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Attori si nasce persone si diventa

Attori si nasce persone si diventa. Chisotti Marco

Crescere è una necessità, cambiare e crescere è una necessità sociale, una necessità che ci guida a conquistare il senso di realtà, la realtà condivisa, non abbiamo bisogno di crescere, almeno mentalmente le persone non necessitano di cambiare e crescere in tutte le “metamorfosi” del caso, diventare “grandi” non è una necessità dal momento che culturalmente siamo guidati dal contesto che ci circonda a divenire una persona, il bambino è potenziale puro, cambiare è una delle possibilità, lasciarsi guidare dalla pura creatività è un’altra, divenire artisti è osare rimanere nel potenziale altamente indifferenziato, la crescita èun processo di identificazione, da un indifferenziato potenziale ad un essere differenziato ed al contempo identificato, l’essere umano è nel momento che diventa, culturalmente noi chiamiamo bambino una persona non ancora differenziata ed individualizzata, ma è la differenza tra un adulto differenziato ed un essere potenziale chee ci spinge a vedere un’identità in un bambino come in un adulto, in verità il bambino rimane un potenziale che ancora non si è espresso.

E’ più facile rimanere indifferenziati che differenziarsi in un identità che deve rimanere stabile nel vivere la sua vita, ecco il motivo per cui oggi giorno si cerca continuamente di essere protagonisti di tutto, esseri creativi ed indifferenziati, essere artisti, attori, il mestiere più semplice, il primo mestiere che si dimentica acquisendo un identità stabile e finita, il “mestiere” del bambino che cerca la propria collocazione, lo fa da professionista, anche se noi osservandone il comportamento dall’esterno soottolineiamo gli aspetti ludici del suo agire, il bambino non gioca, apprende e sperimenta, attiva un processo di differenziazione, attiva in se un’identità, diviene una persona, socialmente utile e culturalmente stabilito.

Vivere il proprio ruolo di persona, coi propri significati, la propria consapevolezza, la propria coerenza, alla fine di tale processo ci concediamo solo ciò che il nostro “essere” ci impone, l’imprinting culturale è un forte processo di identificazione a cui difficilmente possiamo sottrarci, per poterlo fare dobbiamo come accetare di rimanere in un amosfera anarchica, senza regole del gioco sociale a cui la maggior parte delle persone sottostà.

Oggi le necessità ed i bisogni si trasformano velocemente, culturalmente, almeno nel mondo occidentale, abbiamo molto meno bisogno e molta più volontà, l’erba voglio ci è donata e molta più libertà ci circonda, perché dunque differenziarci quando si può rimanere potenziali per tutta la vita, esprimere creatività pura, pure emozioni, l’emozione è potenziale puro, è uno scatenamento indifferenziato, mano a mano che ci si identifica si inquadrano i bisogni e le necessità, si chiudono porte e se ne aprono altre, poi non si cambia più per coerenza, senso e consapevolezza verso la propria persona, la propria identità.

Crescere e cambiare per necessità, per bisogno di un tessuto sociale che ci chiede di divenire noi stessi, (identificarci), e di rimanere per permettere ad altri di divenire a loro volta, una necessità dietro l’altra, fino a divenire i prodotti di una vita culturale e sociale.

Il bambino è un potenziale inespresso, che esprimendosi diviene un elemento utile e fondamentale alla vita di tutti, è più facile rimanere bambini che differenziarsi per divenire persone, attori si nasce, nel processo di apprendimento il bambino si immedesima con grande facilità fino a dedicarsi ad essere, persone si diventa e si rimane, questo processo culturale e sociale è semplice pur nascendo dal complesso, porta a stabilire e sviluppare un mondo possibile tra i tanti probabili, ogni scelta, decisione, possibilità è un atto di personalità, un inquadramento costruttivo di un mondo in divenire, il mondo è la conseguenza delle nostre esperienze che sono la causa, quando le nostre esperienze si ripetono uguali noi procediamo in un atto di differenziazione ed identificazione, noi creiamo un mondo disvelandolo, la vita è un processo di emersione da un tutto indifferenziato e possibile ad un punto d’aggregazione voluto.