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Per tornar ad esistere, oltre alle parole, nei fat…

Per tornar ad esistere, oltre alle parole, nei fatti.
Marco Chisotti.
Ogni tanto scopro di star facendo una cosa di cui non conoscevo ancora il nome, son sempre sorpreso come sia magico l’appropriarsi di una pratica semplicemente inventando il nome, son ancora più sorpreso di quanto facilmente ci si dimentichi dell’origine delle esperienze ed inventando un nome, il verbo, ci si possa appropriare di tutto quello che ha preceduto l’invenzione del nome stesso.
Non voglio tener sulle spine nessuno prima di svelare il concetto, il nome, ma ho imparato a dosare i miei pensieri per permettere alle persone di entrare in sintonia col pensiero che intendo esporre, così vi voglio portare un esempio di ciò che intendo. 
Di recente son venuto a conoscere la storia della tastiera su cui ogni persona che possegga un computer scrive, probabilmente é una storia che molti di voi ha già sentito, ma voglio ragionare sull’esperienza.
Considerando la tastiera su cui scrivo, la posizione delle lettere sulla tastiera é originata da un problema meccanico presente nelle prime macchine da scrivere, queste infatti intoppavano in un problema, quando una persona abile a scrivere a macchina aumentava la propria velocità di scrittura, i caratteri inchiostrati tendevano ad incastrarsi tra loro prima di battere sulla carta.
Se conoscete la meccanica delle vecchie macchine da scrivere vi tornano facilmente in mente i braccetti che si sollevavano dall’arco di tutti i caratteri dove erano ospitati all’interno della macchina da scrivere. 
Si ovviò al problema tendendo ad allontanare tra loro i caratteri più ricorrenti nelle parole, in modo tale da diminuire statisticamente l’incarico dei bracci tra loro. Così fu inventata la tastiera che fu poi ereditata dal mondo informatico dove non sussistevano problemi meccanici, si sarebbe potuta modificare la classica tastiera ma non fu così, sarebbe stato troppo dispendioso procedere ad un cambiamento così esteso e si tenne la tastiera così come fu progettata per le macchine da scrivere meccaniche.
Arrivo al dunque la parola oggetto del mio pensiero é Mindfulness una parola composita inglese che comprende il concetto di Mente (Mind) e quello di Pienezza (Fulness) l’idea é quella di rendersi consapevoli dei meccanismi mentali con cui ci rendiamo conto della nostra vita, un termine che deriva anche dagli insegnamenti Buddisti.
Inventare un nome permette di appropriarsi di ciò che il nuovo concetto comprende, permette di reindirizzare uno scopo, un fine.
Nel mio lavoro io mi impegno ad aiutare le persone a riappropriarsi della loro vita lasciando gli automatismi per riappropriarsi della propria consapevolezza, ho sempre parlato di organizzare la mente delle persone portandole alla consapevolezza, il concetto di organizzazione mi ha permesso sempre di far decidere alle persone quali erano le cose che dovevano appartenere alla loro vita, e quali no.
Come ricordo spesso organizzazione e struttura differiscono tra loro per il fatto che le strutture possono cambiare lasciando intonso il concetto di un organizzazione, una sedia ad esempio può essere fatta di materiali diversi, ma ciò che non può variare é la sua organizzazione, il rapporto tra i suoi componenti, gambe, schienale, sedile, se si modifica questo rapporto, la sua organizzazione, non avremmo più l’idea di sedia, avremo una panca, uno sgabello, non più una sedia.
Così mi son reso conto che da 25 anni, il tempo da cui pratico la mia attività professionalmente, stavo facendo Mindfulness, e mi son sentito come esautorato della mia competenza dall’invenzione di una parola, poi mi son chiesto se rispondeva al mio concetto di “sedia” e mi son accorto che forse era una cosa diversa, forse stavo perdendo la mia organizzazione per qualcos’altro.
Ricordo che ho avuto la stessa sensazione quando ho studiato per la prima volta la PNL scoprendo che non avevano inventato altro che un contenitore in cui avevano messo dentro la Gestalt di Fritz Pearls, l’Ipnosi di Milton Erickson, la Terapia della Famiglia di Virginia Satir, il tutto in un unico modello, sicuramente utile e funzionale ma figlio degli autori che per primi avevano lavorato in quel metodo.
Si dimentica l’origine, si dimenticano i motivi per cui si facevano certe cose e si procede con un punto a capo perdendo il motivo, il perché del come e procedendo ad insegnare il come dentro ad una precisa procedura.
Il pragmatismo americano ha sicuramente rivoluzionato in mondo del fare, ed é stato un gran vantaggio per tante cose, ma non può cancellare l’origine, la prassi uccide la creatività e questo non é corretto, allontana dalla possibilità di comprendere come affrontare la vita nella consapevolezza stessa.
Dire come fare le cose é di aiuto ma non si deve dimenticare come le cose stesse sono nate per non dimenticarsi che é possibile cambiare strada facendosi la domanda giusta.
Ritorno speso alla magia di Aristotele, lui aveva ipotizzato delle cause per spiegare il cambiamento, infatti lo si può vedere sotto la celebre dottrina delle 4 cause : 
Causa Materiale: indica ciò di cui una cosa è fatta (nel caso di un bicchiere, per esempio , il vetro) 
Causa Efficiente (o motrice): indica ciò che mette in moto la cosa, ciò che fa avvenire il processo (nel caso di una bicchiere, il vetraio) 
Causa Formale: indica la forma che acquisirà il vetro (forma di bicchiere) 
Finale: indica lo scopo per cui è fatto il bicchiere (nel caso del bicchiere, per contenere delle bevande). 
Aristotele utilizza le 4 cause per gli enti naturali, ma si serve di esempi del mondo artificiale-umano perché così può rendere più visibili cose che nel mondo naturale sono meno visibili.
Ora la domanda giusta deve sempre tener conto del fine, lo scopo, l’intenzione é il nocciolo, il fulcro, il centro delle scelte, delle decisioni, nel fine ci sta il motivo per cui facciamo le cose.
Il fine va sempre preso in considerazione all’inizio di ogni processo, così anche nel caso di costruire una nuova categoria, un nuovo contenitore, il fine ci deve far comprendere dove vogliamo andare, e ci deve permettere sempre di cambiare strada se non ci piace piú, se non é piú utile.
In ambito psicologico Mindfulness significa essenzialmente “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni, la consapevolezza parte dalla possibilità dell’essere umano di dissociarsi, la dissociazione, mi guardo dall’esterno e prendo consapevolezza di me stesso, é alla base del processo ipnotico, così Mindfulness implica un processo di cambiamento di stato mentale, cambio prendendo consapevolezza di me stesso dissociandomi da un me stesso ed associando i ad un nuovo modello di Me.
Mindfulness è quindi una modalità di porre attenzione, istante per istante, nell’hic et nunc, intenzionalmente ed al di la della critica e del giudizio, al fine di risolvere (o prevenire) il disagio o la sofferenza interiore, e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni. 
Un lasciarsi guidare da ciò che oggi spesso viene chiamiamo come il nostro Spirito guida, l’intuizione, l’illuminazione, un processo creativo e costruttivo interiore.
La tecnica dell’Ipnosi Costruttivista Meditativa prevede i seguenti momenti:
Contemplazione del corpo
Consapevolezza del respiro
Consapevolezza delle posizioni del corpo
Consapevolezza delle azioni del corpo
Consapevolezza delle parti del corpo
Consapevolezza degli elementi
Contemplazione delle sensazioni (estetica)
Contemplazione della mente intelligente (inconscio)
Contemplazione degli oggetti della mente
In riferimento ai cinque limiti della mente
(invidia, malizia, indolenza, ansia, dubbio)
In riferimento ai cinque punti di forza interiori (la forza, la sensibilità, il pensare, l’istinto, la coscienza o consapevolezza)
In riferimento alla sei basi interne e alle sei basi esterne dei sensi (occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, e le realtà esterne corrispondenti)
In riferimento ai sette fattori del risveglio (presenza, attenzione, energia, gioia, serenità, concentrazione, equanimità, la capacità di non attaccamento, indipendenza, libertà).
Questa tecnica di Ipnosi Meditativa aiuta a prendere consapevolezza di se, se vogliamo avvicina al nostro concetto di Mindfulness ma in una lettura per la persona in cui si può affermare nel proprio protagonismo lasciandosi alle spalle gli anonimi automatismi e le de-personalizzanti abitudini del lasciarsi vivere.