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La vita come interpretazione: non é possibile non …

È iniziato tutto per amore con amore sull’amore…… ma poi il discorso s’è tradotto in un lavoro cognitivo e comprensivo.
Tutto ciò che è detto è detto da qualcuno, tutto ciò che é detto é frutto di un interpretazione, si tratta di vedere quali sono le interpretazioni scelte, il metodo interpretativo, non se ma come, non se si interpreta in un processo di cognizione ma come si interpreta.
La vita, secondo me, non é fino a che non la si descrive, ogni descrizione fatta é fatta da qualcuno, descrivere non é parte del vivere fino a che non se ne ha consapevolezza, ma nel momento che si é consapevoli si ha bisogno di confinare la consapevolezza entrò un dominio cognitivo, una forma di pensiero, comprensibile, misurabile, valutabile, esportabile.
Cosa vuol dire: “Sto vivendo la mia vita!” Intanto che c’é un soggetto, una persona, che osserva, in un processo percettivo, legato ai sensi, e in un processo cognitivo, in grado di formulare pensieri attraverso un linguaggio comprensibile, esportabile, questa persona presuppone l’esistenza di una vita, un processo “biopsicosocio cognitivo”, la quale esperienza si trova sotto il controllo della persona, il nostro soggetto, che pensa di vivere la propria vita.
Solo la nostra conoscenza esperienziale precedente, conoscenza attraverso un processo di consapevolezza, ci permette di fare una tale affermazione, ora dal momento che ogni forma di conoscenza deriva da un apprendimento, ed ogni apprendimento é frutto di un lavoro di distinzione e memorizzazione e dal momento che scegliere, fare distinzioni, e decidere cosa ricordare, crearsi una storia, sono processi interpretativi, la vita é tutta quanta un continuo processo interpretativo, di scelte, decisioni, avvicinamenti, allontanamenti, attrazione, repulsione.
Non é possibile non interpretare, si interpreta sempre chi dice di non interpretare fa solo un considerazione parziale del processo cognitivo, non porta con se la consapevolezza del processo cognitivo, non pone attenzione all’operazione con cui diamo forma ai processi, la vita, il pensiero, l’amare, l’odiare, il percepire, il dimenticare, il ricordare, l’avvicinarsi, l’allontanarsi …….
Il costruttivismo è definito come «la teoria esplicativa della psicologia cognitivista che definisce il soggetto come operatore e i processi psichici come costrutti effettivi, risultanti dalle interazioni fra soggetto e ambiente.»
I costruttivisti ritengono che coloro che apprendono, costruiscono la loro realtà, o almeno la interpretano, in base alla percezione dell’esperienza: la conoscenza individuale dipende dunque dall’esperienza personale, l’interpretazione soggettivo esperienziale e dalle strutture mentali utilizzate per interpretare oggetti ed eventi.
L’apprendimento non è visto come un semplice passaggio di nozioni da un individuo ad un altro: il primo non impone strutture di conoscenza al secondo, ma questi facilita il processo di comprensione ed eventualmente, se la persona rimane particolarmente colpita da ciò che comprende, di apprendimento interagendo con esso.
Secondo i contributi dei principali esponenti del costruttivismo G. Kelly, E.v. Glasesfeld, H.v.Foester, H. Maturana, F. Valera; J. Piaget i suoi assunti fondamentali sono:
Sapere come costruzione personale e soggettiva, sapere come storia personale.
Apprendimento attivo, la conoscenza come esperienza costruttiva.
Apprendimento collaborativo, la comunicazione é esportare conoscenza.
Importanza del contesto, una forma personale e soggettiva del contestualizzare é l’intenzione, il finalizzare soggettivo.
È quindi possibile distinguere un costruttivismo individuale, legato alle esperienze personali, e un costruttivismo sociale, legato al cosiddetto senso comune condiviso, in cui possiamo annoverare anche la cultura in senso lato.
Per quanto riguarda il costruttivismo individuale, nasce grazie all’esperienza personale dell’individuo, come risultato di una interpretazione personale della realtà ed un impegno attivo del soggetto ad apprendere qualcosa.
Il costruttivismo sociale invece, definisce la costruzione della conoscenza come risultato di una mediazione delle conoscenze di più persone, una condivisione, da cui emerge un senso di collaborazione dal fatto che gli individui stanno lavorando per un accordo o almeno per una comprensione concordata, il senso della realtà.
Per la filosofia costruttivista è molto importante il contesto, nel senso che l’apprendimento avvenire contemporaneamente all’attività di dare forma al processo del vivere, la forma, dal suo punto di vista, chiede che sia deciso un fine, uno scopo, trasformando la nostra storia da una esperienza semplicemente descrittiva, ad una completamente connotativa, teleologica, dunque interpretativa.
Questo processo cognitivo complesso si appoggia ad un fatto, la percezione umana porta con se il riconoscimento degli elementi analizzati ed il loro uso, noi percepiamo, riconosciamo, almeno parzialmente gli elementi in gioco ed utilizziamo l’esperienza, il tutto, percepisco, riconosco, utilizzo, avviene contemporaneamente, anche se non sono consapevole direttamente dell’intero processo.
«Il rapporto tra pensiero e parola non è una cosa ma un processo, un movimento continuo avanti e indietro dal pensiero alla parola e dalla parola al pensiero:… il pensiero non si esprime solo nelle parole; acquista esistenza attraverso di esse.» L.V. Vygotskij.
11 “Vygotskij voleva dire che la comprensione dei bambini si forma non solo attraverso degli incontri adattativi con il mondo fisico ma attraverso le interazioni tra le persone in relazione con il mondo – un mondo non solo fisico e appreso con i sensi, ma culturale, significativo e significante, e fatto tale in primo luogo dal linguaggio, un mondo fatto di interpretazioni, che sono le traduzioni di un tutto infinito, in qualcosa di soggettivo.
La conoscenza e dunque il processo del pensare umani sono a loro volta sostanzialmente culturali, e derivano le loro qualitá distintive dalla natura dell’attività sociale, del linguaggio, del discorso e di altre forme culturali.
La rosa del Piccolo Principe é una parola che richiama un esperienza percettiva semplice, ma nel sottolineare quanto quella rosa sia la sua rosa e non sia la rosa, il Piccolo Principe interpreta il reale mondo condivisibile in un esperienza emotiva carica di significato, lo fa interpretando una semplice percezione, come processo, dando le una particolare forma che chiamiamo amore.
L’interpretazione non é dunque solo un processo indispensabile per conoscere e dunque vivere, è un processo indispensabile per amare, trasformare qualcosa di «a specifico generico» in qualcosa di specifico, singolare, unico, che impegna il nostro vivere orientandoci, condizionandoci, mantenendoci in un continuo processo costruttivo.
«Se si adotta il punto di vista che la ‘conoscenza’ è il mezzo concettuale per dare senso all’esperienza anziché la ‘rappresentazione’ di qualcosa che si ritiene stia al di là di essa, questo cambiamento di prospettiva porta con sé un importante corollario: i concetti e le relazioni in base ai quali percepiamo e concepiamo il mondo esperienziale sono necessariamente generati da noi stessi. In questo senso noi siamo responsabili del mondo di cui andiamo facendo l’esperienza”. E.Von Glasersfeld.
«Ogni esperienza autentica ha un lato attivo che cambia in una certa misura le condizioni oggettive nelle quali le esperienze sono fatte. La differenza tra la civiltà e lo stato selvaggio, per fare un esempio su vasta scala, sta nel grado in cui le esperienze fatte hanno cambiato le condizioni oggettive nelle quali le conseguenze successive hanno luogo». J. Dewey.
Da un punto di vista costruttivista, la Personalità è un insieme di processi auto-organizzati, relativi ai significati propri ad una situazione.
Le inferenze che uno psicologo può fare sulla personalità di qualcuno, sono il prodotto di un processo socialmente e culturalmente mediato, durante il quale egli assume il ruolo di osservatore, applicando un particolare insieme di significati condivisi.
Gli elementi usati dallo psicologo sono un linguaggio teorico predisposto per la categorizzazione, interpretazione o spiegazione di informazioni desunte dal comportamento o da altri indicatori psicologici, o dalla sua esperienza, tale uso di questi strumenti é comune a tutte le categorie umane, cambia solo il vocabolario, il senso è lo stesso.
Giudicare è parte del nostro pensare, é scegliere alcuni elementi su altri e porli in primo piano, si tratta per tutti di schematizzazioni basate su astrazioni categoriali (effettuate a scopi valutativi e diagnostici nello psicologo, o effettuate a scopi differenti da altre figure professionali e non), che rendono possibile attribuire un certo numero di caratteristiche psicologiche ad individui accomunabili per qualche aspetto distintivo, operazione che viene fatta ogni volta che si dice di un altra persona mi piace o non mi piace, si può tutt’al più vedere la capacità di arricchire tale descrizione, o la capacità di distinguere se stessi come proiezione nell’altro dall’altro stesso, la sua personalità dalla mia, e questa é un abilità che un buon Counsellor non smetta mai dai fare, allenando si è correggendosi.
In termini tecnici, si dice che sono “strutture organizzative che preordinano il processo di attribuzione, le aspettative esistono sempre solo sono piú o meno influenzate e limitate da credenze, convinzioni, valori……..
È importante sottolineare che tali “schemi” dipendono dal tipo di relazione che si stabilisce tra osservatore ed osservato, dalle loro reciproche attribuzioni e dagli scopi che guidano l’interazione stessa. Caratteristica sempre importante è la loro valenza anticipatoria, e di utilizzazione dell’esperienza stessa, (sia esse un esperienza cercata o capitata), ogni schema adottato o costruito, inconsapevole o consapevole è in grado di condizionare anche le valutazioni successive.
Noi siamo dentro ad una storia, una storia che parla di noi, questa storia è in parte già scritta in parte siamo noi a scriverlo, non si può sapere dove andrà a finire e cosa porterà con se, ogni storia é una storia d’amore perché l’umanità non può prescindere dalle relazioni che ritiene significative, importati, non si puó che parlare d’amore, per amore, nell’amore, con amore sull’amore, dove amore indica la relazione privilegiata con qualcuno o con qualcosa, la relazione che hai deciso o è accaduto che sia finita in primo piano, sia stata elicitata, posta in essere ed in divenire.
Ogni persona é posta in essere ed in divenire fino a che ha una fede, in qualcuno o qualcosa ed una speranza, in qualcuno o qualcosa, che sia anche solo il suo «Io sono».