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Per avviare un cartello dell’Ipnosi Costruttivista…

Per avviare un cartello dell’Ipnosi Costruttivista. Marco Chisotti


L’ipnosi Costruttivista lavora attraverso gli stati mentali della persona, appoggiandosi direttamente alla neurofisiologia umana ed alle considerazioni che la realtà è un emulazione diretta del cervello.
L’ipnosi Costruttivista sostiene che il significato della vita e del vivere è prodotto dall’attività costruttiva umana, e non una caratteristica innata della mente umana o una proprietà intrinseca agli oggetti del mondo.
L’uomo è un attivo costruttore di significati la visione dell'”uomo-scienziato” di G.A. Kelly rende bene il concetto, la realtà non è pre-data alla conoscenza, ma viene costruita dal soggetto conoscente, attraverso processi di interpretazione e attribuzione di significato.
Così l’attività umana e il comportamento interattivo dipendono dai significati che le persone attribuiscono agli eventi e dalla loro interpretazione della situazione, assai più che dai fatti in sé.
La visione dell’Ipnosi Costruttivista abbandona l’idea che esista un’unica realtà, considerando il relativismo che ammette l’esistenza di tante realtà quante sono le costruzioni individuali e collettive di ordinamento dell’esperienza. Il concetto di validità della realtà, la corrispondenza tra rappresentazione cognitiva e mondo esterno, la mappa del reale, viene qui a essere sostituita dalla nozione di rappresentazioni più o meno utili, viabili, adattabili, modelli personali o sociali di adattamento, senso comune, inconscio collettivo, conoscenza, cultura, tradizione esperienza. 
È intenzione dell’Ipnosi Costruttivista andar oltre  le convenzioni e considerare una teoria della conoscenza in cui la conoscenza non riguarda più la realtà ‘oggettiva’ ontologica, o psicologica, ma esclusivamente l’ordine e l’organizzazione di esperienze e vissuti nel mondo della nostra personale esperienza.
L’idea di fondo si rifà all’impossibilità di considerare fattori oggettivi, caratteriali, ontologici, nel contesto delle relazioni d’aiuto, rimanendo nell’idea di una realtà costruita in modo ad attivo dalla persona, ogni forma di adattamento dunque risulta un personale e valido sistema viabile per ogni singola persona, considerando la vita nel suo insieme, ogni sistema di adattamento si rifà più ad una filosofia della vita piuttosto che ad una psicologia della vita.
Gli stati mentali, d’altro canto, sono momenti durante i quali gli individui vivono un prolungato stato di equilibrio tra un fisiologia senso motoria, sensazioni ed azioni fisiche, considerando l’attività elettrica e quella chimica come azioni, ed una logica di pensieri, parole, meccanismi causali, conoscenze, simboli, segni, significati, nell’insieme un mondo di idee ed esperienze costruite e ricordate dalla persona stessa. 
Ogni stato mentale può essere perturbato da elementi sensoriali e motori esterni ed interni del corpo, e da sviluppi cognitivi, organizzativi, attraverso ragione ed intuizione prodotti dall’intelligenza conscia ed inconscia degli individui.
L’Ipnosi Costruttivista quindi si sviluppa su due assi precisi esperienze di tipo cognitivo, sviluppi razionali ed intuitivi, ed esperienze di tipo fisico, sviluppi sensoriali e motori, l’intrecciarsi di questo quattro livelli differenti genera le esperienze umane comunemente intesi, ma il tutto si sviluppa essenzialmente in un sistema autopoietico, un sistema che ridefinisce continuamente se stesso ed al proprio interno si sostiene e si riproduce.
È quindi possibile considerare i principi alla base del lavoro dell’Ipnosi Costruttivista nelle relazioni d’aiuto.
Principio costruttivista.
La realtà è un’invenzione, una costruzione della mente umana. Siamo elaboratori di terz’ordine i nostri sensi sono modificati dalle conoscenze e dalle esperienze che viviamo.
Principio anticipatorio.
G.A.Kelly “L’uomo è psicologicamente canalizzato dal modo in cui anticipa gli eventi.” Noi siamo i migliori profeti di noi stessi.
Principio degli stati mentali. Le persone vivono costantemente un equilibrio tra pensieri e sensazioni, che definiamo stati mentali, uno stato psicofisico dove la memoria è stato mentale dipendente. In ogni stato mentale è presente una parte della nostra identità.
Principio semantico.
Viviamo in un mondo di significati, scopi e fini. Il simbolo ci guida, ci protegge, ci aiuta, la conoscenza ci obbliga. 
Principio conoscitivo.
Percepiamo attraverso differenze di differenze, il primo imperativo è “fate una distinzione”, e racchiude in se il primo principio della conoscenza, il secondo principio della conoscenza è ricordare le distinzioni fatte, la memoria senza la quale non si può fissare nessuna conoscenza.
Principio causale.
Viviamo in un mondo di causa ed effetto reagiamo al meccanismo di causalità lineare e circolare, in ipnosi costituisce l’implicazione. La suggestione lavora sulla causalità. Magia e religione generano implicazioni e legami.
Principio della relazione.
Viviamo costantemente relazioni, attraverso la relazione condividiamo, socializziamo, spieghiamo e capiamo, abbiamo la necessità di una coscienza o consapevolezza di un io. L’ipnosi Costruttivista ritiene che l’ipnosi emerga solo attraverso la costruzione di una relazione con l’altro.
Principio cerebro-strutturale.
Il nostro cervello possiede una gerarchia interna paleo-meso-neo-cefalica, la tripartizione dell’encefalo che risale a Mac Lean il cervello tripartito, il nostro cervello è strutturato in tre parti differenti. L’amigdala, parte del cervello rettile, coglie i comportamenti e ci guida a preservarci attraverso azioni e reazioni di tipo attacco / fuga, non dialoga con nessuna la parte “superiore” del cervello. Il cervello delle emozioni, dei legami, delle relazioni, mette in comunicazione il cervello rettile con la neo corteccia. Si impegna nel prendersi cura degli altri, il cosiddetto cervello mammifero. Il cervello evoluto, sede della neo corteccia, “superiore”, logica, razionale, il centro della coerenza della coscienza identificativa, della percezione simbolistica, del meccanismo causale.
Principio proiettivo.
È l’attribuzione (riconoscimento cosciente) dei propri sentimenti e affetti, accettati o meno, all’esterno, su un altro oggetto, persona o sull’intero ambiente. Opera di frequente assieme alla scissione delle proprie qualità ritenute “buone” e “cattive”, ed in cui vengono proiettate all’esterno le ultime. È il meccanismo che sta alla base della paranoia, il pensar che tutti quanti c’è l’abbiano con noi.
Principio regressivo.
Attraverso questo meccanismo di difesa la persona si difende tornando indietro ad uno stadio evolutivo precedente, poiché quello attuale provoca troppo dolore o ansia, non è funzionale alla sopravvivenza.
Principio della coerenza.
È il principio attraverso il quale manteniamo la nostra identità, per il quale evitiamo i cambiamenti mantenendo un omeoostasi, solo attraverso l’apprendimento cambiamo mantenendo la nostra coerenza interna.
Principio di preservazione.
La persona evita il dolore piuttosto che cercare il piacere, si allontana da ciò che potrebbe danneggiare e mettere in pericolo l’incolumità della propria persona.
Principio di economia.
Ogni rendimento va ottimizzato per non sprecare energia, il minimo sforzo per il massimo del rendimento. 
Principio funzionalista.
Basta che funzioni” è un principio pragmatico che aiuta ad adattarsi agli eventi, a trovar soluzioni semplici e pratiche, evitando molti intoppi legati a convinzioni limitanti.
Principio di sublimazione.
Meccanismo di soddisfazione del desiderio mediante il cambiamento dello scopo o dell’oggetto attraverso un metodo più accettato culturalmente e moralmente dagli altri (per esempio: aspirazioni artistiche al posto delle pulsioni sessuali).
Principio di assonanza cognitiva.
Le persone sviluppano un proprio pensiero che col confronto si equilibra col senso comune condiviso, in caso di dissenso da parte del gruppo, le persone rimanendo isolate tendono a rientrare nel gruppo.
Principio del senso comune condiviso.
Le persone sono sensibili e conoscono il senso comune condiviso anche senza averne consapevolezza tendono ad assecondarlo nel tempo. Abbiamo bisogno di credere a delle verità che ci mantengono stabili e conservano per noi uno status quo.
Principio di identificazione.
È l’auto-attribuzione ed “assunzione” di caratteristiche e qualità proprie dell’oggetto stimato e amato. È fondamentale nello sviluppo del bambino, che “copierà” caratteristiche dei genitori e di altre persone significative nel corso della sua educazione.
Principio della realtà.
La realtà è ciò che non si conosce, tutto ciò che rientra nel conosciuto è denotato da un esperienza catalogante, ciò che si conosce è altro, il nome delle cose attribuisce identità alle cose stesse sottraendole dalla realtà, la rosa è la mia esperienza per come la percepisco, la vivo, la sento, non è più la realtà, è la mia personale esperienza.
Principio di omeostasi.
Le persone tendono a mantenere il proprio equilibrio, cambiano in modo consapevole solo dinnanzi a cambi repentini, solo se obbligati, trovandosi senza una via di fuga, mentre si adattano a cambiamenti lenti e graduali.
Principio della conoscenza.
La conoscenza obbliga, ogni conoscenza acquisita impatta sulla nostra identità impegnandoci, attraverso la coerenza, ed influenzandoci. Per conoscere è necessario agire.
Principio etico.
È necessario, in ogni relazione ed esperienza d’aiuto aumentare le possibilità di scelta.
Principio estetico.
È necessario, in ogni relazione ed esperienza d’aiuto spingere le persone ad agire per poter conoscere.
Principio percettivo.
Ogni atto percettivo è affiancato da un uso, un fine percettivo ed un riconoscimento dell’oggetto osservato. Percepiamo utilizziamo e riconosciamo contemporaneamente.

Cosa rende necessaria un analisi dei presupposti Costruttivisti e dei suoi principi.
L’abbandono della fiducia in una realtà “esterna” conoscibile, imposto dall’enorme sviluppo della conoscenza stessa, per gli uomini nati nei primi del 900 tutta la loro vita poteva stare sulla pagina di un quotidiano, oggi la vita di ognuno ha volumi impressionanti di spazio dedicato, generando un infinita conoscenza possibile.
Vi è la possibilità di veder convivere  interpretazioni antitetiche e tutte legittime della “realtà” (patchwork), oggi culture un tempo lontanissime convivono porta a porta, creando per necessità un’amalgama in cui principi e presupposti antinomici, apparentemente incompatibili, devono convivere.
Non si può dimenticare che le scienze, soprattutto le scienze umane, hanno fondamento “retorico” non metodi fondativi, legano con le emozioni, la rosa non è una rosa comune, ci ricorda il “Piccolo principe”, quella rosa è la mia rosa, le scienze umane sono semplici ma trattano i problemi complessi della vita. 
La comunicazione e la condivisione del conoscere hanno avuto una funzione critica e riflessiva su ciò che è comunemente ritenuto “certo”, Edgar Morin, uno dei più grandi filosofi del nostro secolo, parla della necessità continua di “immergersi nelle acque del dubbio”.
È necessaria la sostituzione dei criteri di fondatezza conoscitiva con i criteri di utilità pragmatica, viabilità, il relativismo “anything goes”, il “tutto quanto è relativo” mette in risalto il funzionalismo, va rispettato ciò che funziona più che ciò che è fondato da una teoria di riferimento. 

Più che mai la psicologia ha bisogno di  un metodo che includa questa complessità. Un metodo che ci aiuti a pensare la complessità del reale, invece di dissolverla e di mutilare la realtà a favore di verità di comodo.
Questo metodo deve fornire i principi operativi per pensare autonomamente e del vivere il senso comune condiviso. Metodo significa infatti “via”, “cammino”. Non si tratta tanto di un programma, un insieme di ricette, ma di una strategia, cioè di una azione che si adatta a seconda della retroazione della realtà, a seconda delle necessità che si incontrano nelle relazioni d’aiuto. Non vi sono delle risposte già pronte, le risposte vanno costruite con la persona, il counselling insiste sull’ascolto attivo proprio perchè non esiste una realtà ontologica da imporre ma solo delle possibilità pragmatiche da offrire a colui che si trova in un’impasse.
Abbiamo bisogno di una nuova mentalità, la psicologia nel suo risvolto operativo ha dato dietro alla medicalizzazione della psiche, dobbiamo tornar a comprendere che il modo di vedere le cose è più importante del cambiamento stesso delle idee.
La semplificazione è il male, è importante pensare che il semplice e il complesso sono legati, c’è voluta una favolosa complessità di interazioni biologiche e sociali per arrivare a un semplice sorriso, tutta la complessità della vita in un gesto, una parola, un pensiero, la nostra intelligenza nella sua semplicità quotidiana racchiude il mistero complesso della vita stessa.
La conoscenza illumina ed oscura nello stesso tempo, la conoscenza obbliga, limita ed impegna, pur dandoci ciò che necessitiamo.

L’innato e l’acquisito si oppongono ma ugualmente si associano, noi abbiamo di base la conoscenza di un particolare mondo attraverso i nostri sensi, il nostro mondo,o reale, è il frutto selettivo di milioni di anni d’adattamento; pensate a quante cose sappiamo fare come camminare, parlare, sorridere, si sa come sorridere ma si apprende dai genitori dagli educatori, dai riferimenti un certo modo di sorridere.
Come dice Edgar Morin possediamo dei geni che a loro volta ci possiedono, possediamo dei sensi che ci fan vedere ciò che son stati preparati ad aspettarsi di vedere dalla conoscenza stessa.
Vivere veramente la vita vuol dire accettare che non abbia alcuna ragione esterna ad essa, la vita non ha un senso siamo noi a dargli un senso.