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L’ARTE DI COMUNICARE NELLE RELAZIONI D’AIUTO. Marc…

L’ARTE DI COMUNICARE NELLE RELAZIONI D’AIUTO. Marco Chisotti – Costanza Battistini


Non è possibile non comunicare, comunichiamo sempre. Ogni silenzio, ogni piccolo cenno, esitazione sussulto costituiscono un elemento di comunicazione per le altre persone: non possiamo sottrarci dunque. Si comunica costantemente col corpo, con la voce, attraverso i contenuti che usiamo nel nostro comunicare. 

Comunichiamo noi stessi, la nostra presenza, la nostra identità, comunichiamo i nostri contenuti e contemporaneamente parliamo della nostra relazione con gli altri.

Quando parliamo ci esprimiamo, non possiamo prescindere da noi stessi, da chi siamo, da come siamo, da come ci muoviamo: ogni cosa di noi passa per essere un messaggio che viene punteggiato dal nostro interlocutore, che a sua volta  riempie la cornice di significati.

Parlare, comunicare ed esprimersi sono azioni cognitive complesse che definiamo pensiero. Il pensare è il lavoro della nostra intelligenza in ogni sua sfaccettatura, l’intelligenza è il prodotto dei nostri cervelli: ogni relazione interpersonale è dunque il risultato di una complessa attività mentale, a sua volta frutto di un complesso lavoro cognitivo.

Noi non possiamo prescindere da come siamo fatti per analizzare chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo; ogni elemento della nostra storia passa attraverso noi stessi, la nostra conformazione. Ogni idea ed  ogni pensiero che esprimiamo, si sviluppano attraverso l’intera nostra organizzazione fisica e mentale.

La nostra conoscenza ci accompagna costantemente: noi siamo ciò che pensiamo di essere, e pensiamo attraverso le nostre conoscenze. La conoscenza ci dà grande libertà tracciando al contempo i confini della nostra persona e i suoi limiti: la conoscenza obbliga ed al contempo ci libera.

Non siamo macchine banali che tendono a dare sempre la stessa risposta, ma siamo esseri indipendenti, autonomi prodotti del nostro stesso pensare, il dialogo con cui conosciamo noi stessi, ci comportiamo, manifestiamo la vita in ogni sua rappresentazione.

Il comunicare troppo spesso viene considerato un semplice esprimere un concetto, tanto che si dimentica la complessità di una tale esperienza, passando il comunicare come un insieme di tecniche, modi di fare, modi di dire. Il mondo della comunicazione inizia dove finisce quello delle tecniche, disvelando tutta l’arte che possiede.

Ogni nostra esperienza è la causa della realtà, che ne è la conseguenza. Comunicare è avere un esperienza con altre persone nel tentativo di condividere la realtà stessa, e la sua conoscenza è il frutto di questo orientamento condiviso.

In ogni comunicazione ci sono sempre una persona che guida la conversazione ed un’altra che ne viene guidata; le due diverse intenzioni portano però ad una complessa danza, che crea il senso stesso del capire l’altro, ciò che intende, che pensa, che crede, ed il risultato ultimo sono la condivisione e la comprensione.

Il possesso  non appartiene all’arte del comunicare, poiché non esiste espressione di pensiero unidirezionale: ogni pensiero, anche il nostro intimo dialogo interno, è sempre un dialogo dove son presenti almeno due interlocutori.

Viviamo attraverso la nostra identità. Si potrebbe dire che la vita è ospitata nella nostra storia, che è presente nell’idea di noi stessi. Il pensare è strettamente collegato al sentire: percepiamo e contemporaneamente pensiamo, riconosciamo ciò che percepiamo nello stesso tempo in cui lo pensiamo e dato che tendiamo a collegare il pensiero ad uno scopo, ogni percezione porta con sé un riconoscimento ed un utilizzo, così la comunicazione porta con sé sempre un fine.

Viviamo in uno stato mentale, in un equilibrio tra pensieri e sensazioni dove gli uni accompagnano gli altri, ed i nostri pensieri sono costantemente influenzati dai nostri umori così come gli umori sono influenzati dai nostri pensieri.

Un buon ascoltatore è un buon comunicatore: quando ascolti lasci da parte le tue credenze, le tue convinzioni ed il tuo mondo per entrare in quello dell’altro.

Chi non fa esperienze non ha un mondo in cui vivere. L’esperienza comunicativa diviene fondamentale per chi ha poche occasioni di relazionarsi con gli altri, e l’ascolto diventa il momento in cui si costruiscono e definiscono reciprocamente i nostri mondi e la nostra identità.

Il reale scopo della comunicazione è condividere una realtà, e nelle relazioni d’aiuto è fondamentale rispettare il principio etico della filosofia costruttivista (Heinz von Foerster) che suggerisce di dare alla persona molte possibilità di scelta, ed il principio estetico che indica come unica strada per la conoscenza quella dell’azione: se vuoi conoscere devi agire.





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