipative&#8221;, derivanti da un l&#8217;ordine mediante fluttuazione che rendono possibile il superamento di quelle idealizzazioni paradigmatiche della meccanica classica che inducevano a considerare lo stato di equilibrio come la norma o il fine di ogni processo evolutivo.<\/p>\n<p>In condizioni lontane dall&#8217;equilibrio il concetto di probabilit\u00e0 ed il principio d&#8217;ordine non sono pi\u00f9 validi, lontano dall&#8217;equilibrio un sistema paradossalmente pu\u00f2 trovarsi ad auto-organizzarsi in modo tale che la dissipazione dell&#8217;energia e della materia divenga fonte di ordine.<\/p>\n<p>Non esiste pi\u00f9 uno sviluppo finalizzato, scopo e fine rientrano necessariamente entro il dominio descrittivo di un sistema, riflettendo in tal modo esigenze puramente semantiche all&#8217;interno del dominio linguistico. Il decorso evolutivo di un sistema non \u00e8 mai dato in anticipo, le leggi evolutive sono regole di un gioco che stabiliscono un universo di discorso entro cui muoversi, una gamma di possibilit\u00e0 entro cui vengono ritagliati effettivi decorsi evolutivi in parte &#8220;guidati&#8221; dal caso, in parte dalle caratteristiche specifiche dei sistemi in interazione, ogni processo evolutivo ha a che fare con questioni di scelta.<\/p>\n<p>La deriva preminente sulla rotta scelta da un sistema dipende dai vincoli preesistenti, dal caso ritenendo possibile considerare il caso un ordine ancora sconosciuto; nonch\u00e9 dalla storia, decorso di eventi singolari, contingenze, eventi irripetibili del sistema. In questo senso i processi evolutivi non posseggono in nessun caso direzioni privilegiate, possono esistere direzioni prevalenti ma che divengono tali proprio attraversando I punti critici nei quali pi\u00f9 volte si trovano ad affrontare diverse alternative possibili. Non pi\u00f9 leggi invarianti atemporali bens\u00ec leggi come prodotti stessi del processo evolutivo.<\/p>\n<p>L&#8217;intento di questo discorso iniziale \u00e9 quello di introdurre nuove concezioni all&#8217;interno di ogni sistema che venga preso in considerazione, anche per l&#8217;individuo vengono a delinearsi nuove possibilit\u00e0 dall&#8217;aver introdotti vincoli differenti da quelli presenti nelle precedenti descrizioni fatte alla luce delle vecchie concezioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che maggiormente sottolinea l&#8217;ipotesi di cambiamento \u00e8 il passaggio dal paradigma del controllo al paradigma dell&#8217;autonomia, dall&#8217;ipotesi della possibilit\u00e0 di controllo di un sistema all&#8217;ipotesi della sua completa autonomia, o almeno chiusura funzionale.<\/p>\n<p>Lungo questa tendenza in termini di adattamento si pu\u00f2 passare dall&#8217;idea di ottimizzazione dell&#8217;adattamento, all&#8217;idea di conservazione dell&#8217;adattamento. Non esiste un individuo pi\u00f9 adatto di un&#8217;altro, non c&#8217;\u00e9 sopravvivenza del pi\u00f9 adatto, c&#8217;\u00e9 sopravvivenza dell&#8217;adatto e basta, le condizioni di adattamento possono essere adempiute in molti modi, per strade differenti.<\/p>\n<p>E possibile parlare di deriva naturale o meglio strutturale nella quale non si accenna ad un progresso o un&#8217;ottimizzazione dell&#8217;utilizzazione, ad esempio dell&#8217;ambiente da parte dell&#8217;individuo, ma si parla conservazione della struttura, ovvero dell&#8217;autopoiesi del sistema, in un processo in cui l&#8217;organismo e l&#8217;ambiente permangono in un continuo accoppiamento strutturale.<\/p>\n<p>Altra importante innovazione pu\u00f2 essere vista nel considerare il funzionamento di un organismo non pi\u00f9 come un insieme di caratteristiche funzionalmente slegate, ma come un tutto coerente. In questo modo si recuperano tempi e modi propri di ogni singolo sistema. Si costituisce un intrinseco potere costruttivo da parte di un sistema che si trova ad operare in un ambiente, indagine questa che rompe, attraverso lo studio dei vincoli e delle possibilit\u00e0, con un passato fatto di valori normativi, completi e atemporali.<\/p>\n<p>Contributi differenti ad una nuova epistemologia. La parola nel pensiero di von Foerster.<\/p>\n<p>Un contributo decisivo allo sviluppo di una differente epistemologia cibernetica \u00e9 portato da von Foerster (18) i suoi spunti creativi ed innovativi sono spesso sorprendenti. In particolare partendo dal suo concetto: &#8220;l&#8217;osservatore che osserva la propria osservazione&#8221; si pu\u00f2 affermare che ha &#8220;iniziato&#8221; un nuovo tipo di uomo nei termini che ha dato vita ad una nuova ricorsivit\u00e0 , ha in altre parole avviato un nuovo individuo cosciente che riflette sul vecchio individuo cosciente (cibernetica di second&#8217;ordine).<\/p>\n<p>Se \u00e9 vero che attraverso la presa di coscienza di s\u00e9 l&#8217;uomo ha avviato un primo meccanismo di astrazione (cibernetica di prim&#8217;ordine), al secondo livello (cibernetica di second&#8217;ordine), attraverso il contributo di differenti scienziati, si \u00e9 forse recuperata se non scoperta l&#8217;essenza della conoscenza, una spirale senza fine che attraverso un meccanismo ripetitivo circolare ripropone, senza mai doppiare, la realt\u00e0 in divenire.<\/p>\n<p>\nJohn Austin<br \/>\n<br \/>\nIn particolare nell&#8217;analisi di von Foerster emerge un&#8217;osservazione accurata sul linguaggio, attraverso il dialogo passano molteplici possibilit\u00e0 di apprendimento da un lato e di creazione di nuovi punti di riferimento. Solo nel dialogo, attraverso il linguaggio verbale o analogico, si possono generare nuove prospettive, allo stesso modo che si sono rese possibili quelle presenti. Dallo studio delle profezie performative che John Austin invent\u00f2 alla fine degli anni 50, non tanto dissimili peraltro dalle domande appassionate e &#8220;categorie vuote&#8221; di Pearce (dal momento che proponendo una distinzione la domanda costruisce la propria risposta o ancora certe categorie vuote di significato vengono riempite dall&#8217;immaginazione creatrice del soggetto), che indicano frasi che fondano assieme azione e parola, la frase in un certo senso fa quello che dice, se ad esempio urto qualcuno e gli domando scusa il chiedere scusa di per s\u00e9 mi rende scusato.<\/p>\n<p>Il linguaggio \u00e9 magico nel senso che permette di agire per correlazioni, l&#8217;incantesimo ad esempio di una frase profferta in occasione di un rito \u00e9 quello di far comparire fantasmi renderli presenti semplicemente nominandoli; nel pensarsi un essere vivente l&#8217;uomo recupera la propria dimensione nel proprio dominio culturale, contemporaneamente pretende di potersi astrarre dal momento attuale dimenticando che non gli \u00e9 possibile disgiungersi dal dominio culturale ponendosi come osservatore di se stesso.<\/p>\n<p>Il nostro mondo \u00e9 altrettanto pieno di fantasmi, attivati attraverso il linguaggio, di quanto lo era quello dei nostri antenati, nonch\u00e9 di quello che sar\u00e0 quello dei nostri pronipoti; cambiano le formule ma non la sostanza, oggi c&#8217;\u00e9 la scienza dove un di c&#8217;era la mitologia, \u00e9 aumentata l&#8217;idea di controllo ed \u00e9 questo che essenzialmente fa sentire l&#8217;uomo forte di s\u00e9 ma dinnanzi allo sconosciuto si comporta come si \u00e9 sempre comportato.<\/p>\n<p>La nostra lingua \u00e8 molto ambigua, nella sua apparenza fa riferimento alle cose, mentre nella sua funzione si riferisce unicamente al simbolismo che ciascuno ha delle cose, in apparenza si rif\u00e0 ad un&#8217;unica logica denotativa, mentre la sua funzione \u00e9 connotativa riferendosi al solo soggetto. Nel dialogo io parlo con me attraverso l&#8217;altro che mi rimanda il mio linguaggio.<\/p>\n<p>Nella famosa frase di von Foerster (18) &#8220;Se vuoi conoscere devi agire&#8221; si ritrova l&#8217;essenza del suo pensiero, \u00e9 il linguaggio che crea il mondo esterno, se l&#8217;esperienza viene considerata primaria l&#8217;unica cosa possibile \u00e9 quella di sperimentare, attraverso l&#8217;universo creato dal dominio linguistico, l&#8217;esperienza \u00e9 la causa, il mondo passa per essere la conseguenza di questo agire sperimentale, il mondo \u00e8 costruito sulle inferenze dell&#8217;apparato sensoriale. L&#8217;uomo \u00e9 come prigioniero del proprio simulatore di realt\u00e0, in altri termini del suo apparato sensoriale, debitamente regolato nell&#8217;ambito del dominio culturale nel quale si trova a vivere.<\/p>\n<p>\nLudwig Josef Johann Wittgenstein<br \/>\n<br \/>\nIl nostro mondo \u00e9 ad esempio costruito sulla causalit\u00e0 che non \u00e9 un&#8217;essenza dell&#8217;universo bens\u00ec \u00e8 un costrutto a priori, come direbbe Kant, che l&#8217;umanit\u00e0, in particolare gli scienziati, si portano appresso come un fardello, come Linus fa con la sua coperta. Come dice Wittgenstein (48) &#8220;credere nella causalit\u00e0 \u00e9 la superstizione maggiore&#8221;.<\/p>\n<p>La conoscenza \u00e8 nella testa degli individui, l&#8217;uso che ne vien fatto dipende strettamente dall&#8217;interesse dell&#8217;individuo, qualunque inferenza tentata non pu\u00f2 che essere un ipotesi, l&#8217;uomo vive di Ipotesi che va a verificare nel corso della sua esperienza, tale conoscenza dipende dal modo in cui ci si rapporta a s\u00e9 e agli altri.<\/p>\n<p>L&#8217;informazione, ci fa notare von Foerster (18) non c&#8217;\u00e8, non esiste passaggio di informazione, \u00e9 presente solo nella mia testa e posso sintonizzarmi nel rapporto con l&#8217;altro dopo di che ne so pi\u00f9 di prima&#8221;, il rapporto \u00e9 fatto di un dialogo parlato o letto o ancora rappresentato in qualche modo, l&#8217;informazione \u00e9 il modo in cui si cambia dopo il coinvolgimento con qualcuno.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ritengo utile sottolineare \u00e9 che il cervello agisce come un&#8217;entit\u00e0 capace di creare organizzazione, e questo \u00e9 necessario perch\u00e9 l&#8217;uomo vive circostanzialmente in ambiti da lui stesso mappati, nell&#8217;interesse di conservarsi come essere in divenire; solo ci\u00f2 che direttamente o indirettamente \u00e8 interessato o viene considerato come tale degno di attenzione viene denotato di significato.<\/p>\n<p>\nRichard Langton Gregory<br \/>\n<br \/>\nUn accurato lavoro \u00e9 stato intrapreso da Richard L. Gregory (21) nei confronti della percezione, in particolare il suo discorso prende le mosse col considerare il paradosso che sta&#8217; dietro alla conoscenza da lui considerata come perdita di ci\u00f2 che \u00e9 &#8220;vero&#8221;. Molte fonti dimostrano questo paradosso e sottolineano la fragilit\u00e0 della nostra conoscenza.<\/p>\n<p>Si \u00e9 compreso ormai da pi\u00f9 di un secolo che la deduzione in geometria dipende da assiomi che possono essere messi in discussione e mutati, come dimostrano le geometrie non euclidee; la coerenza di un sistema deduttivo, come ci dimostra Godel, non pu\u00f2 essere dimostrata rimanendo all&#8217;interno del sistema, richiede una dimostrazione di livello superiore (meta) ma questa a sua volta ne richiede un&#8217;altra di ordine ancora superiore, cos\u00ec via all&#8217;infinito. Molti sistemi assertivi nella scienza si basano su criteri di coerenza e logicit\u00e0 non potendo essere verificati direttamente.<\/p>\n<p>\nHermann von Helmholtz<br \/>\n<br \/>\nIl criterio deduttivo non pu\u00f2 fornire di per s\u00e9 nuove conoscenze, quello induttivo d&#8217;altro canto dipende dalla credenza in qualcosa di particolare ricavato gi\u00e0 induttivamente. L&#8217;interpretazione che viene data agli esperimenti dipende da assunti, paradigmi generali, assiomi ecc. L&#8217;opinione di Helmholtz \u00e9 che la percezione dipendendo da processi inconsci di inferenza non \u00e9 sempre controllata dalla mente. Sembra d&#8217;altronde esistano tendenze inconsce a censurare e distorcere esperienze e credenze (Freud, Gestalt).<\/p>\n<p>Societ\u00e0 diverse hanno credenze e percezioni differenti avvallate da diverse culture, persino fattori geografici hanno influenzato in modo diverso date convinzioni.<\/p>\n<p>Tre affermazioni in particolare sono sostenute da Gregory:<\/p>\n<p>Le percezioni sono essenzialmente come le ipotesi predittive nella scienza.<br \/>\n<br \/>\nI procedimenti della scienza sono una guida per la scoperta dei processi di percezione.<br \/>\n<br \/>\nMolte illusioni percettive corrispondono e possono ricevere una spiegazione dalla comprensione degli errori sistematici che si incontrano nella scienza.<\/p>\n<p>Gli organi di senso sono definibili secondo Gregory dei trasduttori in quanto traducono schemi di energia ricevuta in segnali che possono essere letti secondo un codice; la supposizione che si fa \u00e8 che i dati cos\u00ec ottenuti siano utilizzati per generare Ipotesi sia a livello percettivo che di scienza.<\/p>\n<p>Per la percezione si possono chiamare ipotesi percettive, vi sono dunque tre stadi di percezioni:<\/p>\n<p>1) I segnali (Configurazioni di eventi neuronali collegati con gli stimoli in entrata a seconda delle caratteristiche dei trasduttori.)<\/p>\n<p>2) I dati (Eventi neuronali accettati come rappresentanti variabili o eventi secondo un codice.)<\/p>\n<p>3) Le ipotesi (Selezioni di dati segnalati e postulati, organizzati in modo da essere efficaci in situazioni tipiche e in alcune situazioni nuove.)<\/p>\n<p>In un confronto tra ipotesi scientifiche e percezioni possono risultare delle osservazioni che focalizzano per un certo verso in modo pi\u00f9 chiaro ci\u00f2 che potrebbe avvenire.<\/p>\n<p>Quando sono appropriate percezione e scienza sono in grado di interpolare lacune nei segnali e nei dati che risultano incompleti; questo risulta essenziale per la decisione e per l&#8217;azione in assenza dell&#8217;informazione completa. Questa operazione \u00e9 costante e continua al punto da essere utilizzata dai nostri sensi creandoci contiguit\u00e0 ed armonia.<\/p>\n<p>Altro meccanismo tipico \u00e9 quello di estrapolare, da segnali e dati andando verso stati futuri non ancora esperiti, una sorta di generalizzazione in altri contesti, ma non avendo un punto finale al quale riferirsi tali generalizzazioni sono altamente azzardabili e quindi non sempre attendibili.<\/p>\n<p>Nello spazio percettivo e concettuale \u00e9 possibile scoprire e creare oggetti viene data forma all&#8217;oggetto attraverso la sua persistenza che \u00e8 debitamente sostenuta da ipotesi di continuit\u00e0; tra gli oggetti percettivi e quelli concettuali la differenza essenziale \u00e8 che i primi sono definibili concreti mentre i secondi astratti. La la situazione si complica se si pensa che gli oggetti concreti hanno in s\u00e9 caratteri astratti, mentre gli oggetti astratti sono formati da concezioni che si basano su parti concrete.<\/p>\n<p>Dal momento che percezione e scienza non sono appropriate possono essere ambigue, stessi segnali possono creare ipotesi alternative, tale ambiguit\u00e0 pu\u00f2 essere a livello di segnale o a livello di dati a seconda di dove si sofferma l&#8217;attenzione, o di dove si pone la differenza ecc.<\/p>\n<p>Possono sorgere d&#8217;altro canto distorsioni a livello di segnale (per perdita d i calibratura) o a livello di dati, (dovute al grado di affidabilit\u00e0 nonch\u00e9 di approssimazione accettati nel momento che determinate conoscenze vengono trasferite alla situazione corrente). E&#8217; possibile d&#8217;altronde l&#8217;insorgere di paradossi generati da ingressi in conflitto o da ipotesi fatte a partire da assunti falsi o inadeguati. In ogni caso la nostra abilit\u00e0 a generare ipotesi percettive improbabili si rif\u00e0 all&#8217;esperienza che insegna che il campo del possibile \u00e9 molto vasto, pi\u00f9 delle stesse aspettative.<\/p>\n<p>Peraltro ci si pu\u00f2 trovare dinnanzi a pure supposizioni dal momento in cui date determinate perturbazioni vi pu\u00f2 essere un tempo di reazone-adeguamento (dovuto al fatto che esistono delle anticipazioni interne), che si discosta dall&#8217;inferenza interna, dal momento che tali finzioni non sono desunte da alcuna inferenza esterna. Le ipotesi sia scientifiche che percettive sono legate alla realt\u00e0 in modo estremamente indiretto, per via causale o per via inferenziale, la distorsione avviene sul dati.<\/p>\n<p>Per vedere le differenze tra le ipotesi scientifiche e quelle percettive si pu\u00f3 dire che le percezioni avvengono da una certa posizione privilegiata e scorrono in tempo reale; la scienza no \u00e8 basata sulla visione di un osservatore ma dal suo dissociarsi dalle proprie coordinate spazio-temporali.<\/p>\n<p>La percezione \u00e9 affidata all&#8217;evento e come tale irripetibile in modo assoluto; la scienza lavora per generalizzazioni. Mentre la percezione \u00e9 limitata ad oggetti concreti, la scienza utilizza anche oggetti astratti. Le percezioni non sono spiegazioni, mentre le concezioni teoriche possono essere esplicative, anche se nella concezione di von Foerster (19) la cognizione costruita sulla percezione stessa la va a modificare. Per concludere la percezione comprende la consapevolezza, anche se il suo ruolo \u00e8 per lo pi\u00f9 oscuro, mentre la scienza fisica esclude la consapevolezza. Quest&#8217;ultima sembra piuttosto essere un bisogno sociale o socializzante.<\/p>\n<p>Tra teoria e pratica nell&#8217;evoluzione della conoscenza.<\/p>\n<p>La scienza pu\u00f2 essere vista come la traccia lasciata dall&#8217;uomo, in una spirale senza fine, nel suo perenne tentativo di dare un senso all&#8217;esistenza, nell&#8217;intento di conservare la propria organizzazione dei processi interni (autopoiesi), alla ricerca senza tregua di un sistema predittivo che lo possa difendere dalle incombenze esterne.<\/p>\n<p>Ogni cultura porta con s\u00e9 una codifica di simboli e segni che costituendo una guida stabiliscono, regole e leggi e creano il contesto entro il quale \u00e8 possibile cercare il significato.<\/p>\n<p>\nGregory Bateson<br \/>\n<br \/>\nIn &#8220;Mente e Natura&#8221; Bateson (3) ci dice che la scienza \u00e9 un modo per percepire, organizzare, dare significato all&#8217;osservazione. ogni suddivisione ha la sua utilit\u00e0 e in ogni caso va a costituirsi come parte della realt\u00e0 , il sistema ricorsivo cos\u00ec si viene a determinare nella visione del mondo e delle strutture teoriche a cui fa riferimento, ed \u00e9 questo stesso sistema che riprocessandosi infinitamente ci da la dimensione del presente &#8220;reale&#8221;.<\/p>\n<p>Ogni modello \u00e9 una metafora che riproduce una parte del tutto, la scienza nel corso della sua storia si dimostra sempre pi\u00f9 una parziale metafora utilissima per orientarsi nel tentativo di costruire una realt\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo ricerca assiduamente la costanza della realt\u00e0 perch\u00e9 solo attraverso questa persistenza gli \u00e9 stato possibile costruirsi come essere vivente cosciente, la scienza gli ha dato la possibilit\u00e0 di costituire questa comune persistenza percettiva.<\/p>\n<p>Dalla scienza classica dove comprendere scientificamente un fenomeno voleva dire dare una soddisfacente spiegazione teorica, assoggettando il caso alla necessit\u00e0 , dove ogni spiegazione doveva individuare la regolarit\u00e0 , permettere predizioni, controlli su accadimenti futuri, dove le scoperte scientifiche erano le aspettative dello scienziato che interagiva con l&#8217;uomo oggetto, \u00e8 nata l&#8217;ottica lineare, atomista, riduzionista, propria di un modello medico, psicoanalitico e behaviouristico.<\/p>\n<p>Il modello sotteso era cos\u00ec di tipo associazionistico, una concezione psicologica che prevede la costituzione di ogni evento mentale attraverso l&#8217;analisi di dati sensoriali irriducibili tra loro connessi in virt\u00f9 di leggi associative particolari; una visione questa, di chiara matrice empirista, pietra angolare nello sviluppo delle teorie meccaniciste; secondo tali teorie infatti i dati sensoriali erano gli elementi base della conoscenza.<\/p>\n<p>\nPaul Feyerabend<br \/>\n<br \/>\nL&#8217;analisi fatta da Feyerabend (17) mette in luce i limiti della posizione classica che presupponeva essenzialmente due condizioni, la coerenza e l&#8217;invarianza di significato, solo violando questi principi, d&#8217;altronde arbitrari, ci si pu\u00f2 liberare dai presupposti estremamente vincolanti di una lettura lineare della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il monopolio dell&#8217;attuale &#8220;stato di realt\u00e0&#8221; \u00e9 difficilmente sovvertibile, per la semplice ragione che regge per la maggioranza, \u00e9 l&#8217;unica coscienza di s\u00e9 che conoscano attendibile. Trovarsi dinanzi ad altri modi di pensare \u00e9 per lo pi\u00f9 un&#8217;esperienza traumatica, la verit\u00e0 istituita \u00e9 messa in discussione, l&#8217;universo intero sembra vacillare, la reazione pi\u00f9 comune \u00e9 quella di arroccarsi sulle vecchie posizioni.<\/p>\n<p>Oggi un modello statico e conservativo, asettico, \u00e9 Inconciliabile col divenire<\/p>\n<p>irrefrenabile di un ottica cibernetica. il soggetto osservatore e i suoi valori sono considerati parte integrante del processo di osservazione, non \u00e8 pi\u00f9 possibile una separazione tra soggetto che osserva e mondo osservato.<\/p>\n<p>Il punto di vista \u00e9 cos\u00ec passato ad essere dinamico, relativistico, probabilistico e processuale, nonch\u00e9 evolutivo e complesso.<\/p>\n<p>\nEdgar Morin<br \/>\n<br \/>\nIn questo modo si raggiunge la scienza della complessit\u00e0 ; solo attraverso la dinamica del complesso si possono descrivere gli eventi dei sistemi naturali e sociali. La complessit\u00e0 \u00e9 altro dalla semplice complicazione, unica difficolt\u00e0 di rappresentazione, articolandosi attraverso l&#8217;irriducibilit\u00e0 del caso e del disordine, portando il sigillo del relativo, del pluralismo, abbracciando nozioni quali ordine, disordine e organizzazione, come afferma Morin (34) in un sistema che \u00e8 considerato pi\u00f9 e meno della somma delle sue parti. La complessit\u00e0 \u00e9 resa possibile dalla rinuncia ad una verit\u00e0 assoluta, alla distinzione tra vero e falso, alla comprensione, come ricorda Heinz von Foerster (18) che una descrizione implica necessariamente colui che la descrive, che il concetto di autoreferenzialit\u00e0 (autopoiesi del sistema) diviene imprescindibile.<\/p>\n<p>E&#8217; la teoria che crea la visione del mondo e definisce la realt\u00e0, organizzare i dati In un modo o in un altro equivale a definire realt\u00e0 differenti, il rapporto tra osservatore ed osservato diviene relativo, determinato ricorsivamente a seconda del metodo e dalla teoria adottati. Per dirla con Bateson (4), l&#8217;informazione e una differenza che crea una differenza, il dialogo e non la dialettica crea un processo scientifico.<\/p>\n<p>L&#8217;essere umano costruisce attivamente la propria realt\u00e0, la percezione non \u00e9 pi\u00f9 un fenomeno passivo ma diviene attivo. Ogni descrizione \u00e8 un&#8217;interpretazione, la conoscenza \u00e9 quindi definibile azione o, in altri termini, delimitazione di un contesto, scelta di un sistema di riferimento, costruzione di un universo descrittivo comune ecc.<\/p>\n<p>Determinante diviene conoscere le proprie convinzioni, le premesse di base, la teoria a cui ci si riferisce, la propria visione del mondo. Sono presupposti ben sistematizzati a guidare le singole azioni nonch\u00e9 le nostre osservazioni, ed \u00e9 la nostra modalit\u00e0 di conoscenza a determinare ci\u00f2 che vedremo ed il nostro modo di comportarci.<\/p>\n<p>Come Bateson (3) afferma non si pu\u00f2 sostenere di non avere un&#8217;epistemologia, chi lo sostiene ha soltanto una cattiva epistemologia. Qualunque atto linguistico non nasce per caso \u00e9 bens\u00ec guidato da una strategia che ha in s\u00e9 un fine, ogni atto porta un soggetto ed un oggetto, il fine, qualunque possa essere, \u00e9 parte dell&#8217;atto stesso, per parlare di qualunque forma di atto e quindi di vita \u00e9 necessario adottare un&#8217;epistemologia.<\/p>\n<p>\nKarl R. Popper<br \/>\n<br \/>\nDal punto di vista di K.R.Popper (36) la conoscenza non pu\u00f2 partire dal nulla -da una tabula rasa- e neppure dall&#8217;osservazione. L&#8217;avanzamento della conoscenza consiste principalmente nella modificazione di nostre conoscenze precedenti. Per molto tempo si \u00e9 rimasti legati a concezioni come quella sostenuta do Locke: &#8220;Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu&#8221;, avvallando strenuamente la posizione che solo l&#8217;esperienza, i dati della realt\u00e0, di per s\u00e9 fossero in grado di generare conoscenza.<\/p>\n<p>\nJohn Locke<br \/>\n<br \/>\nUn tale procedere della conoscenza non pu\u00f2 che essere di tipo induttivo, dall&#8217;osservazione alla teoria, l&#8217;ottica della complessit\u00e0 prevede al contrario un sistema deduttivo. Bateson (3) \u00e9 categorico nel definire l&#8217;esperienza: &#8220;Ogni scolaretto sa che non esiste esperienza oggettiva. Ogni esperienza \u00e8 soggettiva, ed \u00e9 il nostro cervello a costruire le immagini che noi crediamo di percepire.&#8221; Il nostro cervello costruisce esperienze di senso, non le registra, come sostiene Popper (3), non abbiamo un&#8217;osservazione, facciamo un&#8217;osservazione, ma qualunque costruzione si faccia questa deve poggiare su qualcosa che l&#8217;ha preceduta, le stesse osservazioni non esisterebbero se non ci fosse una conoscenza precedente da modificare.<\/p>\n<p>\nGeorge A. Kelly<br \/>\n<br \/>\nSono molteplici i modi di definire la conoscenza precedente da quadro di riferimento, a orizzonte di aspettative, strutture che danno senso, fino ad includere concezioni come i costrutti personali di G.A. Kelly. In ogni caso \u00e9 solo attraverso un&#8217;azione comparativa che prende valore una realt\u00e0 , o meglio un&#8217;azione correlativa che definisce un nuovo contesto significativo, che crea uno spazio verosimilmente attendibile entro il quale ci si definisce definendo la &#8220;realt\u00e0 &#8220;.<\/p>\n<p>Non deve stupire l&#8217;alta coesione dimostrata dagli individui attorno alla realt\u00e0 entro la quale ci si trova a vivere, essa se gode di grande attendibilit\u00e0 , questo infatti \u00e9 frutto di un&#8217;elaborata e costante opera di &#8220;promozione&#8221; sociale attraverso la quale si misura il consenso, (la realt\u00e0 sviluppata per consenso), background indispensabile della vita dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Come ci ricorda ancora Bateson (4) non sono gli impulsi che contano bens\u00ec le informazioni, cio\u00e8 le differenze che creano differenze, una mente recipiente vuoto, una mente tabula rasa non pu\u00f2 generare differenze, c&#8217;\u00e9 bisogno di una mente esperta in riconoscimenti, specializzata in confronti.<\/p>\n<p>Ancora una volta ritengo opportuno citare il pensiero di uno dei tanti protagonisti dell&#8217;ondata rivoluzionaria all&#8217;interno della scienza, Einstein (14) afferma: &#8220;\u00e9 alquanto errato cercare di costruire una teoria soltanto sulle grandezze osservabili: in realt\u00e0 accade proprio il contrario. E&#8217; la teoria a decidere cosa possiamo osservare&#8221;. D&#8217;altro canto la teoria non \u00e9 altro che un insieme di ipotesi che vengono formulate sulla base di conoscenze precedenti, cornici di riferimento, contesti, in una parola astrazioni create nel tentativo di dare ordine e significativit\u00e0, compartecipata per l&#8217;appunto all&#8217;interno della societ\u00e0, al Mato di realt\u00e0.<\/p>\n<p>\nBradford Keeney<br \/>\n<br \/>\nL&#8217;ipotesi passa per essere una sorta di &#8220;posizione meta&#8221; nei confronti dei dati di osservazione specificando ordini, livelli, contesti, significati, l&#8217;approfondimento epistemologico allo studio di determinate ipotesi ci porta a considerare Il livello del livello, l&#8217;ordine dell&#8217;ordine, il significato del significato, passando in questo modo per una gerarchia di seconda cibernetica, citando Bradford Keeney: &#8221; &#8230; ogni epistemologia si trover\u00e0 di fronte ad epistemologie di ordine pi\u00f9 elevato, le quali si troveranno di fronte ad epistemologie di ordine ancora pi\u00f9 elevato, e cos\u00ec via all&#8217;infinito. Ci\u00f2 fa pensare che le epistemologie siano processi ricorsivi, in quanto ogni tentativo di fissare un&#8217;epistemologia nello schermo della propria coscienza equivale inevitabilmente a dare l&#8217;avvio a successive indagini e modificazioni&#8221;.<\/p>\n<p>Per quanto concerne la temporalit\u00e0 dei processi percettivi e di costruzione di ipotesi ci sono molti esperimenti che dimostrano la priorit\u00e0 dell&#8217;aspettativa interna avvallata per altro dalla &#8220;teoria del faro&#8221; di Popper (36) in contrapposizione alla &#8220;teoria del recipiente, che considera l&#8217;osservazione procedere per generalizzazioni, associazioni e classificazioni fino a formulare un&#8217;ipotesi, dove invece le osservazioni sono subordinate alle ipotesi.<\/p>\n<p>\nRonald David Laing<br \/>\n<br \/>\nEcco emergere il primato della deduzione sull&#8217;induzione del pensiero, l&#8217;astrazione (ipotesi, teorie, astrazioni ecc.) sui dati. Dall&#8217;ipotesi che presuppone i dati si \u00e9 passati ai dati che presuppongono l&#8217;ipotesi, o come meglio suggerisce R.D. Laing, gi\u00e0 da me citato, chiamare i dati &#8220;presi&#8221; dato che sono le ipotesi a presupporre la loro esistenza.<\/p>\n<p>Vittorio Guidano afferma che dal punto di vista della teoria della mente l&#8217;elaborazione dell&#8217;informazione e il comportamento non sono pi\u00f9 considerati funzionalmente diversi ma vengono considerati mediati dagli stessi circuiti neuronali. cos\u00ec le strutture delegate alla formulazione del linguaggio si ritengono sottese anche alla sua comprensione, i processi della percezione sottendono quelli dell&#8217;immaginazione, i processi di pensiero quelli dell&#8217;attivit\u00e0 motoria il tutto a dimostrare un&#8217;interconnessione continua tra differenti parti funzionali del cervello, anzi una compartecipazione estesa di parti differenti al medesimo compito.<\/p>\n<p>\nFrancisco Varela<br \/>\n<br \/>\nLa conoscenza come azione nel pensiero di Maturana e Varela (28).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo tende a vivere in un mondo di certezze dove la percezione \u00e9 continuamente consolidata dalle convinzioni, prove continue queste di una realt\u00e0 oggettiva, \u00e9 la nostra situazione quotidiana, la nostra condizione culturale, non sembrano possibili alternative, d&#8217;altro canto ogni individuo \u00e9 radicato in una propria struttura biologica per cui ogni esperienza di certezza \u00e9 un fenomeno Individuale in una solitudine superabile unicamente attraverso il mondo che si crea con essa.<\/p>\n<p>Molti sono gli esperimenti che permettono di prendere coscienza di come non percepiamo di non percepire, non ci rendiamo conto di come ci siamo adattati all&#8217;universo che conosciamo. In questi esperimenti diviene importante comprendere come gli stati di attivit\u00e0 neuronale innescati da diverse perturbazioni siano determinati, in ogni persona, dalla sua struttura individuale e non dalle caratteristiche dell&#8217;agente perturbatore, in altre parole l&#8217;uomo \u00e9 una macchina non banale e come tale la sua storia biologica, sociale e personale \u00e9 parte integrale della sua esperienza percettiva.<\/p>\n<p>La conoscenza non pu\u00f2 essere intesa come se al di fuori di noi ci fossero fatti ed oggetti che possano essere presi ed immessi nella propria testa. L&#8217;esperienza di qualcosa l\u00e0 fuori \u00e8 convalidata in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile la &#8220;cosa&#8221; che scaturisce nella descrizione. Sopratutto possiamo affermare che ogni atto di conoscenza ci porta un mondo fra le mani, ogni azione \u00e9 conoscenza ed ogni conoscenza \u00e9 azione.<\/p>\n<p>Attraverso l&#8217;esperienza del linguaggio noi entriamo in una profonda riflessione che \u00e9 un atto di conoscenza ed \u00e8 un&#8217;azione fatta per qualcuno, ogni cosa detta \u00e9 detta per qualcuno. Non \u00e9 necessario ricordare quanto sia determinante il contatto fisico, l&#8217;azione del toccar con mano, dell&#8217;esperienza sensoriale, continua conferma del nostro esserci, indispensabile alla sopravvivenza, la conoscenza viene a costruirsi attraverso tale esperienza protratta, nonch\u00e9 attraverso la capacit\u00e0 astrattiva della stessa da parte dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Due concetti chiave emergono: a) &#8221; Ogni azione \u00e9 conoscenza ed ogni conoscenza \u00e9 azione&#8221;.<\/p>\n<p>b)&#8221;Ogni cosa detta \u00e9 detta per qualcuno.&#8221;<\/p>\n<p>Il fatto sostanziale \u00e9 considerare la conoscenza come l&#8217;azione di colui che conosce, le sue radici sono nell&#8217;essere vivente e nella sua organizzazione.<\/p>\n<p>L&#8217;atto di indicare qualunque ente, oggetto, cosa o unit\u00e0 \u00e8 legato alla realizzazione di un atto di distinzione, che separa da tutto il resto ci\u00f2 che viene indicato. Ogni volta che ci riferiamo a qualcosa, implicitamente o esplicitamente, mettiamo in evidenza un criterio di distinzione che indica ci\u00f2 di cui parliamo ed evidenzia le sue propriet\u00e0 come ente, unit\u00e0 o oggetto.<\/p>\n<p>Una unit\u00e0 (entit\u00e0, oggetto) \u00e9 definita da un atto di distinzione. Pertanto, ogni volta che facciamo riferimento ad una unit\u00e0, nelle nostre descrizioni, \u00e9 implicita l&#8217;operazione di distinzione che la definisce e la rende possibile.<\/p>\n<p>In un cambiamento di ottica attraverso i nuovi orizzonti dell&#8217;organizzazione del vivente viene utile focalizzarsi attorno all&#8217;organizzazione stessa, questa infatti non \u00e9 nient&#8217;altro che quell&#8217;insieme di relazioni che devono esistere o devono verificarsi perch\u00e9 esista qualcosa.<\/p>\n<p>Gli esseri viventi sono caratterizzati infatti dalla propria organizzazione interna capace di riprodurre continuamente se stessa, un tale processo \u00e9 definito organizzazione autopoietica. In una cellula, ad esempio, possiamo riscontrare da un lato una rete di trasformazioni dinamiche che producono I suoi stessi componenti, condizione di possibile formazione di un contorno, dall&#8217;altro il contorno stesso che \u00e9 la condizione per cui avviene la rete di trasformazioni che ha prodotto l&#8217;unita. La caratteristica pi\u00f9 peculiare di un sistema autopoietico \u00e9 che si mantiene coi suoi stessi mezzi e si costituisce come distinto dall&#8217;ambiente circostante.<\/p>\n<p>Per organizzazione di un sistema si intende l&#8217;insieme dei rapporti che devono esistere fra i componenti perch\u00e9 si possa dire appartenente ad una particolare classe; la struttura di un sistema \u00e9 invece l&#8217;insieme dei rapporti e dei componenti che, concretamente, costituiscono una unit\u00e0 particolare nella realizzazione della sua organizzazione. i sistemi viventi sono definibili autonomi grazie alla loro autopoiesi. Nell&#8217;essere vivente produttore e prodotto sono copresenti nella stessa organizzazione che li determina.<\/p>\n<p>Si assiste un fenomeno storico ogni volta che, in un sistema, uno stato deriva dalla modificazione di uno stato precedente. Qualunque dinamica di un sistema nel presente pu\u00f2 essere spiegata attraverso le relazioni tra le sue parti e le regolarit\u00e0 tra le sue interazioni. Per osservare un sistema nelle sue interazioni si deve ipotizzare una distanza di osservazione, ma genesi e storia di un sistema non sono facilmente osservabili, risalendo alla riproduzione che ne ha dato origine si possono distinguere differenti modalit\u00e0 duplicative: la replica che pu\u00f2 generare ripetutamente unit\u00e0 della stessa classe, con unit\u00e0 indipendenti storicamente; la copia quando uno stesso modello viene utilizzato per fare molte copie; la riproduzione quando una unit\u00e0 subisce una divisione che d\u00e0 come risultato due unit\u00e0 della stessa classe.<\/p>\n<p>L&#8217;eredit\u00e0 di un sistema \u00e9 l&#8217;invarianza, attraverso le generazioni, di qualunque aspetto strutturale in una discendenza di unit\u00e0 storicamente collegate, ogni volta che si ha una serie storica si ha il fenomeno ereditario. La determinazione storica di un sistema recupera a livello cellulare, tra le altre cose, il concetto di Informazione genetica constatando che \u00e9 una fitta rete di interazioni che caratterizza una cellula non uno solo dei suoi componenti, sarebbe come dire che la politica di un paese ne determina la sua storia; questo non \u00e9 vero in assoluto, \u00e9 una componente essenziale ma non contiene l&#8217;informazione che ne caratterizza la storia.<\/p>\n<p>L&#8217;ontogenesi di un sistema \u00e9 la storia del cambiamento di struttura di un&#8217;unit\u00e0 finch\u00e9 questa non perde la sua organizzazione. Nel momento che due sistemi si troveranno ad interagire produrranno una storia di mutui cambiamenti strutturali (finch\u00e9 non si disintegreranno), si parla allora di accoppiamento strutturale.<\/p>\n<p>Il tipo di accoppiamento strutturale raggiunto \u00e9 lo stato presente della storia di trasformazioni strutturali della filogenesi a cui appartiene, un continuo mantenere da parte del sistema dell&#8217;accoppiamento strutturale con l&#8217;ambiente, la nicchia, nel quale si trova ad operare.<\/p>\n<p>La vita di un organismo pluricellulare come unit\u00e0 si realizza nel funzionamento dei suoi componenti ma non \u00e9 determinata dalle sue propriet\u00e0. Come un organismo pluricellulare cos\u00ec anche il sistema nervoso obbedisce a leggi che ne regolano il funzionamento all&#8217;interno del sistema di cui fa parte, non \u00e9 possibile perdere di vista le radici organiche del sistema nervoso e l&#8217;ambiente dove si trova ad operare.<\/p>\n<p>Ogni organizzazione autopoietica possiede una chiusura funzionale nella cui struttura la loro identit\u00e0 \u00e9 determinata da una rete di processi dinamici i cui effetti non escono da tale rete. L&#8217;organizzazione autopoietica di un sistema assicura, nella chiusura funzionale dello stesso, la sopravvivenza storica nonch\u00e9 biologica dell&#8217;organismo.<\/p>\n<p>Senza una comprensione adeguata dei meccanismi storici di trasformazione strutturale non \u00e9 possibile una comprensione del fenomeno della conoscenza. I cambiamenti strutturali di un particolare essere vivente costituiscono la sua ontogenesi, nella propria storia ogni sistema parte con una struttura che condiziona e delimita i cambiamenti strutturali che tali interazioni provocano in esso.<\/p>\n<p>Le perturbazioni dell&#8217;ambiente, la nicchia, non contengono in s\u00e9 un espressione dei suoi effetti sull&#8217;essere vivente, \u00e9 quest&#8217;ultimo al contrario che, con la sua struttura, determina il suo stesso cambiamento in rapporto alla perturbazione. Allo stesso modo l&#8217;essere vivente \u00e9 a sua volta agente perturbante nei confronti dell&#8217;ambiente. Uno scienziato non pu\u00f3 che occuparsi di sistemi strutturalmente determinati, sistemi nei quali tutti i cambiamenti sono determinati dalla loro struttura.<\/p>\n<p>La struttura di un&#8217;unit\u00e0 esprime quattro dominii differenti:<\/p>\n<p>a) Dominio dei cambiamenti di stato, tutti i cambiamenti strutturali che una struttura pu\u00f2 sopportare senza cambiare la propria organizzazione.<\/p>\n<p>b) Dominio dei cambiamenti distruttivi, dove l&#8217;unit\u00e0 perde la sua originale organizzazione scomparendo come unit\u00e0.<\/p>\n<p>c) Dominio di perturbazioni, tutte quelle interazioni che provocano cambiamenti di stato.<\/p>\n<p>d) Dominio di interazioni distruttive.. perturbazioni che provocano un cambiamento distruttivo.<\/p>\n<p>Questo continuo processo in differenti dominii \u00e9 stato definito accoppiamento strutturale tipico dell&#8217;ontogenesi di ogni unit\u00e0 dinamica. il determinismo e l&#8217;accoppiamento strutturale di un sistema si realizzano entro la propria auto- conservazione (autopoiesi) che li definisce tutto quanto d&#8217;altro canto \u00e9 subordinato a tale conservazione.<\/p>\n<p>Il mezzo, o meglio l&#8217;ambiente (nicchia), pu\u00f2 essere considerato come un continuo selezionatore di cambiamenti strutturali che l&#8217;organismo subisce nella sua ontogenesi. L&#8217;accoppiamento strutturale \u00e9 sempre reciproco ogni organismo interessato subisce trasformazioni. L&#8217;ontogenesi di un organismo \u00e9 la discendenza di cambiamento strutturale con invarianza di organizzazione, pertanto con conservazione di adattamento.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione \u00e9 una discendenza naturale, prodotto dell&#8217;invarianza dell&#8217;autopoiesi e dell&#8217;adattamento, come nelle leggi del caso non \u00e9 necessario un intervento esterno per generare diversit\u00e0 ne una guida per spiegare la direzione ne si deve pensare ad un percorso che ottimizzi date qualit\u00e0 degli esseri viventi.<\/p>\n<p>Dominii comportamentali dell&#8217;organismo autopoietico.<\/p>\n<p>Non \u00e9 possibile vivere in una realt\u00e0 dove ci si \u00e9 organizzati, dove ogni individuo inneggia al libero arbitrio personale, pretendendo di rimaner fuori allo stesso tempo dal determinismo. O si accetta una realt\u00e0 strutturalmente determinata e si rifiuta l&#8217;idea del libero arbitrio assoluto, o la realt\u00e0 cos\u00ec come noi l&#8217;intendiamo non pu\u00f2 esistere.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di predizione \u00e8 considerata lo stato attuale di qualunque sistema stiamo osservando dal quale \u00e9 possibile dedurre uno stato futuro risultante della sua dinamica strutturale osservabile; una predizione rivela dunque ci\u00f2 che degli osservatori si aspettano di vedere, cosa differente dal determinismo strutturale che opera al contrario nel presente.<\/p>\n<p>E&#8217; essenziale non dimenticare il ruolo di osservatori che teniamo ogni volta che ci troviamo ad osservare un sistema, per cui ci\u00f2 che ci sembra necessario ed inevitabile rientra come materiale predittivo, mentre ci\u00f2 che ci pare casuale ci rende incapaci di previsioni. Nel determinismo strutturale non rientra la possibilit\u00e0 di esaminare<\/p>\n<p>Il sistema al di fuori del suo presente strutturale, il passato come interazioni avvenute ed il futuro come come interazioni che avverranno sono dimensioni puramente descrittive e non funzionali.<\/p>\n<p>E&#8217; stato messo in luce che il funzionamento del sistema nervoso \u00e9 espressione della sua interconnessione interna (struttura di collegamento), il comportamento si origina secondo il modo con cui si stabiliscono in esso le relazioni con l&#8217;attivit\u00e0 interna della mente.<\/p>\n<p>La plasticit\u00e0 strutturale di un sistema \u00e9 frutto della storia di interazioni che hanno dato origine ad una successione specifica di cambiamenti strutturali. Semplici azioni che li per li possono non dare adito all&#8217;ipotesi di un modellamento di plasticit\u00e0 strutturale si dimostrano al contrario mosse essenziali nella vita del sistema.<\/p>\n<p>L&#8217;ontogenesi di un essere vivente consiste nella sua continua trasformazione strutturale in una giostra continua tra accoppiamento strutturale con l&#8217;ambiente da un lato, nel tentativo di non perdere la propria autopoiesi, e dall&#8217;altra seguendo un percorso selezionato dalla storia di interazioni e conseguenti cambiamenti strutturali che il sistema ha conseguito.<\/p>\n<p>In effetti ci si trova dinnanzi ad un grosso dubbio dal momento che si sostiene che la mente dell&#8217;uomo non pu\u00f2 che formarsi delle rappresentazioni del mondo, dimenticando per\u00f2 che senza un ordine da seguire, un universo obbiettivo, saremmo in balia della confusione.<\/p>\n<p>Due tranelli si prospettano; da un lato il supporre una mancanza di informazione dietro il fenomeno conoscitivo, con il rischio seguente di finire nel solipsismo ingenuo; dall&#8217;altro una realt\u00e0 &#8220;preconfezionata&#8221; che aspetta di essere scoperta, il che ci porterebbe al realismo ingenuo.<\/p>\n<p>Non si deve dimenticare un presupposto fondamentale: &#8220;Tutto ci\u00f2 che \u00e8 detto \u00e9 detto da un osservatore ed \u00e9 detto per qualcuno.&#8221; Uscendo dall&#8217;opposizione precedente si pu\u00f2 passare ad un contesto pi\u00f9 ampio, infatti come osservatori possiamo vedere unit\u00e0 in dominii differenti, a seconda delle distinzioni che si fanno si ottengono differenti universi di discorso. Ci\u00f2 che viene a cambiare da tale tipo di organizzazione plastica \u00e8 il limite del punto di vista dell&#8217;osservatore che ha in s\u00e9 dei vincoli, ma come ogni nuova premessa porta con s\u00e9 anche nuove possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Da tale descrizione fatta il comportamento di una persona passa ad essere l&#8217;insieme dei cambiamenti di atteggiamento o posizione, che un osservatore descrive come movimenti o azioni in relazione ad un ambiente determinato. Quello che chiamiamo comportamento, osservando i cambiamenti di stato di un organismo, corrisponde alla descrizione che facciamo dei movimenti che riscontriamo in un ambiente che segnaliamo. il comportamento non corrisponde a qualcosa che l&#8217;individuo fa in s\u00e9, ma piuttosto qualcosa che noi segnaliamo. Dipende dunque dall&#8217;ambiente in cui viene descritto un dato comportamento il poterlo definire adeguato o meno. Il sistema nervoso ha la capacit\u00e0 di espandere il possibile dominio di comportamenti di un individuo.<\/p>\n<p>Come osservatori esterni siamo portati a prestare maggior attenzione a ci\u00f2 che \u00e9 maggiormente accessibile, le perturbazioni esterne, considerandolo determinante, mentre ci\u00f2 che conta effettivamente \u00e9 l&#8217;organizzazione interna di tali dati percettivi, le perturbazioni esterne possono unicamente modulare la costante dinamica di equilibri Interni.<\/p>\n<p>Affermando che il comportamento \u00e9 la descrizione, fatta da un osservatore, dei cambiamenti di stato di un sistema, rispetto ad un mezzo che si verifica per compensare una perturbazione esterna, diciamo implicitamente che il sistema nervoso non inventa il comportamento bens\u00ec lo amplia notevolmente. Per comprendere tale affermazione \u00e9 necessario recuperare in parte la storia filogenetica del sistema nervoso andando a scoprire che nasce nel tentativo di mettere in relazione, in un essere vivente, la struttura sensoriale con la struttura motoria costituendosi come rete connettiva sensomotoria. Con la mediazione di tale struttura si \u00e9 reso possibile l&#8217;aumento del dominio comportametale di un essere vivente.<\/p>\n<p>Il sistema nervoso \u00e9 dotato di una sua organizzazione funzionale, il suo compito consiste nel mantenere costanti determinate relazioni tra le sue componenti interne rispetto alle continue perturbazioni che producono sia le dinamiche interne che le interazioni dell&#8217;organismo di cui fa parte, un mantenere costanti certe relazioni tra tra elementi sensoriali e motori al momento perturbati dalla pressione esterna. ogni comportamento \u00e8 una visione esteriore della danza di relazioni interne dell&#8217;organismo.<\/p>\n<p>Tutto il funzionamento del sistema nervoso \u00e9 coerente con il suo essere parte di una unit\u00e0 autonoma, in cui ogni stato porta ad un ulteriore stato in un funzionamento circolare o chiusura funzionale. ogni processo di conoscenza non pu\u00f2 che essere fondato sull&#8217;organismo considerato come unit\u00e0 o in chiusura funzionale a livello di sistema nervoso, ogni conoscenza \u00e9 dunque un&#8217;azione, mediante correlazioni sensomotorie, all&#8217;interno dell&#8217;accoppiamento strutturale in cui si viene a trovare.<\/p>\n<p>IL sistema nervoso \u00e8 un sistema in continuo cambiamento strutturale, \u00e9 dunque dotato di plasticit\u00e0 , non esiste interazione, n\u00e9 accoppiamento che non abbia effetto sul funzionamento del sistema nervoso come risultato dei cambiamenti strutturali che provoca in esso, ogni individuo viene modificato da qualunque esperienza che metta in gioco il sistema nervoso a livello della propria plasticit\u00e0.<\/p>\n<p>Il senso della plasticit\u00e0 strutturale di tale sistema risiede non tanto nella capacit\u00e0 schematica di rappresentarsi Il mondo quanto piuttosto nella capacit\u00e0 di rimanere congruente con le trasformazioni del mezzo come risultato dell&#8217;influenza di ogni interazione. Per un osservatore esterno il comportamento del sistema appare adeguato ai cambiamenti del mezzo, in questi termini viene considerato apprendimento, allo stesso modo anche i cambiamenti strutturali appaiono corrispondenti alle circostanze delle interazioni dell&#8217;organismo. Al contrario per il sistema nervoso esiste un&#8217;unica evoluzione strutturale continua che segue la via lungo la quale, in ogni momento, viene conservato l&#8217;accoppiamento strutturale (adattamento) dell&#8217;organismo con il suo mezzo di interazione.<\/p>\n<p>Il potenziale dei comportamenti possibili di un organismo \u00e9 determinato dalla sua struttura, poich\u00e9 \u00e9 questa che determina i suoi dominii di interazioni. ogni volta che si riscntra un comportamento indipendente dalla storia delle interazioni, si dice che tali strutture sono determinate geneticamente e che tali comportamenti se presenti, dal momento che no sono relazionabili tra organismo e ambiente, si dice che appartengono al dominio istintuale dell&#8217;organismo. Se al contrario le strutture che permettono un certo comportamento fra i membri di una certa specie si sviluppano unicamente dietro a storie di interazioni si dice che le strutture non sono pi\u00f9 filogenetiche bens\u00ec ontogenetiche e quindi i comportamenti sono detti appresi.<\/p>\n<p>I differenti tipi di comportamenti, istintivi ed appresi, non sono distinguibili tra loro se non essendo a conoscenza della storia strutturale relativa, nel funzionamento presente del sistema nervoso non esiste una tale distinzione.<\/p>\n<p>Quanto detto porta a considerare l&#8217;apprendimento come uno espressione dell&#8217;accoppiamento strutturale che mantiene costante il funzionamento dell&#8217;organismo nel mezzo in cui si trova. Si parla di conoscenza ogni volta che si osserva un comportamento adeguato In un contesto preciso, In un dominio che definiamo con una domanda (esplicita o implicita) che formuliamo come osservatori.<\/p>\n<p>Il valore dei cambiamenti strutturali provocati nell&#8217;organismo \u00e9 in relazione con l&#8217;effetto atteso dall&#8217;osservatore; In quest&#8217;ottica qualunque comportamento osservato pu\u00f2 essere considerato, da un osservatore, come un atto conoscitivo, lo stesso atto di vivere \u00e8 conoscere nell&#8217;ambito dell&#8217;esistenza, si pu\u00f2 dire che vivere \u00e8 conoscere, vivere \u00e9 azione effettiva nel dominio dell&#8217;essere vivente.<\/p>\n<p>In altre parole il sistema nervoso partecipa ai fenomeni conoscitivi in due modi differenti; il primo tramite l&#8217;ampliamento del dominio di stati possibili dell&#8217;organismo che discende dalla enorme diversit\u00e0 di configurazioni sensomotorie possibili al sistema nervoso, chiave della sua partecipazione al funzionamento dell&#8217;organismo; il secondo tramite la apertura a nuove dimensioni di accoppiamento strutturale che rende possibile l&#8217;associazione di una grande diversit\u00e0 di stati Interni con la diversit\u00e0 delle interazioni in cui pu\u00f2 entrare.<\/p>\n<p>La comunicazione come fenomeno sociale.<\/p>\n<p>Lungo l&#8217;ontogenesi di un organismo possono formarsi interazioni in accoppiamento strutturale che favoriscono il mantenimento dell&#8217;individualit\u00e0 nell&#8217;organismo stesso. Quando si verificano accoppiamenti fra organismi con sistema nervoso si ha una particolare fenomenologia definita di terzo ordine. In questo ambito d i interazioni si assiste a fenomeni differenti legati agli sviluppi ontogenetici differenti dei singoli organismi. i fenomeni sociali sono associati a ad accoppiamenti di terzo ordine, quando si stabiliscono unit\u00e0 di terzo ordine si viene a generare una fenomenologia interna particolare che si basa sul fatto che gli organismi che compongono tali unit\u00e0 realizzano le loro ontogenesi individual i fondamentalmente tramite i loro mutui accoppiamenti nella rete di interazioni reciproche che formano assieme nel costituire le unit\u00e0 di terzo ordine.<\/p>\n<p>Possiamo definire comunicazione la mutua induzione di comportamenti coordinati che si verifica fra i membri di una unit\u00e0 sociale. La comunicazione \u00e9 di per s\u00e8 del tutto simile alle dinamiche riscontrabili in altri comportamenti, unicamente si sviluppa nel dominio dell&#8217;accoppiamento sociale. Ogni accoppiamento \u00e9 di per s\u00e9 unico perch\u00e9 ogni individuo porta un proprio dominio formatasi dalla comunione in interazioni differenti di dominii diversi.<\/p>\n<p>Attraverso l&#8217;imitazione, tendenza propria ed unica dei vertebrati \u00e9 permesso ad un organismo di interagire, attraverso generalizzazioni successive, andando oltre la propria ontogenesi e mantenendosi al contempo inalterato attraverso generalizzazioni successive.<\/p>\n<p>Come affermato si pu\u00f3 parlare di comunicazione ogni volta che c&#8217;\u00e9 coordinazione tra differenti comportamenti in un dominio di accoppiamento strutturale, non esiste pertanto trasmissione di informazione, ogni persona dice ci\u00f2 che dice ed ascolta ci\u00f2 che ascolta secondo la propria determinazione culturale; il fenomeno della comunicazione non dipende da quello che si trasmette ma da quello che accade con chi riceve.<\/p>\n<p>Ogni configurazione comportamentale acquisita ontogeneticamente, in dinamiche comunicazionali socialmente diffuse, che risulti stabile attraverso generazioni differenti sar\u00e0 definita comportamento culturale. Imitazione e selezione comportamentale sono i mezzi attraverso i quali si realizza il fenomeno ontogenetico dell&#8217;acculturamento.<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 dei sistemi sociali umani dipende dalla conservazione dell&#8217;adattamento degli esseri umani intesi non solo come organismi ma anche com componenti dei dominii linguistici che costituiscono.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 parlare dei comportamenti di un organismo, le interazioni fra loro si verificano solo come una mutua provocazione di cambiamenti di stato secondo le determinazioni strutturali presenti, che restano dunque delle descrizioni semantiche, altra cosa \u00e9 parlare del funzionamento dell&#8217;organismo. Tra loro gli organismi interagendo generano accoppiamenti sociali ove si trovano a realizzare le reciproche autopoiesi, i comportamenti che vengono a generarsi in tali dominii sono comunicativi per definizione e sono distinguibili in innati ed acquisiti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 determinante nel coordinamento comportamentale \u00e9 il significato di ci\u00f2 che l&#8217;osservatore pu\u00f2 vedere nei comportamenti e non nell&#8217;accoppiamento strutturale stesso. Tale qualit\u00e0 presente nei comportamenti comunicativi ontogenetici di poter sembrare semantici rientra nel dominio linguistico.<\/p>\n<p>Ogni volta che un osservatore descrive i comportamenti di interazione tra organismi come se il significato da lui dato determinasse il corso delle interazioni si ha una descrizione semantica. Sono definibili linguistici quei comportamenti comunicativi ontogenetici, che si realizzano in un accoppiamento strutturale ontogenetico fra organismi che un osservatore pu\u00f2 descrivere in termini semantici. Il dominio linguistico d i un organismo \u00e9 il dominio di tutti i suoi comportamenti linguistici.<\/p>\n<p>Il linguaggio ha in s\u00e9 la capacit\u00e0 di modificare radicalmente i dominii comportamentali umani rendendo possibili nuovi fenomeni come la riflessione e la coscienza, il linguaggio permette di descrivere se stesso a colui che lo usa. osservando un comportamento In un dominio linguistico come osservatori possiamo considerare tale interazione secondo criteri semantici come se Indicasse o denotasse qualcosa del mezzo, generalmente le parole denotano elementi del dominio comune, oggetti, stati d&#8217;animo, intenzioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e9 fondamentale perch\u00e9 per comprendere la logica delle premesse \u00e8 che l&#8217;osservatore vede che le descrizioni possono essere fatte considerando le altre descrizioni come se fossero oggetti o elementi di interazione, lo stesso dominio diviene parte del mezzo di interazioni possibili. il dominio semantico diventa parte del mezzo in cui coloro che operano in esso conservano il loro adattamento.<\/p>\n<p>Gli esseri umani esistono in quanto operano nel linguaggio e conservano il loro adattamento nel dominio dei significati che questo gli crea. Negli esseri umani il linguaggio \u00e9 il mezzo per riconoscere e riconoscersi in un mondo di interazioni linguistiche ricorrenti sempre aperto. Operiamo nel linguaggio quando un osservatore vede che consideriamo come oggetti di nostre distinzioni linguistiche elementi del nostro dominio linguistico.<\/p>\n<p>Nella filogenesi dell&#8217;uomo il linguaggio comparve in funzione della sua storia di animale sociale, questo infatti con la sua capacit\u00e0 di tessere una trama d i descrizioni, in modo ricorrente, \u00e9 un meccanismo che permette ad ogni individuo che si allontani dal gruppo per periodi pi\u00f9 o meno lunghi, per la caccia o la raccolta, di &#8220;portarsi&#8221; con s\u00e9 il gruppo senza la continua interazione fisica con esso. il dominio linguistico ha in s\u00e9 il meccanismo che permette il coordinamento comportamentale ontogenetico attraverso la sua costruzione nel fenomeno culturale.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ipotizzare che l&#8217;evoluzione degli ominidi sia avvenuta proprio attraverso la continua cooperazione ed il coordinamento del comportamento acquisito. L&#8217;atteggiamento di riflessione, la partecipazione degli ominidi al dominio linguistico sono questi gli atteggiamenti che al pari dell&#8217;azione hanno determinato il coordinamento comportamentale.<\/p>\n<p>Nella vita di tutti i giorni la mente dell&#8217;uomo organizza tutta una serie di riflessioni definite coscienza che da un lato sono direttamente collegate all&#8217;azione del linguaggio, dall&#8217;altra pur poggiando sul dominio linguistico per la sua manifestazione si organizza in base a differenti stati interni del sistema nervoso difficilmente accessibili.<\/p>\n<p>Nella rete di interazioni linguistiche in cui ci troviamo viene mantenuto un continuo riferimento descrittivo che chiamiamo &#8220;io&#8221;, questo ci permette di conservare una coerenza operativa linguistica ed un adattamento nel dominio del linguaggio. In questi termini il sistema vivente ad ogni livello \u00e9 organizzato in modo da produrre regolarit\u00e0 interne, la coerenza funzionale raggiunta \u00e8 ci\u00f2 che consideriamo coscienza e mente.<\/p>\n<p>Le parole sono dunque azioni non sono cose manipolabili, sono le nostre interazioni ricorrenti che stabiliscono la nostra capacita soggettiva di accoppiarci strutturalmente al mondo, solo dinnanzi un fallimento siamo consapevoli del lavoro ingente che continuamente operiamo nel manipolare il nostro universo conoscitivo, la coscienza e la mente appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed \u00e9 li che si realizza la loro dinamica, \u00e9 la rete di interazioni linguistiche che ci rende come siamo.<\/p>\n<p>E&#8217; all&#8217;interno del linguaggio stesso che l&#8217;atto conoscitivo, nell&#8217;atto comportamentale che costituisce il linguaggio, porta il mondo a noi. Ci realizziamo attraverso il linguaggio perch\u00e9 siamo nel linguaggio in un continuo essere immersi nei mondi linguistici e semantici coi quali veniamo a contatto.<\/p>\n<p>Il mondo esperienziale risulta essere tra i limiti dei rappresentazionisti (obiettivisti) da un lato, e solipsisti (idealisti) dall&#8217;altro; nella via di mezzo si pu\u00f2 trovare un giusto equilibrio, la regolarit\u00e0 del mondo. Le nostre visioni del mondo non conservano i registri delle loro origini. Ogni regolarit\u00e0 in un accoppiamento di un gruppo sociale costituisce la sua tradizione biologica e culturale, per questo la tradizione \u00e9 oltre un modo di vedere anche un modo di nascondere, se questa infatti s i basa su ci\u00f2 che una storia strutturale ha accumulato come ovvio e regolare, ogni riflessione permette di vedere solo ci\u00f2 che \u00e9 ovvio, agisce solo su ci\u00f2 che perturba tale regolarit\u00e0.<\/p>\n<p>La conoscenza della.conoscenza obbliga. ogni atto umano si realizza tramite il linguaggio. Ogni atto, tramite il linguaggio, ci porta a contatto del mondo che creiamo, con gli altri, nell&#8217;atto della convivenza che d\u00e0 origine all&#8217;essere umano; perci\u00f2 ogni atto umano ha senso etico. Questo legame fra gli esseri umani \u00e9, in ultima analisi, il fondamento di ogni etica come riflessione sulla legittimit\u00e0 della presenza dell&#8217;altro. E&#8217; meglio dire che non \u00e8 la conoscenza, ma la conoscenza della conoscenza ci\u00f2 che obbliga.<\/p>\n<p>Sistemi e loro autocreazione di significato attraverso il rumore. Atlan (2) e i sistemi auto-organizzati.<\/p>\n<p>Nella costruzione della logica del senso di un sistema si arriva a definire &#8220;chiusura funzionale&#8221; la sua operativit\u00e0 interna, ed autocreazione di significato la sua autonomia nel denotare di significati l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Il sistema nervoso, come ogni tipo di sistema d&#8217;altronde, non \u00e9 concepibile in termini assoluti di sistema chiuso, ma l&#8217;unico modo che si possiede per parlarne \u00e9 quello di definirlo come sistema dotato di una specifica forma di chiusura operazionale, dove le conseguenze delle operazioni del sistema sono le operazioni del sistema, in una situazione di completo autoriferimento; una chiusura cos i intesa non prevede isolamento.<\/p>\n<p>Un sistema funzionalmente chiuso \u00e9 un sistema che presuppone una certa organizzazione, viene a definirsi attraverso la formazione di determinati vincoli, frutto di distinzioni operazionali. L&#8217;azione, partendo da una distinzione iniziale, mette in atto un processo unicamente agito, non pensato, privo ancora di organizzazione ma destinato ad<\/p>\n<p>Sembra intuitivo pensare che la presa di coscienza da parte dell&#8217;ind ividuo sia, non tanto in funzione di s\u00e9. bens\u00ec dell&#8217;atto comunicativo rivolto verso l&#8217;esterno; l&#8217;organizzazione cosciente dell&#8217;individuo \u00e9 unicamente in funzione dell&#8217;atto comunicativo, per altro verso rimarrebbe inconscia. E&#8217; comunque sempre presente un azione organizzatrice che deve presenziare ad un fine da tener presente nel corso dell&#8217;azione.<\/p>\n<p>L&#8217;azione dell&#8217;azione \u00e9 la creazione di un contesto che d\u00e0 un senso, denota l&#8217;atto e lo connota in funzione di un suo eventuale recupero, la denotazione dell&#8217;atto \u00e9 la contestualizzazione, la creazione di una forma &#8220;contenitiva&#8221;, mentre la connotazione \u00e9 unicamente un&#8217;operazione di codifica attraverso la nominalizzazione.<\/p>\n<p>\nGregory Bateson<br \/>\n<br \/>\nPrendendo in prestito il modello di pensiero di Bateson (3) &#8220;forma e processo&#8221; voglio sviluppare un modello operazionale che si basa sull&#8217;azione. Per tramite della sua chiusura operazionale il sistema pu\u00f2 generare una distinzione che \u00e9 inseparabile dal suo operato. La concezione del cervello come processore che lavora In parallelo mette In chiaro che un processo organizzativo ad un certo livello, eseguito nell&#8217;intento di dare un senso ad una particolare azione, non precluda la possibilit\u00e0 di contestualizzare contemporaneamente ed in modo differente la stessa azione ad un altro livello.<\/p>\n<p>Lo stato di veglia pu\u00f2 venir considerato come un insieme articolato di stati funzionali capaci di operare contemporaneamente nella definizione del significato e la contestualizzazione dell&#8217;azione, presa in considerazione, una sfaccettatura di un multimodello multivettoriale.<\/p>\n<p>Questo tipo di articolazione molteplice di azione, di azione di azione, di azione di azione di azione ecc. chiarisce forse meglio il meccanismo adottato dal sistema per costruire il senso, per poter recuperare il senso, per organizzare la propria vita. oggi l&#8217;uomo possiede una memoria ad un tempo genetica e culturale che gli ha permesso di giungere fino dove \u00e9 giunto, non \u00e9 pi\u00f9 pensabile di trovare un&#8217;azione pura o meglio unica, la complicazione neuronale \u00e9 tale che rende impossibile una divisione netta tra questi differenti strati di contesti interconnessi di azioni separate. Ben inteso si parla sempre di modelli che come tali non hanno mai la pretesa di imporsi come realt\u00e0, sono traduzioni in codice, formulazione di dati a partire dai segnali, che nel loro articolarsi ci permettono di formulare ipotesi, le quali a loro volta si presteranno, per i loro eventuali contenuti di affidabilit\u00e0,, a sostenere analisi predittive di eventi futuri.<\/p>\n<p>Individui e culture adottano particolari abitudini a fare distinzioni e le utilizzano poi costantemente per mantenere stabile la realt\u00e0, von Foerster ha nominato questa modalit\u00e0, che richiama in s\u00e9 la concezione che il sistema ripete ci\u00f2 che in passato ha<\/p>\n<p>funzionato, l&#8217;omeostasi cognitivall, facendo una comparazione ad un altro livello si pu\u00f2 rilevare la posizione in antitesi con quest&#8217;ultima quando Varela parla di &#8220;ansia cognitiva&#8221; che richiama al contrario la ricerca di nuove modalit\u00e0 organizzative del reale.<\/p>\n<p>\nHenri Atlan<br \/>\n<br \/>\nCome sottolinea a riguardo Atlan (1): &#8220;Si tende sempre pi\u00f9 a accade nel nostro cervello sia un trattamento dell&#8217;informazione distribuito, parallelo e dotati di taluni caratteri probabilistici, e non gi\u00e0 un trattamento determinista e sequenziale come avviene nei programmi dei computer&#8221;. Queste deduzioni concordano con la teoria della &#8220;percezione istantanea&#8221; di Gibson, secondo cui una forma viene riconosciuta e percepita nel medesimo tempo. Non due operazioni separate, al contrario una forma viene percepita nel medesimo momento in cui sono ricevuti i segnali, grazie a una specie di risonanza fra una determinata struttura esterna e una struttura Interna del sistema di percezione. E&#8217; questa struttura interna a definire per il sistema stesso un possibile significato funzionale della struttura esterna.<\/p>\n<p>Un tipo di logica estremamente stimolante \u00e9 quella portata dal filosofo tedesco Gotthard Gunther definita logica del giudizio di valore che in un certo senso completa il sistema percettivo di Gibson. Ad esempio se si vuole determinare la verit\u00e0 o la falsit\u00e0 della frase: &#8220;la neve \u00e9 verde&#8221;, procedendo attraverso la logica classica si dovrebbe ipotizzare l&#8217;esistenza di uno spazio fisico dove sarebbero contenute tutte le informazioni circa le affermazioni considerate vere, trovare quelle sulla neve procedere ad un confronto e definirne l&#8217;eventuale autenticit\u00e0. il lavoro sarebbe estremamente laborioso, al contrario il riconoscimento ed il giudizio sono estremamente celeri, Gunther al contrario considera il dare ad una proposizione un valore di verit\u00e0 o di falsit\u00e0 significa accettare o rifiutare la proposizione, il che significa che le operazioni di accettazione o di rifiuto devono avvenire nel luogo preciso in cui si situa la proposizione, e non consistono nella discussione della nozione di neve in primo luogo.<\/p>\n<p>Secondo questa posizione la comprensione del nostro linguaggio avviene attraverso un metodo logico-accettazionale, non attraverso la ricerca delle condizioni di verit\u00e0 nel senso realistico-metafisico del termine.<\/p>\n<p>La maggior parte degli esseri umani agisce costantemente come se la cultura fosse reale, la costanza percettiva \u00e9 strettamente legata alla filosofia del &#8220;come se&#8221;. la cultura passa ad essere un sistema di simboli e di significati, dove questi ultimi sono solo strettamente applicabili alle azioni e ai prodotti degli esseri umani. La cultura \u00e9 una sorta di magazzino ove si traggono gli elementi per costruire le proprie immagini di realt\u00e0. La capacit\u00e0 di creare una &#8220;realt\u00e0 mentale&#8221; &#8220;come se&#8221; da parte di un individuo, pi\u00f9 vasta dei dati forniti dai suoi sensi, dipende dal fatto che la memoria umana accumula l&#8217;informazione in schemi o immagini correlabili, piuttosto che per singoli elementi, si pensi ai costrutti personali di G.A.Kelly, i clich\u00e9 interpretativi ecc.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che differenzia fondamentalmente l&#8217;uomo dall&#8217;animale non \u00e9 che usi degli utensili o che possegga una cultura ma che una grandissima parte delle sue azioni coscienti sono influenzate da considerazioni etiche o meglio ancora estetiche.<\/p>\n<p>\nHumberto Maturana<br \/>\n<br \/>\nCome ci ricorda Maturana (27): &#8220;La verit\u00e0 finale sulla quale l&#8217;uomo basa la sua condotta razionale \u00e9 necessariamente subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una preferenza che non pu\u00f2 essere trasferita razionalmente; di conseguenza l&#8217;alternativa alla ragione, come fonte per un sistema universale di valori, \u00e8 la seduzione estetica a favore di una cornice di riferimento specificamente progettata per assecondare i suoi desideri (e non i suoi fabbisogni) e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo (culturale e materiale) nel quale vuole vivere.&#8221;<\/p>\n<p>\nLudwig Josef Johann Wittgenstein<br \/>\n<br \/>\nCi\u00f2 che prende valore in queste parole \u00e9 il problema della scelta, della decisione, e della possibilit\u00e0 di predizione sull&#8217;azione. Il campo d&#8217;indagine su queste tematiche \u00e9 ancora prettamente metafisico, come ci ricorda Wittgenstein (48): &#8220;Ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare bisogna tacere.&#8221;<\/p>\n<p>Ci si deve comunque sbalordire dinnanzi alle potenzialit\u00e0 della mente dell&#8217;uomo, alla capacit\u00e0 correlativa di unire, accostando semplicemente tra loro attraverso il linguaggio, parole che prendono in tal modo carattere di realt\u00e0 del &#8220;come se&#8221;. creando poteri incredibili dietro suggestioni anche minime.<\/p>\n<p>Il modo di procedere del pensiero sembra alternarsi ripetutamente tra funzione e struttura articolandosi in continui richiami ad una complicazione sempre crescente.<\/p>\n<p>Per affiancarmi nella comparazione alle caratteristiche del linguaggio e compararle agli aspetti materiali della cultura umana considero due differenti modi di collegare gli elementi del discorso l&#8217;uno per contiguit\u00e0 definito metonimia, l&#8217;altro per asserzione di similarit\u00e0 definito metafora. Allo stesso modo come avviene per il linguaggio si pu\u00f2 dire avvenga per il pensiero, quando l&#8217;uomo agisce in modo da imporre le sue idee sul mondo materiale incastra le cose necessariamente una nell&#8217;altra ed agisce col metodo Induttivo per contiguit\u00e0 utilizza il pensiero metonimico, quando lavora deduttivamente per immaginazione, analogia, allora utilizza il pensiero metaforico.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 tranquillamente cogliere l&#8217;inestricabile substrato sociale nel quale e per il quale l&#8217;uomo si trova a vivere, le cui implicazioni vanno oltre qualunque possibile concezione attuale, l&#8217;uomo esiste infatti unicamente come comune concezione culturale, qualunque concezione dell&#8217;uomo credo non possa mai distanziarsi dalla sua dimensione sociale.<\/p>\n<p>Considerazioni sull&#8217;organizzazione del sistema nervoso. Elementi circonstanziali all&#8217;ordine delle psicopatologie.<\/p>\n<p>Il sistema considerato operativamente chiuso \u00e9 un sistema effettivamente aperto, deve la sua esistenza alla sua apertura con l&#8217;esterno, solo in questo modo \u00e9 spiegabile il secondo principio della termodinamica. Il principio di organizzazione della materia, decretato da autori quali von Foerster, Mac Kay, Aschby, Atlan, come complessit\u00e0 attraverso il rumore, implica in particolare che la ridondanza, strutturale e funzionale, e l&#8217;affidabilit\u00e0 di un sistema complesso gli permettono di reagire alle aggressioni aleatorie, di eventi casuali abitualmente fatali per sistemi pi\u00f9 semplici, tramite il recupero dell&#8217;organizzazione ad un livello organizzativo di complessit\u00e0 pi\u00f9 elevata. Il tutto \u00e9 possibile fino a che sussiste una certa &#8220;plasticit\u00e0 strutturale&#8221; nel sistema, l&#8217;accumulo di errori infatti, fonte fino al momento di invenzione e novit\u00e0 determina il precipitare del sistema nell&#8217;invecchiamento e nella distruzione.<\/p>\n<p>Il sistema uomo ha in se due processi differenti una memoria cosciente e una facolt\u00e0 incosciente di auto-organizzazione. L&#8217;auto-organizzazione incosciente a partire dal rumore ha un carattere di auto-creazione di significato, \u00e8 un fenomeno che deve essere considerato primo nei meccanismi del volere orientati verso il futuro, mentre la memoria si pone al centro dei fenomeni di coscienza . L&#8217;idea di volont\u00e0 cosciente considerata come sorgente della nostra determinazione \u00e9 da considerarsi parte di quel meccanismo del &#8220;come se&#8221; e quindi illusoria.<\/p>\n<p>Il vero volere \u00e9 incosciente, si realizza attraverso di noi, si situa in tutte le nostre cellule a livello di tutte le interazioni aleatorie che incontrano, \u00e8 il nostro futuro. La coscienza , viceversa, riguarda innanzitutto il passato, non \u00e9 possibile un fenomeno di coscienza senza conoscenza, e non vi pu\u00f2 essere che conoscenza del passato. La coscienza del passato \u00e9 legata al fatto che non \u00e9 pi\u00f9 percepibile (ci\u00f2 che \u00e9 percepito \u00e9 il presente) ci\u00f2 che \u00e9 chiamato futuro \u00e9 l&#8217;incognito.<\/p>\n<p>Dunque da un lato una memoria che rende presente il passato, e dall&#8217;altro lato l&#8217;auto- organizzazione che costruisce nel presente il futuro, sono le interazioni tra queste due parti che costituiscono quei fenomeni ibridi quali coscienza volontaria e rivelazione dell&#8217;inconscio.<\/p>\n<p>Atlan (2) in particolare si \u00e9 interessato di questi sistemi auto-organizzati traducendone le strutture matematiche in quelle psichiche. In particolare divide la coscienza volontaria, che emerge sotto forma di desideri e pulsioni, formati come risultato dell&#8217;interazione tra elementi della memoria con processi di risposte organizzatrici, dal volere cosciente, che \u00e8 l&#8217;emergere alla coscienza e quindi la fissazione in memoria di certi processi auto~organizzatori. Anche i processi organizzatori usano una memoria, di tipo differente da quella corticale dei processi della coscienza volontaria, orientata a schemi senso motori, ad esempio, quelli tipici della propriocettiva. I conflitti tra cosciente e inconscio si svolgono tra memoria organizzatrice ed auto-organizzazione memorizzata.<\/p>\n<p>Come ha suggerito Morin (33) la contraddizione tra l&#8217;assimilazione organizzatrice di alee, il suo fissarsi troppo sistematico nella memoria corticale, nonch\u00e9 il loro continuo emergere allo stato conscio, pu\u00f2 determinare la coscienza schizofrenica inibita, come l&#8217;ha descritta da Bateson (4).<\/p>\n<p>L&#8217;assimilazione dell&#8217;aleatorio e la sua fissazione in memoria conducono alle attivit\u00e0 pi\u00f9 elaborate della coscienza cognitiva, che stabilisce vere e proprie mappe spazio temporali dell&#8217;ambiente circostante, che sono complicazioni delle correlazioni senso motorie.<\/p>\n<p>ll processo di apprendimento per auto-organizzazione, non guidato dall&#8217;esterno, prevede che un sistema posto in un ambiente nuovo crei, in qualche modo, i patterns che in seguito lui stesso si condizioner\u00e0 a riconoscere. Si pu\u00f2 pensare che i patterns vengano a formarsi in modi differenti o attraverso un aumento della variet\u00e0 o attraverso la reintroduzione degli stessi nella percezione, che andranno cos\u00ec a modificare quest&#8217;ultima che modificher\u00e0 di conseguenza ancora i patterns in un processo senza fine.<\/p>\n<p>Il nostro sistema cognitivo pu\u00f2 essere visto come un sistema interpretativo, una fissazione nella memoria dei meccanismi di costruzione del senso a partire da non-senso, che altrimenti sarebbero automatici ed incoscienti.<\/p>\n<p>Per collegarmi nuovamente ai processi psicopatologici si potrebbe considerare il delirio come la fissazione ad un certo stadio del processo interpretativo che resterebbe bloccato ad alcuni patterns immutabili, attraverso i quali i nuovi eventi verrebbero riconosciuti senza feedback modificatore.<\/p>\n<p>In questo modo a poco a poco crescer\u00e0 l&#8217;ambiguit\u00e0 finch\u00e9 il sistema sar\u00e0 costretto a chiudersi in s\u00e9, in un processo di auto conferma. Cos\u00ec la caratteristica del delirio non sarebbe la presenza dell&#8217;immaginario bens\u00ec la conservazione troppo sistematica e troppo rigida di stati di auto-organizzazione, che normalmente dovrebbero susseguirsi modificandosi.<\/p>\n<p>Parlare allora diviene sinonimo di &#8220;emergere alla coscienza&#8221;, un certo linguaggio esiste, ancor prima di essere espresso,, come forma di immagazzinamento dell&#8217;informazione nella nostra memoria. Ecco sorgere allora il dubbio, chi parla? Una domanda veramente impossibile, sembra che lo stesso processo anonimo di auto-organizzazione oltre a costruire l&#8217;avvenire determini anche il passato, tutto quanto sembra gi\u00e0 deciso nello stato inconscio dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Nel considerare il sistema nervoso si devono tener presenti alcuni principi che aiutano a farsi un&#8217;idea dell&#8217;organizzazione, quindi della ridondanza riscontrabile, interna presente, del sistema e della autodeterminazione.<\/p>\n<p>Il &#8220;principio della codificazione indifferenziata&#8221; di Maturana (27), afferma che l&#8217;attivit\u00e0 elettrica di una cellula ricettiva (come di tutte le cellule nervose) codifica soltanto l&#8217;ordine di grandezza della perturbazione che ha causato la sua attivit\u00e0 , ma non la natura fisica dell&#8217;agente perturbatore. Per correlare tali quantit\u00e0 con le qualit\u00e0 che codificano c&#8217;\u00e8 bisogno del famoso accoppiamento di attivit\u00e0 senso-motorie dove si viene a costituire l&#8217;anello senso-motorio.<\/p>\n<p>Un altro principio riguarda gli &#8220;stati di attivit\u00e0 nervosa, sempre di Maturana (27), e sostiene che a meno che essi non implichino la loro origine (mediante eventi concomitanti, loro localizzazioni o mediante le conseguenze delle nuove interazioni che originano) non vi \u00e9 alcuna possibile distinzione tra gli stati di attivit\u00e0 nervosa generati internamente ed esternamente.<\/p>\n<p>Questi due principi ci dimostrano come sia fragile il concetto di realt\u00e0 che possediamo, come sia dipendente da una continua riorganizzazione etichettante, attraverso codici differenti, e come abbia bisogno di una costante conferma.<\/p>\n<p>A riguardo vi \u00e9 un lavoro di Anthony Wilden (46) che sottolinea le differenze tra la civilt\u00e0 cosiddetta fredda dove manca la scrittura ed esiste una memoria incarnata letteralmente nei suoi elementi, dove tutto quanto \u00e9 riferito ai credo della cultura tramandata; e la civilt\u00e0 calda dove la sola lettura del giornale il mattino o l&#8217;assimilazione giornaliera della pubblicit\u00e0 costituisce un ricordo ed un rinforzo del codice totale della cultura, un ancoraggio continuo al comune senso di realt\u00e0 .<\/p>\n<p>Ma sostanzialmente se nella cultura fredda tutto era catastrofe tutto era possibile ed era atteso, allora non vi era catastrofe, nella cultura calda il senso del conosciuto \u00e9 cos\u00ec elevato che non pu\u00f2 passare nulla che non sia contemplato dall&#8217;ordine stabilito, per assurdo la nostra rigidit\u00e0 non conosce la possibilit\u00e0 ma solo il vincolo del disegno tracciato.<\/p>\n<p>Il cammino culturale si \u00e9 dimenticato che la mappa non \u00e8 il territorio, che la realt\u00e0 \u00e8 il frutto di un comune accordo implicito, che si vive continuamente nel mondo del &#8220;come se&#8221;.<\/p>\n<p>CONCLUSIONE.<\/p>\n<p>Al termine del mio lavoro vorrei esporre brevemente, alla luce di quanto emerso attorno agli sviluppi dell&#8217;epistemologia della seconda cibernetica, come possono svilupparsi programmi e strategie (vincoli e possibilit\u00e0) dell&#8217;individuo computante.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 intendere il cervello umano ed in modo correlato l&#8217;intelligenza, il carattere, la personalit\u00e0 come il frutto della determinazione degli eventi\/esperienze della vita del soggetto, nonch\u00e9 la determinazione della sua cultura (intesa come capitale di informazioni e programmi, sapere. saper fare, comportamenti), e non ultimo del suo programma genetico.<\/p>\n<p>L&#8217;autonomia fenomenica degli esseri viventi esiste, d&#8217;altronde, solo nel paradosso della dipendenza deterministica dell&#8217;ambiente e dei geni; \u00e8 da questa assoluta dipendenza che viene a costituirsi l&#8217;autonomia (auto-organizzazione).<\/p>\n<p>L&#8217;individuo possiede in s\u00e8 autonomia, differenza, singolarit\u00e0, devianza, ma \u00e9 al contempo essere meta-individuale \u00e9 dunque dipendente, appartenente, rappresentativo, conforme. Come afferma Morin (31): Una minima azione, reazione, interazione, retroazione del minimo essere vivente esige e implica una computazione. L&#8217;essere vivente computa in permanenza, e la computazione, in questo caso, \u00e9 l&#8217;essere stesso&#8221;.<\/p>\n<p>La nozione di soggetto comporta fondamentalmente una dimensione logica. Ogni computazione dell&#8217;essere-soggetto \u00e8 un atto di calcolo e di cognizione al contempo, ma anche un atto di distribuzione di valori (vero-falso, utile-nocivo, buono-cattivo ecc.).<\/p>\n<p>Il computo (facendo un parallelo con il cogito Cartesiano) elabora dati in modo organizzazionale; \u00e9 possibile arrivare a dire che ogni atto di organizzazione del vivente comporta una dimensione cognitiva, o come afferma Maturana (27): &#8220;I sistemi viventi sono dei sistemi cognitivi ed il processo vivente in quanto tale e un processo di cognizione.&#8221;.<\/p>\n<p>Nel momento che ogni atto di organizzazione del vivente \u00e8 un atto di auto- organizzazione, occorre supporre che la dimensione cognitiva di tale organizzazione sia auto-cognitiva. Il computo ha infatti il compito fondamentale di tradurre gli avvenimenti (eventi) in informazioni (rappresentazioni) come dati da computare nell&#8217;auto-cognizione.<\/p>\n<p>E&#8217; attraverso lo sviluppo dell&#8217;azione esterna dell&#8217;individuo computante che \u00e9 andato sviluppandosi l&#8217;apparato neuro-cerebrale (insieme di sensibilit\u00e0, soggettivit\u00e0 e intelligenza intesa come correlazione senso-motoria).<\/p>\n<p>L&#8217;individuo in questo modo diviene molto pi\u00f9 di un essere computante, si trasforma in un essere competente, detentore di potenzialit\u00e0 strategiche nella conoscenza e nell&#8217;azione. A trainare, nel corso dei secoli, tale sviluppo di potenzialit\u00e0 \u00e9 stata la mancanza, in ambiti differenti, di doti bio-fisiche sufficienti allo sviluppo della specie.<\/p>\n<p>Tale sviluppo ha inevitabilmente scisso l&#8217;individuo tra il suo psichismo, l&#8217;essere computante strategico, ed il suo biologismo, l&#8217;essere programmato. L&#8217;anello stretto \u00e9 tra conoscenza ed azione, ogni progresso dell&#8217;azione va a vantaggio della conoscenza, ed ogni progresso della conoscenza giova all&#8217;azione.<\/p>\n<p>La conoscenza non tratta unicamente informazioni, si interessa sopratutto dell&#8217;organizzazione e dell&#8217;integrazione delle rappresentazioni (configurazioni mentali, che si costituiscono a partire da impulsi-stimoli dei recettori sensoriali), che richiedono un&#8217;attivit\u00e0 cerebrale che disponga di strutture e modelli tali permetterne l&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p>La conoscenza ha bisogno di una strategia per articolarsi, l&#8217;arte della strategia \u00e8 l&#8217;intelligenza. La differenza fondamentale della strategia nel confronti del programma \u00e9 che questa si fonda non soltanto su decisioni iniziali di attivazione ma anche su decisioni successive, prese in funzione dell&#8217;evolversi della situazione, capaci di produrre modifiche delle catene programmate.<\/p>\n<p>L&#8217;individuo possiede molti programmi che si \u00e9 creato nel corso della sua esistenza, nati da sviluppi strategici dimostratisi funzionali e quindi standardizzati In programmi. L&#8217;apprendimento, ad esempio, pu\u00f2 essere considerato come un insieme di successivi programmi all&#8217;interno di un unica strategia cognitiva, a sua volta parte di un programma biologico, frutto di una strategia sociale, opera di un programma all&#8217;interno di altre strategie ecc.<\/p>\n<p>Programmi e strategie si richiamano ricorsivamente, le strategie sono l&#8217;opportunit\u00e0 di utilizzare delle sequenze programmate che economizzano energie, tempo, attenzioni e permettono il pieno impiego di competenze strategiche nei momenti decisivi.<\/p>\n<p>Il programma nasce da una strategia e non viceversa, cos\u00ec \u00e9 pi\u00f9 semplice passare da una strategia ad un programma che non dal programma alla strategia. Come afferma Morin (31): &#8220;La strategia presuppone, da parte del soggetto, la capacit\u00e0 di utilizzare in modo inventivo ed organizzato, per la sua azione, i determinismi e le alee esterne; essa pu\u00f2 quindi essere definita il metodo d&#8217;azione proprio di un soggetto in situazione di gioco, un metodo per Il quale egli, per raggiungere i suoi scopi, si sforza di subire al minimo e di utilizzare al massimo le regole (vincoli, determinismi), le incertezze e i rischi di tale gioco.&#8221;.<\/p>\n<p>E&#8217; solo attraverso le strategie che si sviluppa l&#8217;autonomia e quindi la soggettivit\u00e0, perch\u00e9 unicamente la strategia cognitiva comporta la possibilit\u00e0 di discriminare il nuovo, il programma non ne prevede l&#8217;esistenza, la strategia attiva (azione) al contrario l&#8217;utilizza.<\/p>\n<p>E&#8217; attraverso l&#8217;evento (ci\u00f2 che non \u00e9 prevedibile) che si attiva l&#8217;individualit\u00e0 del soggetto, se la natura non fosse un cozzare di eventi imprevedibili non avrebbe senso la soggettivit\u00e0, tutto sarebbe conformato ad un unico programma biologico, \u00e9 la differenza che si crea da tale natura che d\u00e0 forma all&#8217;individuo-soggetto.<\/p>\n<p>L&#8217;individuo soggetto della vita \u00e9 soggetto alla vita, la sua cognizione \u00e8 strategia cognitiva, la sua azione \u00e9 strategia attiva; l&#8217;esistenza \u00e9 dunque soggetta ad una situazione di gioco (regole) nella quale si creano alternative, dove esiste possibilit\u00e0 di scelta o decisione, dove sono attivate strategie capaci di trasformare, in funzione delle scelte fatte, i vincoli e gli eventi che si oppongono all&#8217;azione.<\/p>\n<p>\nDr. Chisotti Marco<br \/>\n<br \/>\nPsicologo Psicoterapeuta<br \/>\n<br \/>\nIpnotista Ipnoanalista<br \/>\n<br \/>\nGiornalista<br \/>\n<br \/>\nVia martiri della libert\u00e0 9<br \/>\n<br \/>\nLauriano 10020 Torino<br \/>\n<br \/>\nCell 3356875991<br \/>\n<br \/>\nTel 0119187173<br \/>\n<br \/>\n<a href=\"https:\/\/chisotti.com\/\">Http:\/\/chisotti.com<\/a><br \/>\n<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.ipnosicostruttivista.wordpress.com\/\">Http:\/\/www.ipnosicostruttivista.wordpress.com<\/a><br \/>\n<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/ipnosicostruttivista\">Http:\/\/www.Facebook.com\/ipnosicostruttivista<\/a><br \/>\n<br \/>\n<a href=\"https:\/\/medium.com\/@chisotti\">Https:\/\/medium.com\/@chisotti<\/a><br \/>\n<br \/>\n<a href=\"https:\/\/medium.com\/interferenze-2014\">Https:\/\/medium.com\/interferenze-2014<\/a><br \/>\n<br \/>\nTwitter @<br \/>\n<br \/>\n<a href=\"https:\/\/medium.com\/@\">https:\/\/medium.com\/@<\/a><br \/>\n<br \/>\n<a href=\"https:\/\/medium.com\/@chisotti\">https:\/\/medium.com\/@chisotti<\/a><\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA.<\/p>\n<p>(1) ATLAN H., Complessit\u00e0 disordine e autocreazione di significato, in BOCCHI G.L., CERUTI M., (a cura di): &#8220;La sfida della complessit\u00e0&#8221;, Feltrinelli, Milano, 1985.<\/p>\n<p>(2) ATLAN H., Tra il Cristallo e il Fumo, Hopeful Monster, Firenze, 1986.<\/p>\n<p>(3) Bateson G. Mente e Natura, Adelphi, Milano, 1984.<\/p>\n<p>(4) Bateson G. Verso un&#8217;ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1976.<\/p>\n<p>(5) Bateson G., &#8216;1Draft: Scattered thoughts for a conference on Ibroken powerI, CoEvolution Quarterly, 1974.<\/p>\n<p>(6) BERGER P.L., LUCKMANN T., La realt\u00e1 come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna, 1969.<\/p>\n<p>(7) VON BERTALANFFY L., Teoria Generale dei Sistemi, ISEDI, Milano, 1971.<\/p>\n<p>(8) BLACK M., Metaphor, in &#8220;Model and Metaphor&#8221;, Cornell University Press, Ithaca and London, 1962.<\/p>\n<p>(9) BOCCHI G.L., CERUTI M Disordine e costruzione. Un&#8217;interpretazione epistemologica dell&#8217;opera di Jean Pieget, Feltrinelli, Milano,<br \/>1981.<\/p>\n<p>(10) BOCCHI G.L., CERUTI M., Modi di pensare postdarwinian\u00ec. Saggio sul pluralismo evolutivo, Dedalo, Bari, 1984.<\/p>\n<p>(11) BOYD R., KUHN T.S., La metafora nella scienza, Feltrinelli, Milano, 1983.<\/p>\n<p>(12) CECCATO S., Cibernetica per tutti, voll. 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ISBN 88-7005-860-3.<\/p>\n<p>VarelaFrancisco, Thompson Evan &amp; Rosch Eleanor [1992]. La Via di Mezzo della Conoscenza. Feltrinelli.<\/p>\n<div style='clear: both;'><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cibernetica snocciolata. Sviluppi epistemologici della seconda cibernetica.&nbsp; PREFAZIONE. 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